Calabria
Il delitto nel 2000
Omicidio Castiglione: assolto dopo 25 anni il presunto mandante del delitto
La Corte d’assise di Catanzaro assolve Salvatore Giglio per l’omicidio risalente al 2000. I difensori: «prove insufficienti, dimostrata l’estraneità ai fatti»

CATANZARO – La Corte d’assise di Catanzaro ha assolto Salvatore Giglio, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Giuseppe Castiglione. Un delitto avvenuto oltre vent’anni fa a Strongoli, nel Crotonese. La decisione è arrivata al termine di un lungo processo che ha riesaminato i fatti risalenti al 29 gennaio 2000.
Omicidio Castiglione, Giglio assolto
La vicenda giudiziaria aveva avuto una svolta con l’operazione del 30 agosto 2023, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. A distanza di oltre due decenni dall’omicidio, erano state arrestate tre persone ritenute responsabili del delitto, maturato nell’ambito di una faida interna alla cosca. Secondo l’impostazione accusatoria, Salvatore Giglio avrebbe avuto il ruolo di mandante, mentre altri soggetti avrebbero eseguito materialmente l’agguato.
La ricostruzione ipotizzava che la vittima fosse stata attirata in una trappola, uccisa con un colpo di pistola e successivamente occultata. Le indagini si basavano in larga parte sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

Due anni di processo
Il dibattimento si è protratto per quasi due anni ed è stato caratterizzato da un serrato confronto tra accusa e difesa, con l’analisi approfondita degli elementi raccolti nel corso delle indagini. Al termine del processo, tuttavia, la Corte ha escluso la responsabilità dell’imputato, pronunciando una sentenza di assoluzione.
Soddisfazione è stata espressa dai difensori di fiducia, gli avvocati Giuseppe Bruno e Luca Cianferoni, che hanno dichiarato: «il compendio probatorio si è rivelato insufficiente a sostenere l’impianto accusatorio, consentendo di dimostrare in modo chiaro l’estraneità ai fatti del proprio assistito». A seguito della sentenza, Salvatore Giglio è stato scarcerato. Resta tuttavia da espiare un residuo di pena relativo a un’altra condanna definitiva.


















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