‘Ndrangheta, operazione Preserre Vibonesi. Curcio: “narcotraffico, principale metodo autofinanziamento”
‘Ndrangheta. Curcio: “droga principale fonte di finanziamento, collegamenti con altre regioni e contatti con Cosa Nostra”

‘Ndrangheta. Curcio: “droga principale fonte di finanziamento, collegamenti con altre regioni e contatti con Cosa Nostra”
CATANZARO – “Una ’ndrangheta rurale che conferma ancora una volta nel narcotraffico il principale metodo di autofinanziamento”. Lo ha dichiarato il procuratore della DDA di Catanzaro, Salvatore Curcio, nel corso della conferenza stampa successiva all’operazione che ha colpito le ’ndrine delle Preserre Vibonesi “Emanuele-Idà-Maiolo”. “Un sistema – ha proseguito Curcio – che consente di incamerare notevoli profitti, sufficienti anche a rispettare una delle regole fondamentali dell’organizzazione: quella dell’assistenza, ovvero il mantenimento degli affiliati detenuti, delle loro famiglie e il pagamento delle spese legali”.

L’operazione è stata definita “importantissima e strategica”, poiché ha interessato una locale di ’ndrangheta già colpita in passato ma capace di rigenerarsi nel tempo. Gli inquirenti hanno sottolineato come “l’attenzione rimanga altissima” e come il risultato investigativo sia frutto di una forte sinergia tra gli uffici centrali e la Squadra Mobile di Vibo Valentia, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. Dalle indagini è emerso anche un collegamento, seppur risalente nel tempo, con Cosa Nostra: le cosche coinvolte avrebbero infatti favorito la latitanza di un soggetto appartenente all’organizzazione siciliana.
Il quadro delineato conferma il forte radicamento territoriale delle organizzazioni criminali, caratterizzate da una matrice violenta ma anche da una crescente evoluzione verso modelli di tipo imprenditoriale e finanziario. L’indagine ha evidenziato proiezioni operative in diverse regioni italiane, in particolare in Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Il traffico di stupefacenti si conferma il fulcro delle attività illecite, con una dimensione ormai transnazionale.

“Si tratta di un esempio concreto – è stato ribadito – della presenza di cointeressenze che impongono al Servizio Centrale Operativo e a tutte le articolazioni della Polizia di Stato, in particolare alle Squadre Mobili, di proseguire con il massimo impegno, insieme alle Direzioni Distrettuali Antimafia, nel contrasto a questo fenomeno”.
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