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Rapimento neonata: al via il processo d’Appello per Rosa Vespa, dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi

Area Urbana

APRILE 2027

Rapimento neonata: al via il processo d’Appello per Rosa Vespa, dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi

La Corte d’Appello di Catanzaro ha fissato per il 7 aprile 2027 l’udienza per il secondo grado di giudizio sulla vicenda che sconvolse Cosenza il 21 gennaio 2025. La donna, condannata in primo grado a 5 anni e 4 mesi di reclusione per sequestro di persona, tornerà davanti ai giudici

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Rosa Vespa - Porta a Porta 03

COSENZA – E’ stata fissata al 7 aprile del 2027 la data della prima udienza del processo d’Appello per Rosa Vespa e relativo al caso del rapimento della neonata Sofia, avvenuto nella clinica “Sacro Cuore” di Cosenza a gennaio del 2025. La Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso il decreto di citazione a giudizio per la 51enne, condannata in primo grado dal Tribunale di Cosenza il 25 marzo scorso, a 5 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di sequestro di persona, previsto dall’articolo 605 del codice penale.

Rosa Vespa, parte il processo in Appello

In primo grado, celebrato con rito abbreviato davanti al GUP Letizia Benigno, il giudice aveva accolto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico. Attualmente Vespa è sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel procedimento sono state regolarmente citate anche le parti civili, in particolare i genitori della piccola, Valeria Chiappetta e Federico Cavoto, assistiti rispettivamente dagli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani. La difesa è rappresentata dall’avvocato Pietro Nicotera.

rosa vespa - neonata 02

Accusa e difesa, posizioni contrapposte

Nel corso del primo grado, l’accusa aveva escluso la presenza di patologie mentali, sostenendo la piena capacità d’intendere e di volere dell’imputata. Le perizie tecniche, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero confermato che «il rapimento fosse un atto consapevole, pianificato e messo in pratica».

La stessa linea era stata sostenuta dalla parte civile. L’avvocato Chiara Penna aveva richiamato un’affermazione attribuita all’imputata: «ero molto provata dall’insano gesto e volevo riferirlo ai miei». Una frase interpretata come indice della consapevolezza delle proprie azioni e del timore per le conseguenze. Secondo l’accusa e le parti civili, il movente sarebbe stato la volontà di «coronare un progetto di vita e […] non deludere il marito», che sarebbe rimasto all’oscuro della finta gravidanza e della simulazione protrattasi per nove mesi.

Di diverso avviso la difesa, che aveva contestato l’esistenza di un piano premeditato. I legali avevano chiesto l’assoluzione per totale incapacità d’intendere e di volere oppure, in subordine, il riconoscimento di un vizio parziale di mente e la riqualificazione del reato in sottrazione di minore. In primo grado era stata inoltre respinta la richiesta di accesso a misure alternative legate alla giustizia riparativa.

rosa vespa - neonata 01

Il rapimento del 21 gennaio 2025

La vicenda che ha sconvolto Cosenza risale al 21 gennaio 2025. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rosa Vespa sarebbe entrata nella clinica “Sacro Cuore” fingendosi un’operatrice sanitaria e indossando una mascherina. Nella stanza in cui Valeria Chiappetta aveva dato alla luce Sofia da poche ore, la donna avrebbe preso la neonata con il pretesto di sottoporla a controlli igienici, per poi allontanarsi dalla struttura.

All’esterno l’attendeva il compagno, che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato ignaro della messinscena. Le ricerche condotte dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato permisero di rintracciare la bambina dopo circa tre ore nell’abitazione di Castrolibero, dove era in corso una festa per l’arrivo del presunto figlio della coppia, al quale era stato attribuito fittiziamente il nome “Ansel”. Sofia fu restituita ai genitori in buone condizioni di salute. Per Vespa seguirono l’arresto e il procedimento giudiziario, culminato nella condanna di primo grado. La Corte d’Appello di Catanzaro ha fissato la prima udienza al 7 aprile del prossimo anno.

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