Area Urbana
L'INTERVISTA
La prevenzione per fermare la violenza prima che sia tardi, Ciambrone «intervenire sui primi segnali»
In un’intervista rilasciata alla trasmissione “Fatti Vivi” su Rlb, la dottoressa Cristina Ciambrone evidenzia l’importanza fondamentale della prevenzione precoce, del lavoro educativo sui soggetti maltrattanti e del contrasto alla normalizzazione dei comportamenti abusanti

COSENZA – “La lotta contro la violenza di genere e il fenomeno del femminicidio richiedono un cambio di passo cruciale”; a ribadirlo con forza è la dottoressa Cristina Ciambrone, presidente dell’Associazione Italiana Mediatori Penali (AIMePe), coordinatrice del Centro per Uomini Autori o potenziali autori di violenza di genere (CUAV) Moci Cosenza e referente per il Protocollo Zeus con la Questura di Cosenza.
Ciambrone, in un’intervista su Rlb nella trasmissione Fatti Vivi sottolinea la necessità di spostare l’attenzione sull’intervento tempestivo e sulla prevenzione rivolta direttamente agli autori o potenziali autori degli abusi. La dottoressa ha spiegato quanto sia vitale agire prima che le condotte abusanti possano degenerare in episodi di violenza fisica drammatici.
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Il Protocollo Zeus e il ruolo dei CUAV: Ciambrone «strumento di prevenzione»
Un pilastro fondamentale in questo sistema di tutela è rappresentato dal Protocollo Zeus, operativo da quattro anni grazie alla collaborazione con la Questura di Cosenza. “Questo strumento interviene sul piano amministrativo con l’ammonimento – spiega la d.ssa Ciambrone – azionabile anche a fronte di condotte iniziali, come un segnale o un messaggio violento, una minaccia velata, permettendo di avviare immediatamente un percorso di monitoraggio e recupero trattamentale”.
“L’accesso diretto ai CUAV avviene di frequente quando il soggetto ha già commesso reati gravi – spiega ancora – giungendo con provvedimenti dell’autorità giudiziaria, braccialetto elettronico o misure alternative alla detenzione. L’ammonimento precoce consente di intercettare il malessere prima che si trasformi in reato”.
“I dati testimoniano l’efficacia straordinaria di questo modello: con oltre 190 casi trattati (di cui la stragrande maggioranza uomini e 5 donne), il protocollo ha registrato risultati eccezionali sul territorio. La strada dell’educazione e della responsabilizzazione funziona, offrendo agli individui la possibilità di comprendere appieno la gravità delle proprie azioni e di correggere i comportamenti prima che distruggano le loro vite e quelle dei loro familiari”.

La fragilità emotiva e la non accettazione della fine di una relazione
Analizzando le cause profonde che muovono le condotte violente, la dottoressa Ciambrone individua nell’incapacità di gestire la fine di un rapporto il fattore scatenante principale. “La rottura sentimentale viene vissuta da molti uomini come un fallimento personale insostenibile, rivelando una profonda fragilità emotiva e una marcata difficoltà nell’elaborare la chiusura di un legame rispetto alla sensibilità femminile. Non avendo gli strumenti culturali e psicologici per chiedere aiuto nei momenti di crisi relazionale, l’uomo tende spesso a nascondere il proprio malessere o a sfogarlo attraverso aggressività verbale e fisica”.
A tal proposito, la dottoressa Ciambrone nell’intervista su Rlb dichiara: “la prevenzione è importantissima e in tale direzione si sta muovendo anche la Regione Calabria con progetti nelle scuole per l’educazione all’effettività e quant’altro; diciamo che bisognerebbe non tralasciare l’importanza della prevenzione, partire dall’uomo”.
“Anche insieme alla Questura di Cosenza, già quattro anni fa, ci siamo mossi con il protocollo Zeus. Questo dà l’opportunità di ammonire da subito, un uomo o una donna, (e ci tengo a precisare perché entrambi i sessi non vorrei lanciare il messaggio che solo gli uomini sono violenti) laddove si individua anche un segnale, una minaccia velata. Si agisce subito con un ammonimento e si dà l’opportunità di seguire un percorso attraverso il protocollo Zeus”.
Riguardo al CUAV che è il Centro Uomini Autori di Violenza, la dottoressa Ciambrone spiega: “chi arriva qui, qualcosa di grave l’ha già fatta: sono persone con braccialetto elettronico, con la misura alternativa all’uscita del carcere, e devono seguire un anno di percorso (e comunque la pena si scontra ugualmente). Un anno di percorso che fornisce l’opportunità di responsabilizzarsi per quello che hanno fatto”.

“Molti di loro agiscono ma continuano a dire ‘non ho fatto nulla’, non comprendono, non hanno consapevolezza, come se fosse qualcosa di normale come rispondere male o avere atteggiamenti aggressivi anche verbali, oggi diventati purtroppo più frequenti a causa anche dei social network. Questo percorso viene istituzionalizzato dal tribunale, e concede un anno di tempo per lavorare su quanto fatto”.
I frutti di questo costante impegno professionale emergono con chiarezza nei dati relativi alla reitera dei reati: “in quattro anni come protocollo Zeus non abbiamo avuto una recidiva e io sono veramente felice di questo risultato – spiega la d.ssa Ciambrone – perché facciamo questo lavoro con grande passione, grande senso di responsabilità. Non solo cerchiamo di monitorare coloro che vengono lì, ma abbiamo anche diciamo uno spazio di ascolto per loro che veramente molto spesso non comprendono che stare ancora in quella relazione tssiche e distruttiva fa male a tutti: alla coppia, ma soprattutto ai figli laddove ce ne siano”.
Spesso, chi varca la soglia del centro continua a giustificarsi dicendo «non ho fatto nulla», privo della percezione della gravità dei propri atti, considerati erroneamente normali. Il percorso giudiziario e terapeutico serve proprio a smontare questa narrazione distorta, offrendo al contempo uno spazio di ascolto prezioso per comprendere che restare imbrigliati in relazioni tossiche fa male alla coppia e, soprattutto, ai figli coinvolti.


















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