Tirreno
Il colpo e le prove
Rapina con metodo mafioso a Guardia Piemontese: nuove accuse per Alessio Ricco, incastrato dal Dna
I Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno notificato uun’ordinanza cautelare in carcere ad Alessio Ricco. L’episodio riguarda una rapina a mano armata con metodo mafioso a Guardia Piemontese. Ricco è ritenuto legato al gruppo diretto da Giuseppe Scornaienchi

PAOLA (CS) – Un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di Alessio Ricco, 41 anni, per una rapina a mano armata compiuta il 17 gennaio 2003 a Guardia Piemontese. Sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paola, insieme a personale della Guardia di Finanza, in forza al Nucleo P.E.F. di Catanzaro e allo S.C.I.C.O. di Roma, a notificare le misura al soggetto, già detenuto presso la Casa Circondariale di Catanzaro e catturato nel mese di ottobre 2025 a seguito di un lungo periodo di latitanza.
La rapina a Guardia Piemontese e il metodo mafioso
L’ordinanza, emessa dal Gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, si basa sulla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. I fatti contestati risalgono al 17 gennaio 2003.
Ricco, unitamente a un altro soggetto rimasto ignoto, è stato ritenuto gravemente indiziato della commissione di una rapina a mano armata ai danni del gestore di un distributore di carburante a Guardia Piemontese, comune dell’alto Tirreno cosentino.
“La persona offesa, dopo essere stato minacciata con una pistola alla fronte, veniva scaraventata a terra e costretta a consegnare circa 900 euro, corrispondente al guadagno della giornata”. Le modalità della rapina, secondo gli investigatori, risultano evocative della forza intimidatrice tipica del metodo mafioso, concretizzandosi in un’azione brutale finalizzata alla partecipazione “parassitaria” ai proventi di un’impresa.

Le prove
Le immediate indagini dei Carabinieri portarono al ritrovamento, nel limitrofo comune di Acquappesa, dell’autovettura rubata e poi utilizzata per compiere la rapina. All’interno dell’auto venne sequestrato un passamontagna, sul quale il R.I.S. di Messina, dopo aver estratto il DNA, svolse accertamenti tecnici determinanti.
Il profilo genetico estratto dal passamontagna, conservato nel tempo, è risultato del tutto sovrapponibile al DNA di Ricco Alessio, confermando il suo coinvolgimento nell’azione criminale.
Significative sono state anche le evidenze investigative acquisite dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza, che hanno contribuito a ricostruire i contorni della vicenda e la connessione del soggetto con il gruppo mafioso diretto da Giuseppe Scornaienchi.
Nella fase delle indagini preliminari, come sempre, resta necessaria la verifica processuale in dibattimento, ma le prove raccolte delineano un quadro di gravità e coerenza con le dinamiche mafiose.



















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