Calabria
La 'ndrina dell’Ariola
‘Ndrangheta, 54 arresti: droga, armi e un feroce controllo del territorio. La ‘ndrina che sparava ai cani per fare paura
Il blitz all’alba con 350 agenti ha colpito la ‘ndrine nelle Preserre Vibonesi “Emanuele-Idà-Maiolo : traffico di droga, estorsioni e armi da guerra. Tra gli indagati un nome emerso nell’inchiesta “Doppia Curva” di Milano, l’ex ultrà dell’Inter Marco Ferdico

VIBO VALENTIA – Una vasta operazione contro la ‘ndrangheta all’alba di oggi tra le Preserre vibonesi, ma anche le province di Catanzaro, Cosenza e in altre città italiane. Gli agenti della Polizia di Stato — circa 350 operatori coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro — hanno eseguito 55 misure cautelari su 61 indagati, colpendo al cuore uno dei clan più radicati della ‘ndrangheta calabrese: la ‘ndrina Emanuele-Idà, articolazione del cosiddetto “Locale dell’Ariola“.
L’operazione ha visto il dispiegamento di tutte le unità specializzate del Servizio Centrale Operativo (SCO), con la partecipazione della Squadra Mobile di Vibo Valentia, della S.I.S.C.O. di Catanzaro, di Unità Operative di Primo Intervento, reparti cinofili antiesplosivo e antidroga, artificieri, specialisti della Polizia Scientifica e del Reparto Volo di Reggio Calabria.
La ‘ndrina Emanuele-Idà-Maiolo
Al centro dell’inchiesta la ‘ndrina facente capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne, attiva nei comuni del comprensorio delle Serre vibonesi: Soriano Calabro, Sorianello, Vazzano, Pizzoni, Acquaro, Dasà, Arena e Gerocarne. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo una stagione segnata da scontri e omicidi, il blocco Emanuele-Idà-Maiolo ha consolidato nel tempo la propria posizione nel territorio, mantenendo per anni una condizione di apparente stabilità del governo mafioso locale. I Maiolo vengono descritti nell’ordinanza come una «realtà criminale strettamente orbitante attorno agli Emanuele», inserita in un rapporto di sostanziale subordinazione rispetto al vertice del gruppo.
Un ruolo centrale nella ricostruzione accusatoria è attribuito alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui Andrea Mantella, Raffaele Moscato, Walter Loiello, Bartolomeo Arena e Onofrio Barbieri. Il GIP parla di «una convergenza tra fonti diverse, ritenute capaci di offrire una fotografia nitida e attuale degli equilibri di ‘ndrangheta nel territorio vibonese».
La violenza come strumento di controllo del territorio
L’ordinanza restituisce un quadro di feroce controllo territoriale esercitato attraverso pestaggi, sopraffazioni e spedizioni punitive ai danni di privati cittadini, spesso vittime di estorsione. Emblematico, a questo proposito, un episodio citato nelle carte: uno degli indagati avrebbe esploso diversi colpi di pistola in pieno giorno, all’interno di un centro abitato, contro alcuni cani randagi che transitavano davanti alla propria abitazione — un gesto che gli inquirenti leggono come manifestazione dell’habitus criminale e del clima di totale impunità percepita dal sodalizio.
Il collegamento con “Doppia Curva” e l’ex ultrà dell’Inter Marco Ferdico
Uno degli elementi più significativi dell’inchiesta è il collegamento con l’operazione “Doppia Curva“, che nel 2024 aveva scosso il mondo del tifo organizzato milanese, coinvolgendo le curve di Inter e Milan. Tra gli indagati figura infatti uno dei soggetti già emersi in quell’inchiesta, riconducibile agli ambienti del tifo nerazzurro — con riferimento all’ex capo ultrà dell’Inter Marco Ferdico — coinvolto per gli aspetti legati al traffico internazionale di stupefacenti. Il suo nome compare nel contesto delle ramificazioni del narcotraffico che dalla Calabria si estendeva verso il nord Italia, con contatti accertati in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia.

‘Ndrangheta: droga, armi e estorsioni: i reati contestati
Le accuse contestate a vario titolo agli indagati sono gravissime e comprendono: associazione per delinquere di stampo mafioso (416-bis c.p.), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio e lesioni aggravate, estorsione con metodo mafioso, detenzione e porto di armi, incluse armi da guerra, detenzione di materiale esplodente, ricettazione e danneggiamento aggravato, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, violenza o minaccia a Pubblico Ufficiale. Tutti i reati sono aggravati dal metodo mafioso o dall’agevolazione mafiosa.
Il narcotraffico: 566 kg di marijuana e la piattaforma SkyEcc
Le indagini hanno smantellato una filiera consolidata di traffico di stupefacenti che garantiva la saturazione del mercato locale e proiettava il clan nel circuito nazionale della droga. I membri dell’associazione pianificavano le loro attività illecite tramite smartphone di ultima generazione attestati sulla piattaforma di messaggistica cifrata SkyEcc, già nota alle forze dell’ordine per il suo utilizzo da parte della criminalità organizzata europea. Sono stati ricostruiti acquisti e cessioni per 566 kg di marijuana e quantitativi di cocaina. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente: 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 343 grammi di hashish e 29 grammi di eroina.

L’arsenale: pistole, fucili e una pistola mitragliatrice
Altrettanto preoccupante il profilo armato del clan. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di un vero e proprio arsenale: 4 pistole semiautomatiche, 3 revolver, 1 fucile doppietta calibro 16, 1 fucile semiautomatico cal. 12, 1 pistola mitragliatrice con matricola punzonata. Le armi, secondo gli inquirenti, venivano utilizzate anche per addestrare al tiro i nuovi affiliati, a conferma del carattere militare dell’organizzazione.


















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