Area Urbana
La lettera
Ospedale di Cosenza, la testimonianza «ignorato e trascurato». Figlia racconta il calvario del suo papà
Un racconto drammatico sulla vicenda di un paziente dopo un incidente stradale. La figlia racconta il calvario del suo papà all’ospedale di Cosenza: «disorganizzazione e sofferenza inenarrabile»

COSENZA – Riceviamo la lettera di Teresa Curia, figlia di un paziente dell’ospedale di Cosenza, che racconta quanto accaduto al suo papà dopo un incidente stradale evidenziando ritardi negli accertamenti, trasferimenti senza informare i familiari e attese estenuanti per esami urgenti.
Ospedale di Cosenza, la lettera
“Che cos’è il pronto soccorso? Dovrebbe essere il luogo in cui si gestiscono le condizioni che richiedono risposte rapide perché le condizioni in cui si arriva sono a rischio, ma non se vivi a Cosenza. Così per mio papà è iniziato il “calvario” e insieme a lui anche la nostra sofferenza inenarrabile. Eppure sono qui a scrivere su questo foglio bianco qualcosa che ho appena definito impossibile da narrare. Perché vorrei che, ciò che è successo a mio papà possa non succeda ad altri, o forse, perché cerco risposte a domande retoriche”.
“Quanto fa male vedere il proprio genitore trascurato, abbandonato, ignorato e mortificato e che, laddove c’era anche solo una minima percentuale di salvezza è stata dissolta: negligenza e incuranza?”.
La paura di andare in ospedale
“Venerdì 14 novembre 2025 – racconta la figlia – mio padre ha un incidente stradale, e rifiuta di essere portato al pronto soccorso dall’autombulanza per paura di non essere preso in carico a dovere. Con un’azione di persuasione, riesco a convincerlo a due ore di distanza e lo accompagno. Descrivo il quadro clinico di mio padre, già compromesso da una situazione vascolare importante, e spero che vengano fatti i dovuti accertamenti e che non lascino niente al caso, invece, semplice radiografia e si torna a casa”.
“Giovedì 20 novembre, papà respira a fatica e non solo. Parte la chiamata al 118. Pronto soccorso, un giorno intero e una notte per poi scoprire, alle 5 del mattino di venerdì 21 che la dottoressa del turno in corso, non era al corrente dell’intervento di aneurisma dell’aorta addominale subito dal paziente nel 2022 e dell’aneurisma toracico sotto controllo effettuati a Bologna. Qui mi pongo una domanda: «È lei che non ha letto o i suoi colleghi che non hanno scritto?».

“L’anamnesi del paziente – racconta Teresa – non viene presa in esame e queste sono state le risposte: «suo padre deve essere operato d’urgenza, lo trasferiamo a Germaneto per un’ulcera dell’arco aortico», salvo poi ritrattare nel giro di un paio d’ore: «suo padre ha una grave polmonite, viene trasferito in rianimazione»”. “Tutto ciò dalle 8.00 del mattino; mio padre verrà trasferito all’incirca verso le 13.00 perché nel frattempo al pronto soccorso c’è movimento, non di cure per i pazienti, ma per il trasferimento di letti e di ausili molto più importanti delle vite umane”.
“Si arriva in Rianimazione: papà è sedato. Inizialmente sappiamo che il problema di papà è polmonite, o, forse, un’ulcera dell’arco aortico, poi scopriamo che ha delle contusioni al polmone destro dovute all’impatto dell’incidente e apprendiamo che ha anche fratture alle costole, ma la radiografia di venerdì 14 novembre non riportava niente? Durante il primo accesso (venerdì 14 novembre) non hanno tenuto sotto controllo mio padre almeno 24 ore dopo un incidente il cui impatto è stato molto importante a fronte del suo quadro clinico“.
“Venerdì sera 28 novembre, con mio fratello precipitatosi nel frattempo da Bologna, chiediamo di poter parlare con il primario della Rianimazione per avere informazioni sul quadro clinico di papà e se è possibile una consulenza di più specialisti. Risposta affermativa e ci parlano di parametri vitali da tenere sotto controllo. Sabato mattina 29 novembre, riceviamo una telefonata alle 11.15 circa, dal reparto di Rianimazione per avvisarci che papà era stato già, e sottolineo già, trasferito in una struttura a Laurignano per riabilitazione. E ci chiediamo: non si contattano i familiari per informarli?”.
Dopo il trasferimento “non comunicato”
Il racconto di Teresa prosegue: “in struttura scopriamo che papà è confuso, non muove più un braccio, non sta in piedi, ha tremori, ma è vivo, anche se turbato, smarrito, è vivo e riusciamo a parlare con lui. Siamo confusi e preoccupatissimi anche noi. Pensiamo sarebbe opportuno fare una tac cerebrale per capire se c’è stato un TIA, perché papà trema, non deambula più, non muove più il braccio e in rianimazione, invece si agitava, a volte il corpo sembrava avesse convulsioni, come spiegare, movimenti improvvisi, a scatti. Alla nostra richiesta la risposta è stata «la faremo più in là».

“Il peggio deve ancora venire”
“Il 31 dicembre scorso è stata l’ultima volta che ho potuto sentire la voce di mio padre, l’ultima volta che abbiamo comunicato, l’ultima volta…
Dall’1 gennaio del nuovo anno mio papà non parla più, non capiamo se ci riconosce e quanto sia compromesso il suo funzionamento cognitivo. A tutt’oggi, 16 gennaio, malgrado la richiesta, da parte della struttura riabilitativa, di una tac neurologica all’ospedale civile di Cosenza dal 2 gennaio, dobbiamo aspettare il 21 gennaio perché noi viviamo a Cosenza e le urgenze non vengono prese in carico”.
Le paure trovano conferma: “ictus cerebrale”
“Aspettiamo l’esito di un esame che confermerà le paure più recondite: ictus cerebrale, sul quale si può intervenire solo tempestivamente entro 4 o 5 ore, al più tardi 9. Eppure i segnali che poteva trattarsi di ischemia cerebrale c’erano tutti. Intanto l’incidente: papà non avrebbe sbandato se non per un malessere improvviso e grave, confusione, immobilità del braccio sinistro, tremori, spasmi e siamo dovuti arrivare all’afasia. Adesso quale sarà la qualità della vita di mio papà e la nostra? Il calvario proseguirà…”.
“Se fosse stato tenuto sotto controllo in ospedale dove si sarebbe potuto intervenire d’urgenza, con un’equipe, forse, non sarebbe comunque servito, ma i dubbi restano. Come resta l’indignazione di vivere in una città dove non è garantita la possibilità di potersi curare e vivere dignitosamente. Dov’è la difesa della vita, la tutela della salute, il sollievo della sofferenza, il divieto di nuocere, la solidarietà umana che i medici professano nel Giuramento di Ippocrate? A tutti quei sanitari, perché non si può fare di tutta l’erba un fascio, che lavorano per i numeri, per il vile denaro, che dimenticano di aver prestato un giuramento smarrendo la responsabilità etica e deontologica voglio dire: la vostra incuranza e inumanità ha conseguenze gravi, a volte, irreparabili”.





















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