Calabria
UNA POSSIBILE SOLUZIONE
L’oro della Calabria è biologico: la strategia di Apofruit nel 2026 per battere la concorrenza
Apofruit ha scelto un rimedio per porre rimedio ai pericoli derivanti dalla concorrenza, incentivando anche la produzione propria: come la Calabria sposa il progetto del biologico e cosa si può fare in merito

PIEVESTINA DI CESENA (FC) – La campagna agrumicola 2025/2026 di Apofruit entra nel vivo e analizza anche i dati provenienti dalla Calabria in merito a transizione agricola, sostenibilità e allungamento della stagionalità. Tutto questo arriva a pochi giorni dalla notizia sulle rigide temperature che hanno rovinato i raccolti nella zona della Piana di Sibari.
Il primato del biologico in Calabria (e non solo) | I numeri del Meridione
Il cuore pulsante della produzione si conferma il Mezzogiorno. Secondo i dati offerti, infatti, la Calabria va per la maggiore. In testa c’è la Piana di Sibari che detiene l’80% delle quote, seguita da Basilicata e dalla Piana di Gioia Tauro. A colpire è soprattutto l’incidenza del biologico che quest’anno ha raggiunto vette d’eccellenza. “Su un volume complessivo di circa 90 mila quintali, oltre il 90% è certificato biologico“, spiega Cesare Gridelli (direttore di Canova, società del Gruppo, specializzata nel marchio Almaverde Bio). “È un dato straordinario, se pensiamo che la media bio delle nostre altre produzioni si attesta tra il 25 e il 30%“, continua.

Secondo i dati offerti da Aprofruit, infatti, si parla del 50% derivante da clementine e mandarini senza semi, seguito dalle arance del gruppo Navel e da 10mila quintali di limoni. Tuttavia, non mancano le sfide. La scarsità idrica estiva ha ridotto il calibro delle clementine, rendendo più agguerrita la competizione con la Spagna, che quest’anno si presenta sul mercato europeo con frutti di dimensioni maggiori.
La strategia dei “sette mesi”: dal precocissimo al tardivo
Se un tempo la stagione degli agrumi si esauriva in un trimestre, oggi la realtà è profondamente diversa grazie agli investimenti avviati otto anni fa. Tonino Rubolino – coordinatore Apofruit per il Sud Italia – sottolinea come la finestra commerciale si sia ampliata fino a coprire sette mesi l’anno. “Partiamo il 10 ottobre con le precoci e arriviamo a fine maggio con le ultime arance tardive“, afferma Rubolino. “Questo garantisce continuità di reddito ai produttori e una fornitura costante alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO)“, commenta.
L’innovazione varietale: il calendario dei raccolti
La chiave di questa espansione risiede nel mix di varietà che permette di superare il tradizionale limite di dicembre del clementino comune. Ed ecco la segmentazione della produzione per questa campagna. Sul fronte delle arance, dopo le precoci Fukumoto e Navelina, il testimone passerà da febbraio a varietà come Lanelate, Chislett Powel Navel e Valencia Midnight, capaci di restare sugli scaffali fino ad aprile.
Chiudono il cerchio i limoni (Interdonato, 2KR e Zagara Bianca) che, grazie alle fioriture tardive, garantiscono prodotto fresco fino a luglio. In un mercato globale sempre più esigente, la ricetta di Apofruit appare chiara. Puntare sulla qualità del bio e su una gestione agronomica rigorosa (come il diradamento in campo) per trasformare le criticità climatiche in un’opportunità di distinzione qualitativa.


















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