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Omicidio Bergamini, nuova svolta nell’inchiesta: un 65enne indagato per la morte di Denis

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Omicidio Bergamini, nuova svolta nell’inchiesta: un 65enne indagato per la morte di Denis

A quasi 37 anni dalla morte del calciatore del Cosenza, la Procura di Castrovillari notifica a un 65enne l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per concorso nell’omicidio di Denis Bergamin

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Denis Donato Bergamini

COSENZA – Questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica di Castrovillari nei confronti di un 65enne indagato per concorso nell’omicidio di Donato Bergamini, giovane calciatore professionista del Cosenza Calcio, morto il 18 novembre 1989.

L’atto arriva al termine di una nuova fase investigativa coordinata dalla Procura di Castrovillari ed eseguita dai militari del Nucleo Investigativo di Cosenza. Al centro degli accertamenti ci sono i fatti avvenuti a Roseto Capo Spulico, lungo la Statale 106, dove venne trovato il corpo di Bergamini, conosciuto da tutti come Denis.

È importante sottolineare che l’avviso di conclusione delle indagini preliminari non equivale a una dichiarazione di responsabilità. Il 65enne è attualmente una persona sottoposta a indagini e dovrà essere considerato innocente fino all’eventuale sentenza definitiva. Nel corso delle successive fasi del procedimento potranno inoltre emergere elementi favorevoli alla sua posizione.

Una vicenda giudiziaria lunga quasi quattro decenni

La morte di Bergamini è rimasta per anni avvolta nel mistero. In un primo momento il decesso venne considerato un suicidio: il calciatore, allora 27enne, fu trovato senza vita dopo essere stato travolto da un camion lungo la Statale 106.

La ricostruzione della vicenda è però cambiata radicalmente negli anni successivi. Le indagini sono state riaperte e il caso è arrivato davanti alla Corte d’Assise di Cosenza, che nel 2024 ha condannato in primo grado Isabella Internò, all’epoca ex fidanzata del calciatore, a 16 anni di reclusione per concorso nell’omicidio volontario.

Secondo le motivazioni depositate dalla Corte, Bergamini non si sarebbe suicidato. I giudici hanno ritenuto che il giovane fosse stato ucciso e che il suo corpo fosse stato successivamente collocato sotto il camion, facendo apparire la morte come un investimento volontario. La Corte ha inoltre ritenuto che Internò avesse avuto un ruolo attivo nella vicenda e che avesse agito in concorso con persone rimaste all’epoca non identificate.

La condanna di Isabella Internò e il processo d’appello

La sentenza di primo grado, pronunciata il primo ottobre 2024 dopo circa otto ore di camera di consiglio, ha rappresentato uno dei passaggi giudiziari più importanti nella lunga storia del caso Bergamini. La Procura aveva chiesto una condanna a 23 anni, mentre la Corte ha inflitto 16 anni riconoscendo le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti contestate.

La vicenda giudiziaria non si è però conclusa con quella pronuncia. Nel 2026 il processo d’appello a Catanzaro è proseguito e la Corte d’Assise d’Appello ha respinto le richieste della difesa finalizzate alla riapertura dell’istruttoria dibattimentale.

Nel maggio 2026 il pubblico ministero Luca Primicerio ha chiesto in appello l’aumento della pena nei confronti di Isabella Internò, passando dai 16 anni stabiliti in primo grado ai 23 anni richiesti dall’accusa.

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