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“Truffa aggravata: la Procura vuole processare Roberto Occhiuto”. Le anticipazioni del Fatto e la dura replica del Governatore

Calabria

"NON MI FERMO"

“Truffa aggravata: la Procura vuole processare Roberto Occhiuto”. Le anticipazioni del Fatto e la dura replica del Governatore

La Procura di Roma avrebbe esercitato l’azione penale nei confronti del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ipotizzando il reato di truffa aggravata in merito ai rimborsi per l’auto privata. L’immediata reazione del Governatore sui social: “Piccinerie, vado avanti”.

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Roberto Occhiuto

ROMA – La Procura di Roma avrebbe chiesto il rinvio a giudizio per Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Secondo quanto anticipato da un articolo de “Il Fatto Quotidiano“, i pm romani avrebbero esercitato l’azione penale ipotizzando il reato di truffa aggravata.  Al centro dell’inchiesta ci sarebbe la percezione indebita di una somma pari a 3.893 euro al mese, percepita per un lungo periodo a titolo di indennità per l’utilizzo di un’auto privata nello svolgimento delle funzioni istituzionali.

Secondo gli investigatori, il Governatore avrebbe beneficiato di questo rimborso (relativo a un’Audi Q4) nonostante disponesse già di un’altra vettura — un’Audi Q6 acquisita tramite contratto di leasing — per la quale avrebbe ottenuto un ulteriore rimborso da parte dell’amministrazione regionale. L’inchiesta, partita originariamente dalla Procura di Catanzaro, è stata successivamente trasferita per competenza agli uffici giudiziari di Roma.

La replica di Roberto Occhiuto: “Piccinerie, non mi fermo”

La risposta del presidente della Regione Calabria non si è fatta attendere. Attraverso un video pubblicato sui propri canali social, Roberto Occhiuto ha commentato la notizia appresa inizialmente tramite i media, specificando di non aver ancora ricevuto formalmente gli atti. “Chi pensasse di poter utilizzare questa vicenda per fermarmi non mi conosco” – ha dichiarato con fermezza il Governatore – “Se pensate davvero di potermi fermare in questo modo vi sbagliate, perché io vado avanti”.

Nel filmato, Occhiuto ha ridimensionato la portata delle contestazioni mosse dai magistrati, spiegando nel dettaglio il contesto dell’utilizzo dei veicoli. Ha spiegato di aver utilizzato la macchina di servizio della Regione «qualche volta, non per fatti personali, ma per andare a fare dei sopralluoghi e sui cantieri delle opere pubbliche» realizzate durante la sua gestione amministrativa.

Secondo l’accusa, l’uso del mezzo non sarebbe stato consentito in quanto Occhiuto percepiva, al pari degli altri consiglieri regionali, l’indennità per la mobilità all’interno del territorio regionale. Un aspetto che il Governatore ha definito ironicamente “piccinerie”, preannunciando di voler chiarire ogni dettaglio in sede di udienza preliminare.

Roberto occhiuto auto blu

Un anno e mezzo di indagini: lo sfogo del Governatore della Calabria

Nel suo intervento video, Occhiuto ha voluto esprimere anche il proprio stato d’animo, parlando di un percorso giudiziario che lo vede coinvolto da diversi mesi: “Sono arrabbiato. Mi sento torturato da un anno e mezzo – ha affermato Occhiuto – quando ho ricevuto, per la prima volta nella mia vita, un avviso di garanzia sono rimasto scioccato, come chiunque lo riceva non avendo mai fatto nulla di male». Il presidente ha ricordato di essersi messo fin da subito a disposizione della giustizia, invitando gli inquirenti a effettuare controlli approfonditi a 360 gradi sulle sue attività.

Nonostante la richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda legata ai rimborsi auto, Occhiuto ha ribadito la propria determinazione a proseguire il proprio mandato politico alla guida della Regione Calabria, blindando la propria posizione in vista dei prossimi passaggi procedurali. Linchiesta principale, emersa nel giugno 2025, ha visto la Procura ipotizzare il reato di corruzione nell’ambito di un presunto e complesso intreccio tra politica, nomine pubbliche e mondo degli affari in Calabria.

Le forze dell’ordine e i magistrati hanno condotto per circa 18 mesi verifiche estremamente approfondite, passando al setaccio atti amministrativi, contabilità ufficiali e l’intero pacchetto di consulenze conferite dall’ente regionale — un’attività d’indagine ad ampio spettro da cui è poi scaturito, come stralcio successivamente inviato a Roma, anche il filone relativo ai rimborsi per l’auto privata.

Di fronte all’iscrizione nel registro degli indagati, resa nota all’epoca dallo stesso Occhiuto attraverso un video pubblicato sui propri canali social, la reazione del presidente era stata immediata e di ferma protesta d’innocenza. Definendo l’avviso di garanzia come un evento «scioccante e infamante» per chi ha sempre operato con rigore, il Governatore ha respinto ogni addebito e ha scelto di rassegnare temporaneamente le dimissioni per poi ricandidarsi, chiedendo alla magistratura di sottoporre l’intera sua attività a controlli «a 360 gradi» e garantendo la massima collaborazione istituzionale per fare piena luce sulla vicenda.

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