Area Urbana
Dopo 9 anni
La morte del prof. Picci non fu naturale: Asp di Cosenza condannata, infarto scambiato per dolore intercostale
Dopo nove anni di battaglia giudiziaria, il Tribunale di Cosenza condanna l’ASP per la morte del docente Unical: il dolore toracico scambiato per problema intercostale, nessuna anamnesi né ECG nonostante telemedicina e ambulanza disponibili. Un infarto non diagnosticato in tempo che poteva essere curato

COSENZA – Dopo nove anni di battaglia giudiziaria il Tribunale di Cosenza ha condannato l’ASP di Cosenza ad un pesante risarcimento in favore dei figli superstiti del Prof. Nevio Picci, stimato Professore di Chimica della Facoltà di Farmacia dell’Unical, che all’età di 67 anni ha lasciato un vuoto inaspettato oggi accertato essere stato causato da gravi omissioni e negligenze del medico della Guardia Medica in servizio presso la postazione dell’Unical presso la quale l’Accademico si era rivolto.Una morte non naturale accertata dal Tribunale.
Asp condannata per la morte del prof. Picci: il malore e il primo accesso alla Guardia Medica Unical
La vicenda ebbe inizio il 30 gennaio del 2017 quando il Prof. Picci fu colto improvvisamente da un dolore toracico e, immediatamente, fece ricorso al sanitario della Guardia Medica del Centro Sanitario dell’Unical provvisto di Ambulanza medicalizzata, telecardiologia e munito di Telemedicina, posto all’interno dell’Ateneo Calabrese, dove veniva accompagnato dai parenti e da alcuni presenti al malore.
Qui giunto il medico di turno senza effettuare alcuna anamnesi o approfondimento diagnostico, si limitò ad una semplice prescrizione di un antidolorifico (Muscoril) seppur il Prof. Picci aveva manifestato un dolore toracico specifico. Dopo il contatto del docente con la Guardia Medica in servizio, lo stesso fu inviato presso il proprio domicilio ma dopo poche ore spirò per arresto cardiocircolatorio.
L’iniziativa dei figli e l’azione legale
A seguito del decesso i due figli a cui l’Accademico era particolarmente legato non hanno creduto al decesso del loro congiunto per cause naturali ed hanno avanzato ogni tutela giudiziaria affidandosi all’avv. Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica che, con l’ausilio di un pool di Medici Legali e Cardiochirurghi Cattedratici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha dimostrato che lo sfortunato Professore non fu adeguatamente assistito ma in verità fu lasciato all’evoluzione naturale della patologia cardiaca che lo affliggeva, senza alcun trattamento assistenziale, pur avendone dettagliatamente rappresentato i sintomi.

Le conclusioni del Tribunale: condotta omissiva
Ed infatti il Tribunale, accogliendo totalmente le tesi dell’Avv. Coppa minuziosamente compendiate dai pareri tecnici dei suoi Consulenti, ha chiarito come fosse evidente una condotta omissiva posta in essere dal Medico di continuità assistenziale che prese in carico il paziente, di 67 anni, non affetto da particolari comorbilità, presso la postazione di guardia medica dell’Università della Calabria.
L’errore – continua il Tribunale – ha riguardato le omissioni anamnestiche, diagnostiche ed assistenziali previste dalla Linee Guida di riferimento nonché la compilazione del registro di guardia medica, la mancata effettuazione di elettrocardiogramma e trasferimento presso l’Ospedale di Cosenza in ambulanza anziché prescrizione di terapia antalgica ed invio del paziente al domicilio.

L’avvocato Massimiliano Coppa
Anamnesi incompleta e mancata attivazione del 118
Il Tribunale bruzio, ha anche, chiarito che, in particolare, non risulta una corretta anamnesi effettuata a seguito dei sintomi lamentati dal Prof. Picci al fine di chiarire l’eziopatogenesi del dolore toracico per il quale lo stesso si era rivolto alla postazione di guardia medica, né l’epoca e le modalità di insorgenza del dolore toracico e non risulta allertato il SUEM 118 che avrebbe portato all’esecuzione di elettrocardiogramma in telecardiologia come era possibile essendo il Centro Sanitario di Arcavacata, ove è stata effettuata la prestazione, munito di Telemedicina e di ambulanza medicalizzata per come emergente dagli atti.
In conseguenza di ciò, il quadro clinico del Picci venne sottovalutato e ricondotto ad un dolore osteoarticolare di tipo intercostale con prescrizione di terapia antalgica e ne venne consigliata la somministrazione domiciliare e ciò determinò un differimento della ospedalizzazione e ancor prima la mancata sottoposizione ad elettrocardiogramma ed eventualmente ai markers di danno cardiaco.

Il dolore toracico e la sindrome coronarica acuta
Il dolore toracico che affliggeva il Prof. Picci era compatibile con la “sindrome coronarica acuta” che, secondo le LG di riferimento il 45% dei dolori toracici ha come origine e causa iniziale un problema cardiaco mentre il restante. Proprio la sottovalutazione del rischio e la mancata diagnosi di sindrome coronarica acuta, ha avuto conseguenze nel successivo decorso in quanto il paziente non è stato prontamente affidato al Personale del SUEM 118 dell’area della postazione di Guardia Medica.
Ed è notorio che l’infarto del miocardio come altre patologie cardiache siano patologie assolutamente legate al fattore tempo ed alla capacità di intervento immediato ed adeguato al caso che ove tempestivi ed immediati sono in grado di determinare la sopravvivenza del paziente.
In tal senso, quindi la decisione del Tribunale di Cosenza ha spiegato ed affermato con certezza quale fu il contributo causale insito nella condotta del medico in servizio presso il Centro sanitario dell’Unical, seppur provvisto di Telemedicina. In considerazione di quanto accertato non rimane che ricordare con estrema tristezza l’insostituibile figura del Prof Nevio Picci, uomo buono e Accademico brillante il cui unico impegno di vita era l’Università e amare i propri figli.

















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