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Occhiuto sul caso dell’auto di servizio: «sono arrabbiato, ma non mi farò fermare»

Calabria

«Piccinerie che chiarirò»

Occhiuto sul caso dell’auto di servizio: «sono arrabbiato, ma non mi farò fermare»

Il presidente della Regione Calabria replica all’anticipazione de “Il Fatto Quotidiano” sulla possibile richiesta di rinvio a giudizio per truffa aggravata. Nel mirino l’utilizzo dell’auto istituzionale per sopralluoghi sui cantieri. «Piccinerie che chiarirò benissimo»

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roberto occhiuto

CATANZARO – Roberto Occhiuto affida ai social la propria reazione alla notizia, anticipata da “Il Fatto Quotidiano”, secondo cui la Procura di Roma sarebbe intenzionata a chiedere il suo rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe l’utilizzo dell’auto di servizio della Regione Calabria.

In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, il governatore precisa di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, ma commenta così l’indiscrezione: «Sono stato informato da un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che, fra qualche giorno, dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio. Io non ho ricevuto ancora nulla, ma se lo dice “Il Fatto”, in questo paese è possibile che succeda davvero».

Occhiuto: «mi sento torturato da un anno e mezzo»

Secondo quanto ricostruito dallo stesso Occhiuto, l’utilizzo contestato del mezzo istituzionale sarebbe avvenuto in alcune occasioni per effettuare sopralluoghi e raggiungere i cantieri delle opere pubbliche realizzate durante il suo mandato, e non per esigenze private. La contestazione, spiega, riguarderebbe il fatto che percepisse, come gli altri consiglieri regionali, una quota dell’indennità destinata alla mobilità sul territorio regionale. «Insomma, piccinerie che chiarirò benissimo nell’udienza preliminare, se “Il Fatto” ha ragione come penso».

Il presidente della Regione non nasconde la propria irritazione e collega questa nuova vicenda giudiziaria a un periodo particolarmente difficile, iniziato con la ricezione del primo avviso di garanzia, circa un anno e mezzo fa: «Però – sostiene Occhiuto – sono arrabbiato, e vi spiego perché: perché mi sento “torturato” da un anno e mezzo».

Occhiuto auto blu indagato Roma - replica

Nel ripercorrere quanto accaduto, ricorda lo choc provato davanti alla prima comunicazione giudiziaria ricevuta nella sua vita e la decisione di non sottrarsi agli accertamenti. Nonostante il consiglio dei legali di evitare dichiarazioni pubbliche, racconta di aver scelto di dimettersi, ricandidarsi e chiedere ai magistrati di svolgere tutte le verifiche necessarie: «fate il vostro lavoro, indagate, io non ho nulla da temere», riferisce di aver detto agli inquirenti, invitandoli a controllare ogni aspetto della sua attività.

Dopo 18 mesi di verifiche, la prospettiva di una richiesta di rinvio a giudizio per l’utilizzo dell’auto regionale durante gli impegni istituzionali viene giudicata dal governatore sproporzionata. «Mi hanno fatto i controlli per 18 mesi, hanno passato tutto al setaccio, e oggi che succede? Mi arriva — secondo “Il Fatto” e quindi penso sia vero – una richiesta di rinvio a giudizio per aver utilizzato l’auto di servizio della Regione qualche volta per andare a lavorare. È un Paese di matti».

Roberto occhiuto auto blu

«Vado avanti e non mi farò fermare»

La parte conclusiva del video è soprattutto un messaggio rivolto a chi, secondo il presidente della Regione, potrebbe pensare di sfruttare questa vicenda per ostacolare il suo percorso politico e amministrativo. Occhiuto respinge con decisione questa eventualità e ribadisce la volontà di proseguire il proprio lavoro.

«Però vorrei dire una cosa: vorrei dire una cosa a chi pensa, o a chi pensasse, di poter utilizzare questa vicenda per fermarmi. Non mi conosce, evidentemente, perché se pensate davvero di potermi fermare in questo modo vi sbagliate. Io – conclude il presidente della Regione Calabria – vado avanti, avanti, avanti e non mi farò fermare».

 

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