Area Urbana
LA SENTENZA
Omicidio Luca Bruni, ribaltata la sentenza Appello: 30 anni di carcere per Marco e Luigi Abbruzzese
Accolta parzialmente la richiesta dell’accusa che aveva chiesto l’ergastolo. Ucciso nel 2012, il corpo di Bruni venne ritrovato tre anni nella campagne di Orto Matera tra Castrolibero e Rende

CATANZARO – Svolta giudiziaria nel processo d’Appello bis per l’omicidio di Luca Bruni, noto nell’ambiente criminale di Cosenza con il soprannome di “Bella Bella”. La Corte d’Appello di Catanzaro ha ribaltato la sentenza di primo grado, condannando a 30 anni di reclusione ciascuno i fratelli Marco e Luigi Abbruzzese, indicati dalla Direzione Distrettuale Antimafia come esponenti di vertice del clan degli “zingari” di Cosenza. La decisione dei giudici catanzaresi arriva a margine di una complessa vicenda processuale, accogliendo parzialmente le richieste della pubblica accusa che aveva sollecitato la pena dell’ergastolo per entrambi gli imputati.
Omicidio Luca Bruni: l’agguato e il ritrovamento del corpo
La scomparsa di Luca Bruni risale al 3 gennaio 2012, quando l’uomo fece perdere le sue tracce nel territorio di Rende. Per tre lunghi anni il caso fu trattato come un misterioso episodio di lupara bianca, fino a quando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non scoperchiarono la verità sull’esecuzione.
Fu la svolta decisiva impressa dal pentimento di Adolfo Foggetti, il quale si autoaccusò dell’assassinio e condusse gli inquirenti nel luogo di sepoltura della vittima. Il corpo di Bruni venne così rinvenuto nel 2015, sotterrato nelle campagne di Orto Matera, una zona di confine compresa tra i comuni di Castrolibero e Rende. L’uomo era stato giustiziato a colpi di pistola. L’assassinio di Luca Bruni si inserisce nelle dinamiche di riassetto criminale della malavita cosentina. Il delitto venne maturato all’indomani della stipula di uno storico accordo di pax mafiosa tra la cosca degli “italiani” (all’epoca capeggiata da Ettore Lanzino) e quella degli “zingari” (retta in quel periodo da Franco Bruzzese).

Bruni era considerato una figura ormai scomoda e instabile nell’ingranaggio del racket locale. Da un lato nutriva un profondo risentimento verso il gruppo Lanzino, che riteneva responsabile della morte di suo padre Francesco Bruni (storico boss detto anch’egli “Bella Bella”); dall’altro, i vertici dei clan temevano che l’uomo fosse pronto a compiere il passo verso la collaborazione con la giustizia. Da qui la decisione di eliminarlo.

















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