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Primo Maggio in Calabria: stipendi compressi e precarietà ”Oltre il 13% dei lavoratori sotto la soglia di povertà”

Calabria

Lavoro Povero

Primo Maggio in Calabria: stipendi compressi e precarietà ”Oltre il 13% dei lavoratori sotto la soglia di povertà”

Dal precariato al part-time involontario, il grido d’allarme dell’Osservatorio regionale trasforma la festa dei lavoratori in un momento di dura riflessione: “per troppi giovani e donne calabresi, il salario è diventato una trappola di sussistenza anziché uno strumento di emancipazione”

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Primo maggio lavoro lavoratori

COSENZA – In un’Italia che celebra il Primo maggio, la Festa dei Lavoratori, con dati nazionali sulla disoccupazione in calo (5,2%), la Calabria si scopre un’isola dove avere un impiego non basta più a garantire una vita dignitosa. L’Osservatorio regionale sulle nuove povertà, in occasione del Primo Maggio, accende i riflettori su una piaga sociale che ha smesso di essere un’eccezione per diventare norma: il lavoro povero.

Primo maggio in Calabria: quando lo stipendio non basta

Secondo l’analisi dell’Osservatorio, la povertà lavorativa in Calabria è ormai una realtà strutturale. Nonostante la tenuta dei “contratti buoni” a livello nazionale, il mercato del lavoro calabrese è minato da fragilità intrinseche che colpiscono duramente soprattutto giovani e donne. “Non possiamo festeggiare pienamente finché oltre il 13% dei lavoratori vive sotto la soglia di povertà”, dichiara con fermezza il direttore dell’Osservatorio, Antonio Belmonte. “La Calabria è diventata un’area dove i salari sono compressi e i diritti fondamentali vengono spesso tralasciati“.

Le cause del “lavoro povero”: dai contratti pirata al dumping

Il dossier dell’Osservatorio individua con precisione i fattori che trasformano l’impiego in una forma di marginalità sociale. In primis un precariato diffuso: Instabilità che impedisce ogni pianificazione futura. Ci sono poi i contratti “pirata”, accordi collettivi siglati da sigle non rappresentative che tagliano tutele e retribuzioni. Ed ancora dumping contrattuale (rincorsa al ribasso sui costi del lavoro) e part-time involontario con i lavoratori che vorrebbero un impiego a tempo pieno ma sono costretti ad orari ridotti e stipendi da fame. Questi elementi generano un paradosso drammatico: persone regolarmente occupate che sono costrette a rivolgersi ai centri di assistenza per l’acquisto di beni di prima necessità.

Il nesso tra bassi salari e sicurezza sul lavoro

Un punto centrale della nota riguarda la sicurezza. Esiste, secondo l’Osservatorio, un binomio inscindibile tra la povertà salariale e l’aumento degli infortuni. Chi è “ricattabile” a causa della propria indigenza economica ha molta meno forza contrattuale per esigere standard di sicurezza adeguati, accettando spesso rischi elevati pur di non perdere l’unica fonte di reddito. L’Osservatorio regionale, lavorando in sinergia con la Regione Calabria e il Ministero del Lavoro, rinnova il proprio impegno nel monitoraggio del fenomeno. L’obiettivo è chiaro: far sì che il lavoro torni a essere il fondamento della cittadinanza piena, come sancito dalla Costituzione Italiana.

Attendiamo con fiducia l’attuazione delle nuove norme“, conclude la nota, sottolineando l’importanza di vigilare affinché il lavoro non sia più un’estensione della marginalità, ma uno strumento reale di emancipazione e legalità.

 

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