Area Urbana
L'APPELLO
Processo Bergamini, Anselmo: «si parla di tutto tranne che delle carte. Denis merita giustizia, non teatrini»
L’avvocato Fabio Anselmo denuncia un clima avvelenato nel processo d’Appello: «ancora una volta si rischia di perdersi in un teatrino di attacchi personali e dietrologie invece della verità»

CATANZARO – Si è svolta venerdì a Catanzaro la prima udienza del processo d’Appello sulla morte di Denis Bergamini, che vede imputata Isabella Internò, condannata in primo grado a 6 anni di reclusione dalla Corta D’Assise di Cosenza. Su quanto accaduto a Catanzaro arrivano le parole dell’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini, che ha espresso forte preoccupazione per il clima emerso fuori e dentro l’aula.
Anselmo “si parla di tutto tranne che delle carte”
«Ho l’impressione che si stia discutendo di tutto, tranne che delle carte processuali» ha scritto Anselmo in un post su Facebook. «Si stanno attaccando le parti civili, gli avvocati della famiglia, i pubblici ministeri e perfino i giudici popolari». Il riferimento di Anselmo è alla richiesta di annullamento del processo di primo grado avanzata dagli avvocati Cataldo Intrieri ed Angelo Pugliese, difensori di Isabella Internò, per la presenza, tra i componenti della giuria popolare della Corte d’assise di Cosenza, di padre ed figlia.
“Si crea solo confusione”
Anselmo scrive «Si è arrivati a chiedere l’esclusione di magistrati: questo non ha nulla a che vedere con la ricerca della verità». Secondo il legale, il rischio è che il processo torni a perdersi in polemiche e accuse incrociate, allontanandosi dal cuore della vicenda: la morte di Denis. «Si parla di presunte violazioni del diritto di difesa, quando in realtà i confronti tra consulenti sono stati offerti e rifiutati dalla stessa difesa, definendoli superflui. Oggi se ne lamenta l’assenza. Ma così si crea solo confusione».
“Denis Bergamini merita una verità che non ha bisogno di clamore”
Anselmo ribadisce la necessità di riportare l’attenzione sui fatti: «Denis era un ragazzo di 27 anni. Da trentacinque anni si cerca di capire cosa gli sia davvero accaduto. Ci sono state omissioni, depistaggi, menzogne. Nulla di tutto questo merita di essere offuscato da un teatrino di attacchi personali». La seduta è stata rinviata al 27 gennaio, quando il processo riprenderà. «Noi continueremo a difendere una verità che non ha bisogno di clamore: solo di essere finalmente riconosciuta» conclude Anselmo.


















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