COSENZA – Ogni giorno In Italia muoiono 14 persone colpite da tumore pancreatico. Una patologia che nel 2030 sarà la seconda causa di morte per cancro. Nella regione ultima in Italia per screening oncologico con dati allarmanti per la carenza del servizio l’Università della Calabria e l’Azienda Sanitaria di Cosenza collaborano attivamente alla prevenzione dividendosi i compiti: all’Unical è affidata la ricerca, all’Asp la diagnostica. È stato infatti presentato ieri, martedì 1 luglio, nella sala convegni dell’Ordine dei Medici di Cosenza un progetto che ha come punto di forza la solidarietà. «Sii protagonista del tuo futuro. Salviamoci» è il motto della campagna di raccolta fondi avviata per lo screening finalizzato alla prevenzione di una malattia tanto diffusa quanto subdola. L’iniziativa servirà anche a finanziare la realizzazione di studi preclinici su modelli sperimentali in vivo.
Asp e Unical unite nella prevenzione
«L’impegno dell’Unical per la sanità cosentina – precisa Vincenzo Pezzi direttore del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria – non si esaurisce alla ricerca. Stiamo investendo molto come università nel settore: abbiamo assunto 40 medici con il supporto della Regione Calabria e ci stiamo occupando della formazione con 31 specializzandi che lavorano nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Ne arriveranno altri ed entro un anno avremo dato, come Università della Calabria, all’Ospedale di Cosenza almeno 100 nuovi medici. Vogliamo rompere lo schema dell’attitudine calabrese a non collaborare con l’altro. E ci stiamo riuscendo».
Prevenzione del tumore pancreatico
«Lo screening coinvolgerà inizialmente la fascia di popolazione più a rischio – chiarisce Giuseppe Barbarossa radiologo dell’Asp di Cosenza e coordinatore del progetto – che è composta dai figli di coloro che hanno avuto un tumore pancreatico. A ciò verrà affiancato il lavoro di ricerca dell’Unical. Finora abbiamo visto attraverso l’elastosonografia che i figli di coloro che hanno avuto il tumore al pancreas (23 su 50) avevano rigidità nello stesso punto in cui i genitori avevano manifestato il cancro. Con una sorta di ecografia possiamo dire a persone geneticamente predisposte che il loro pancreas si sta modificando e potrebbe sviluppare una patologia oncologica. I numeri sono alti e in parte misconosciuti in quanto resta silente per almeno 12 anni poi spesso scoppia in maniera quasi irreparabile. Per questo motivo puntiamo molto sulla prevenzione».

Il ruolo dell’elastosonografia
«Non è vero che il tumore al pancreas porta a morte certa, – spiega Rocco Malivindi, docente di Scienze e Tecniche Mediche Applicate presso l’Università della Calabria – chi viene sottoposto a intervento di resezione sopravvive e torna ad avere una qualità di vita normale. Serve però agire in tempo. La prevenzione è essenziale in una patologia che può manifestarsi anche 20 anni dopo la sua insorgenza. Spesso il tumore pancreatico viene identificato quando ci sono diffuse metastasi ed è ormai troppo tardi. Con il nostro modello diagnostico sperimentale che applichiamo riusciamo a individuarlo prima che si estenda e diventi estremamente aggressivo.
L’elastosonografia è infatti la tecnica innovativa per l’identificazione di un pattern predittivo nell’insorgenza e sviluppo del tumore al pancreas su un target di pazienti con familiarità di neoplasie pancreatiche. Permette quindi di scovarlo in fase “embrionale” e rimuoverlo in tempo, salvando la vita al paziente». All’incontro ha partecipato anche l’assessore alla Salute del Comune di Cosenza Maria Teresa De Marco che ha sottolineato la lungimiranza dell’iniziativa in quanto «investendo nella diagnostica precoce mettiamo al centro la persona. Sosteniamo con convinzione questo percorso per un’inversione di rotta della sanità cosentina».






















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