Calabria
Il piano per rilanciare gli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra e Soveria: “Crea unica Azienda”
Oltre 13mila firme a sostegno della proposta di legge popolare per riunire in un’unica Azienda ospedaliera i presìdi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. Il Comitato La Cura chiede alla Regione interventi concreti per rilanciare la sanità nelle aree montane e garantire il diritto alle cure

COSENZA – La III Commissione “Sanità” del Consiglio regionale della Calabria ha avviato l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un’Azienda ospedaliera unica regionale dei presìdi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli.
All’audizione, in rappresentanza del Comitato La Cura, erano presenti il presidente Rocco La Rizza e alcuni fra i promotori della proposta di legge: Giovanni Iaquinta, Silvio Tunnera, Alessandro Sirianni e Ferruccio Codeluppi.
«Si tratta di un primo, importante passaggio istituzionale, al quale devono seguire decisioni concrete. I nostri quattro Comuni montani interessati sono stati i più penalizzati dai tagli del Piano di rientro dai disavanzi sanitari della Calabria, avviato nel 2010. Da allora, l’assistenza ospedaliera nei nostri presìdi è stata ridotta all’osso, con la soppressione di reparti e servizi essenziali. Intere comunità sono state private della possibilità di ricevere cure adeguate sul posto, anche per patologie che richiedono interventi tempestivi».
Così si legge in una nota stampa del comitato civico “La Cura”, che nel complesso ha raccolto oltre 13mila firme certificate a sostegno della battaglia per i quattro ospedali collocati in montagna.
Ospedali: i disagi delle aree montane e il diritto alla salute
«Ora che la Calabria è uscita dal regime commissariale in ambito sanitario, è indispensabile e urgente rimettere mano alla rete dell’assistenza ospedaliera, a partire dalle ragioni e dai bisogni delle aree montane.
I nostri territori – sottolinea lo stesso comitato – hanno difficoltà maggiori rispetto alle altre aree disagiate, periferiche o interne. La loro condizione montana è causa di ostacoli ulteriori: distanze, altitudine, condizioni meteorologiche avverse, viabilità complicata e tempi di percorrenza incompatibili, in molti casi, con le esigenze dell’emergenza sanitaria. Sono elementi che la programmazione regionale deve finalmente considerare».
Un’unica Azienda ospedaliera per quattro presìdi
La proposta di legge prevede l’istituzione di un’unica Azienda ospedaliera per la gestione dei quattro presìdi, che allo stato non sono qualificati come ospedali montani.
Il testo, fondato sul principio dell’invarianza della spesa, punta alla loro riconfigurazione come ospedali spoke con atto dell’Azienda unica e mediante organizzazione dipartimentale, per esempio con l’attivazione di Chirurgia generale con Terapia intensiva, Pediatria e, ove possibile, Cardiologia interventistica.
L’obiettivo è garantire una capacità effettiva di diagnosi, cura e intervento, attraverso una diversa organizzazione delle risorse e dei servizi.
«Non è più tempo di parole»: l’appello alla Regione
«Il Comitato La Cura, che ha invitato i componenti della Commissione Sanità a visitare gli ospedali in questione, continuerà a battersi affinché Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli abbiano presìdi in grado di curare i pazienti sul posto.
Non è più accettabile – prosegue la nota – che in questi territori permangano condizioni gravissime di privazione del diritto alla salute. Gli Ospedali di comunità e le Case della comunità hanno funzioni specifiche e non possono sostituire i presìdi ospedalieri, soprattutto nelle aree montane, dove la distanza da un ospedale più attrezzato può fare la differenza tra la vita e la morte».
Oltre 13mila firme per sostenere la battaglia
«Confidiamo nella collaborazione del Consiglio regionale, nel rispetto delle oltre 13mila persone che hanno sottoscritto la proposta di legge per consentirne la presentazione all’Assemblea legislativa calabrese con quasi 11mila firme.
Sono segnali che esprimono una domanda di giustizia, uguaglianza e tutela della vita umana, alla quale la politica ha il dovere di rispondere. Non è più tempo di parole. È tempo di coscienza politica, responsabilità istituzionale e – conclude il comitato La Cura – azioni concrete, che attendiamo pronti a proseguire questa battaglia».

















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