Calabria
La deposizione
Processo naufragio di Cutro, consulente della Procura: «falle nei soccorsi, sottovalutazioni e ritardi decisivi»
Il consulente della Procura ricostruisce i soccorsi del naufragio del caicco Summer Love: mancato coinvolgimento della Guardia Costiera, errori nei radar e intervento partito troppo tardi

CROTONE – Emergenze sottovalutate, radar gestiti in modo inadeguato e un ritardo nelle operazioni in mare: è il quadro delineato dall’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura di Crotone, durante l’udienza del processo per il naufragio del caicco Summer Love, avvenuto il 26 febbraio 2023 e costato la vita a 94 migranti.
Naufragio di Cutro, il nodo del mancato coinvolgimento della Guardia Costiera
Uno dei punti centrali sollevati riguarda l’assenza della Guardia Costiera nelle operazioni: “anche se era un’operazione di polizia, la Finanza poteva chiedere la collaborazione della Capitaneria, che aveva i mezzi per portare a termine l’attività di law and enforcement, che sarebbe stata comunque coordinata dalla Guardia di finanza”. Secondo il consulente, il supporto della Capitaneria avrebbe potuto garantire un intervento più efficace, sfruttando mezzi adeguati alle condizioni in mare.

Le condizioni meteo e il rientro delle motovedette
Carannante ha poi messo in discussione la decisione della Guardia di finanza di far rientrare le proprie unità per mare forza 4: “la motovedetta V5006, con le condizioni di quella sera – ha detto – poteva sostenere la navigazione in sicurezza ad una velocità massima di circa 30 nodi. Il pattugliatore Barbarisi era più al limite perché poteva sostenere massimo forza 4 a 15 nodi. Quindi non è stato coerente aver dichiarato il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse, a meno che i comandanti non avessero altre problematiche di sicurezza di uomini e mezzi. Questa è una condizione che noi non conosciamo”.

Radar sottoutilizzati
Un altro elemento critico riguarda la gestione della strumentazione radar: “il radarista – ha detto – non ha operato per cambiare la scala di portata. Al momento dell’escussione ha detto che non era in grado di fare nulla, era un osservatore che guardava lo schermo. Se non è in grado di manovrare il radar, non siamo capaci di scoprire il bersaglio. La bravura sta nel superare le difficoltà delle condizioni meteo. L’apparizione del target sul radar è stata fortuita e non ricercata”. Carannante ha inoltre chiarito che il monitoraggio occulto era di fatto impossibile: il radar di Campolongo non superava le 12 miglia di portata e la telecamera termica risultava guasta.

Il ritardo decisivo nei soccorsi
Determinante, secondo il consulente, è stato il ritardo nell’uscita in mare: “se fossero partiti alle 00.17 quando è stata sollecitata la partenza del Barbarisi – ha detto – lo avrebbero intercettato a 6 miglia dall’arrivo, prima della tragedia. Invece, quando sono usciti alle 2.30, anche proseguendo a 10 nodi non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo per evitare lo spiaggiamento”. Infine, è stato sottolineato come l’imbarcazione fosse già classificata come “barca con migranti” e condotta da un timoniere esperto, rendendo quindi legittimo un intervento immediato di law enforcement.



















Social