Calabria
SUEM 118 in piazza
Operatori e autisti 118, esplode la protesta: «con Azienda Zero il futuro dei lavoratori (e del servizio) è a rischio»
Presidio questa mattina davanti alla Prefettura di Catanzaro dei lavoratori dell’emergenza-urgenza. Nel mirino il passaggio ad Azienda Zero, la carenza di garanzie per il personale, i mezzi e la riorganizzazione del servizio

CATANZARO – È scattata questa mattina la protesta dei lavoratori del servizio 118 Calabria, arrivati numerosi anche da Cosenza, e riuniti in presidio davanti alla Prefettura di Catanzaro in occasione del tavolo di conciliazione sulle criticità del Sistema di Emergenza Urgenza e sulla gestione di Azienda Zero. La mobilitazione nasce dallo stato di agitazione proclamato dai lavoratori e dal sindacato Nursing Up, che contestano il passaggio delle competenze dalle Aziende sanitarie provinciali alla nuova azienda regionale. Secondo i manifestanti, la riorganizzazione avrebbe generato difficoltà operative, ritardi nei soccorsi e incertezze sul futuro professionale degli operatori.
Le criticità denunciate dagli operatori del 118, protesta a Catanzaro
A spiegare le ragioni della protesta è Eugenio Falbo, dirigente sindacale Nursing Up, che evidenzia le preoccupazioni legate alle tutele dei lavoratori: “Il motivo principale della nostra protesta oggi a Catanzaro è il passaggio ad Azienda Zero, perché la Regione Calabria ha cambiato le cose rispetto al ruolo delle ASP che sono a livello provinciale, e all’unica azienda regionale. La preoccupazione dei dipendenti è concreta perché non ci sono garanzie”.

Falbo sottolinea anche le difficoltà legate all’organizzazione del servizio: “L’Azienda Zero gestisce solo l’emergenza e urgenza, quindi il 118. Faccio un esempio: se noi ci facciamo male, come possiamo poi rientrare nelle ASP di appartenenza per andare in un servizio meno dispendioso a livello fisico, se ci sono delle limitazioni?”.
Tra le contestazioni anche la riduzione del personale sui mezzi di soccorso, le condizioni delle ambulanze e la gestione operativa del servizio. Secondo i lavoratori, anche l’arrivo del numero unico 112 avrebbe inoltre introdotto un ulteriore passaggio nelle chiamate di emergenza, con possibili ripercussioni sui tempi di intervento.
Il futuro dei lavoratori e l’indennità contestata
Domenico Lupinacci, infermiere del 118, pone l’accento sul rischio di perdere professionalità maturate negli anni: “ci sono persone che hanno un’anzianità di servizio di 25-30 anni che sono state letteralmente “minacciate”: se vuoi continuare a fare questo lavoro, che ti piace, che ti appassiona, devi per forza di cose, passare ad Azienda Zero”.
Secondo Lupinacci, il problema riguarda anche la qualità futura del servizio: “Non siamo purtroppo tutti uguali, perché tu mandi via un lavoratore con l’anzianità maturata, l’esperienza professionale sul campo, i corsi di aggiornamento fatti, e inserisci qualcuno che questo lavoro non l’ha mai fatto. Alla fine ne perde la qualità del servizio”.
Tra le richieste avanzate dai lavoratori anche il ripristino dell’indennità di pronto soccorso per il personale del 118, che secondo i manifestanti in Calabria sarebbe stata esclusa dagli accordi firmati da 3 organizzazioni sindacali. La protesta ha l’obiettivo di chiedere un confronto istituzionale e interventi immediati per garantire maggiore efficienza al sistema di emergenza-urgenza regionale.
Operatori 118, le Asp e Azienda Zero
Il passaggio del servizio di emergenza-urgenza dalle singole Aziende sanitarie provinciali (Asp) ad Azienda Zero ha modificato l’organizzazione del 118 in Calabria. Secondo i lavoratori, la principale criticità riguarda le garanzie sul futuro professionale del personale: nelle Asp, che gestiscono anche ospedali e servizi territoriali, un dipendente con limitazioni fisiche o impossibilitato a svolgere attività particolarmente usuranti avrebbe maggiori possibilità di essere ricollocato. Azienda Zero, invece, si occupa esclusivamente di emergenza-urgenza e quindi, secondo gli operatori, non offrirebbe le stesse opportunità di reinserimento in altri settori.

Il nodo degli autisti del 118
Tra le categorie maggiormente preoccupate ci sono gli autisti delle ambulanze. Il timore denunciato dai lavoratori è quello di non avere certezze sul futuro occupazionale nel caso in cui decidessero di non aderire al nuovo assetto organizzativo. La domanda che pongono è: in quale servizio potrebbero essere ricollocati dalle Asp di provenienza? Una questione che, secondo gli operatori, resta ancora senza risposte chiare.
Ambulanze con due soli operatori: infermiere e autista
Un altro punto centrale della protesta riguarda la composizione degli equipaggi delle ambulanze. Oggi molti mezzi di soccorso operano con due sole persone a bordo: un infermiere e un autista. Secondo i lavoratori, però, l’autista è inquadrato come operatore tecnico autista d’ambulanza e non come soccorritore sanitario, quindi non potrebbe formalmente intervenire nelle attività assistenziali sul paziente. Questo lascia spesso l’infermiere da solo nelle situazioni più complesse, come arresti cardiaci o traumi gravi, dove sarebbero necessarie più figure per garantire interventi tempestivi ed efficaci. Per i lavoratori del 118, il rischio è un allungamento dei tempi di soccorso proprio nei casi in cui ogni minuto può essere determinante.
L’indennità di pronto soccorso da 300 euro
Al centro della protesta anche il mancato riconoscimento dell’indennità di pronto soccorso al personale del 118 calabrese. Secondo i lavoratori, in molte regioni italiane l’accordo ha consentito di estendere il beneficio economico anche agli operatori del servizio di emergenza-urgenza, con un importo che si aggira intorno ai 300 euro mensili.
In Calabria, invece, la misura è stata oggetto di contestazione dopo la decisione di non riconoscere l’indennità al personale del 118. Secondo i manifestanti, questa scelta rappresenterebbe una penalizzazione per chi opera quotidianamente nell’emergenza territoriale e rischierebbe di aggravare la carenza di personale qualificato.
Il passaggio al NUE 112: “bene la tecnologia ma il servizio ne risente”
Il passaggio al Numero Unico Europeo 112 è un altro dei temi sollevati dagli operatori del 118 calabrese. Il nuovo sistema prevede che le chiamate di emergenza confluiscano inizialmente alla centrale unica del 112, che successivamente inoltra la richiesta al servizio competente, compreso il 118. Secondo i lavoratori dell’emergenza-urgenza, questo meccanismo avrebbe introdotto un ulteriore passaggio rispetto al precedente modello, quando il cittadino contattava direttamente la centrale operativa del 118. Gli operatori evidenziano il timore che questo percorso possa incidere sui tempi di risposta, soprattutto nei casi in cui la rapidità dell’intervento è determinante.
Gli stessi lavoratori riconoscono però i vantaggi legati agli strumenti tecnologici introdotti con il nuovo sistema, come la geolocalizzazione dei mezzi e l’invio delle informazioni direttamente sui tablet in dotazione alle ambulanze. Secondo gli operatori, la tecnologia rappresenta un supporto utile, ma deve essere accompagnata da un’organizzazione efficiente del servizio per garantire interventi tempestivi e adeguati.
L’interrogazione presentata a luglio: tutte le criticità
Lo scorso mese di luglio, era stata presentata un’interrogazione a risposta scritta al presidente Roberto Occhiuto e, per quanto di competenza, al Commissario Straordinario di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino per fare chiarezza sul futuro del Servizio di Emergenza Territoriale 118, alla luce del processo di trasferimento delle funzioni ad Azienda Zero e delle numerose criticità sollevate dagli operatori.
Al centro del documento c’è, come detto, il tema del passaggio del personale del 118 ad Azienda Zero. Vengono chiesti tempi certi per il completamento del trasferimento e soprattutto garanzie sul futuro lavorativo degli operatori, sia sotto il profilo economico e contrattuale sia per quanto riguarda la collocazione professionale. In particolare, si chiede di chiarire quale sarà la posizione degli autisti soccorritori e degli infermieri che dovessero decidere di non aderire al passaggio, specificando se potranno mantenere sede, trattamento economico e rapporto di lavoro o se saranno previste altre forme di ricollocazione. L’interrogazione sollecita inoltre un accordo formale tra Regione, Azienda Zero e Aziende sanitarie provinciali per mettere nero su bianco le garanzie destinate ai lavoratori.
Un altro capitolo riguarda la riorganizzazione degli equipaggi delle ambulanze. Viene chiesto se la Regione intenda introdurre la cosiddetta “terza unità” sui mezzi di soccorso, ritenuta dagli operatori fondamentale per garantire interventi più sicuri ed efficaci, soprattutto nei casi di arresto cardiaco, traumi gravi e movimentazione di pazienti non autosufficienti. Secondo l’interrogazione, il modello attuale con soli due operatori – generalmente un infermiere e un autista – non sarebbe sempre sufficiente a garantire tutte le procedure previste nei soccorsi più complessi.

Tra le richieste anche il riconoscimento della figura dell’autista soccorritore, superando l’attuale inquadramento di operatore tecnico autista di ambulanza. L’obiettivo è adeguare il profilo professionale alle attività realmente svolte sul campo, garantendo formazione specifica, maggiore tutela e una definizione più chiara delle responsabilità durante gli interventi.
Ampio spazio viene dedicato anche alle indennità economiche e alle tutele del personale 118. Nell’interrogazione si chiede il riconoscimento dell’indennità di pronto soccorso anche agli operatori dell’emergenza territoriale, considerato che svolgono attività caratterizzate da elevato rischio, stress e responsabilità analoghe a quelle del personale dei Pronto Soccorso ospedalieri. Viene inoltre richiesto il riconoscimento uniforme dell’indennità di rischio per tutti i componenti degli equipaggi e l’introduzione dell’indennità di lavanderia per il personale esposto quotidianamente al rischio biologico.
Un altro punto riguarda la dotazione dei mezzi e l’organizzazione del servizio. Regione e Azienda Zero vengono chiamate a chiarire se siano previsti nuovi investimenti per l’acquisto di ambulanze, automediche e attrezzature sanitarie, oltre a interventi per garantire la corretta manutenzione e sanificazione dei mezzi. L’interrogazione evidenzia il problema della carenza di ambulanze di riserva e delle conseguenze operative legate al trasferimento di attrezzature da un mezzo all’altro, con possibili rallentamenti nella risposta alle emergenze.
Viene poi chiesta una riorganizzazione complessiva della rete dell’emergenza-urgenza regionale, con protocolli uniformi tra 118 e Pronto Soccorso e interventi per evitare che gli equipaggi territoriali restino bloccati per ore negli ospedali o vengano utilizzati per attività non proprie, come il trasporto interno dei pazienti per esami diagnostici. Secondo l’interrogazione, ogni sottrazione di mezzi e personale al soccorso territoriale può incidere sui tempi di intervento e sulla sicurezza dei cittadini.
Infine, il documento affronta il tema della crisi del personale e della fuga degli operatori dal 118. Viene chiesto alla Regione di spiegare le cause dell’abbandono progressivo del servizio da parte di medici e infermieri e quali iniziative intenda adottare per rendere nuovamente attrattivo il lavoro nell’emergenza territoriale, garantire la copertura delle postazioni e preservare competenze ed esperienza maturate negli anni dagli operatori.




















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