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il ricorso
Neonata rapita a Cosenza, Rosa Vespa ricorre in appello: «Sto scontando la mia pena». Disposto l’obbligo di firma
“Basta accuse, sto scontando la mia pena”: raggiunta telefonicamente dalla redazione, Rosa Vespa racconta il suo percorso dopo la condanna e il ricorso in Appello che le ha permesso di passare dall’obbligo di dimora nel Comune di Castrolibero all’obbligo di firma

COSENZA – Rosa Vespa, la 51enne condannata in primo grado con rito abbreviato a 5 anni e 4 mesi di reclusione dal Tribunale di Cosenza per aver rapito la piccola Sofia Caboto dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza il 21 gennaio del 2025, ha fatto ricorso in Appello. La donna, che ha cambiato i legali ed è difesa dall’avvocato Pietro Nicotera, attualmente sta seguendo un percorso psico-terapeutico da novembre 2025 presso il Csm (Centro di salute mentale) di Cosenza ed ha l’obbligo di firma. Misura cautelare che ha sostituito l’obbligo di dimora nel Comune di Castrolibero, disposto dal Tribunale di Cosenza.
La donna, che ha sempre negato la premeditazione, per lungo tempo aveva fatto credere a familiari, amici e al marito di essere incinta per poi inscenare la nascita di un figlio e rapire una neonata dalla clinica fingendosi una puericultrice e riuscendo così a introdursi abusivamente nella struttura. Venne rintracciata la sera stessa dalla Polizia insieme alla bambina, che venne restituita ai genitori in buone condizioni.

Rosa Vespa: “Basta accuse, sto scontando la mia pena”
“Basta accuse, sto scontando la mia pena ed è un mio diritto ricorrere in appello”. E’ quanto dichiara Rosa Vespa, raggiunta telefonicamente. “Questo è un momento di profonda consapevolezza rispetto a tutto ciò che è accaduto e vorrei precisare che non sono la persona che la cronaca ha dipinto, perché oggi sto portando avanti con serietà e con senso del dovere un bel percorso di terapia psichiatrica presso il CSM di Cosenza che si focalizza sulla crescita personale e la comprensione del passato, di quello che è successo”.
Subito dopo l’accaduto, Rosa Vespa chiese scusa ai genitori della piccola Sofia nel corso di un’intervista televisiva a Porta a Porta. La donna, che ha confessato il rapimento, dichiarò di aver immaginato il dolore della madre, chiedendole perdono.

“Ci tenevo anche a ribadire – prosegue Rosa in una sorta di sfogo – che il ricorso in appello è un mio preciso diritto e quindi è garantito dalla legge, per far emergere comunque la verità di quello che è successo, e chiedo che questo mio momento venga rispettato, perché è un percorso ed è anche un cammino di ricostruzione.
“Ho sbagliato e sto scontando la mia pena, io ancora oggi sono giudicabile e vorrei che la gente rispettasse anche questa cosa nei miei riguardi”, prosegue con voce rotta. “Nessuno mi ha regalato nulla, io fino ad oggi ho scontato la mia pena per come doveva essere, quindi tutte queste parole che ci sono state, dove io non ho avuto neanche la voce in capitolo per poter rispondere, è stato ingiusto, perché è vero che il reato è stato connesso, però non ho ucciso nessuno”.

L’ordinanza del Tribunale di Cosenza
Il Tribunale di Cosenza ha disposto la sostituzione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Castrolibero con il solo obbligo di firma. La donna dovrà quindi presentarsi due volte a settimana presso la stazione dei Carabinieri di Castrolibero.
Nelle motivazioni il giudice, la dottoressa Benigno, ha evidenziato che nonostante l’attenuazione del provvedimento dovuta al tempo trascorso e al percorso terapeutico avviato, ha ritenuto necessario mantenere un “presidio cautelare sulla base della relazione dell’Unità Operativa Complessa di Assistenza Territoriale Psichiatrica. Nel certificato medico viene infatti evidenziato come il quadro psicologico dell’imputata sia ancora caratterizzato da una “significativa vulnerabilità emotiva, oscillazioni del tono dell’umore e difficoltà nella gestione della rabbia”.
Inoltre, secondo l’ordinanza, il comportamento processuale della donna registrato dopo la sentenza di primo grado, non avrebbe ancora dimostrato una piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni nei confronti delle persone offese.



















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