Italia
Rappresentanza femminile nei Comuni: 1 amministratore su 3 è donna, ma solo il 15,4% è sindaca
Il rapporto Anci fotografa la crescita della rappresentanza della donna nei Comuni italiani: più giovani, più istruite e sempre più presenti anche nei settori strategici

ROMA – Nel 2026 un amministratore comunale su tre è donna. Secondo il dossier “Donne in Comune” dell’Anci, le amministratrici rappresentano il 35% del totale, pari a 44.402. Un dato che conferma una crescita costante della partecipazione femminile alla vita politica locale. Particolarmente significativo è l’aumento delle donne sindaco: “Il numero delle donne sindaco è cresciuto più di 8 volte negli ultimi 40 anni: nel 1986 erano 145 oggi sono 1.187, pari al 15,4%.” Nonostante ciò, il dato evidenzia ancora una forte disparità di genere nelle posizioni apicali.

Donna ai vertici: giovani e più istruite degli uomini
Le amministratrici locali si distinguono anche per profilo anagrafico e formativo. Il 49% possiede una laurea o un titolo post-laurea, contro il 34% degli uomini, mentre l’età media è di 49 anni, tre in meno rispetto ai colleghi. Un segnale di rinnovamento che passa anche attraverso le nuove generazioni: la più giovane sindaca in carica è Maria Vittoria Rusca, eletta a 25 anni a Fontevivo, mentre la più giovane consigliera è Valentina Gottardi, eletta nel 2025 a soli 18 anni nel Comune di Segonzano.

I ruoli: cresce la presenza ma restano differenze
La presenza femminile varia a seconda delle cariche amministrative. È più alta tra assessori (44,5%), consiglieri (35,3%) e vicesindaci (32,3%), mentre i presidenti del Consiglio comunale sono donne nel 29,6% dei casi. Un dato interessante riguarda la diffusione storica: il 43,9% dei Comuni italiani ha avuto recentemente almeno una donna al vertice dell’amministrazione.
La rappresentanza femminile è più forte nel nord-est (37,9%) e nel centro (36,4%), mentre scende al 32,9% nel sud e nelle isole. Il divario si accentua per alcune cariche: il 43,7% delle sindache è stato eletto nei Comuni del nord-ovest, dove si registra anche il 39,2% delle vicesindache. Al contrario, la figura di presidente del Consiglio comunale è più diffusa nel sud e nelle isole, dove raggiunge il 52,8%.
Deleghe: meno stereotipi, più settori strategici
Nel 2026 il 23,7% delle deleghe assegnate alle assessore nei capoluoghi riguarda ancora ambiti come “casa, famiglia, scuola, politiche sociali, pari opportunità”, ma emerge un cambiamento rispetto al passato. Le donne stanno guadagnando spazio in settori chiave: ambiente e territorio (+8,6 punti percentuali rispetto al 2015), lavori pubblici (+8,4), risorse strategiche e patrimonio (+6,2) e anche mobilità e trasporti (+3,7).
Nei Comuni italiani lavorano oltre 321 mila persone e il 58% è rappresentato da donne, segno di una crescente “femminilizzazione dell’impiego nelle amministrazioni comunali”. Sono 253 i Comuni con personale interamente femminile. Anche nei ruoli apicali si registra una crescita: il 56% dei segretari comunali è donna, mentre le dirigenti sono ormai circa il 40%.

Esempi simbolo
Tra i casi più emblematici spicca quello di Monteleone Rocca Doria, piccolo centro di 107 abitanti nella Città metropolitana di Sassari, dove l’intera giunta è composta da donne: la sindaca Giovannina Fresi è affiancata da una vice e due assessore. Segnali concreti di un cambiamento culturale che, seppur ancora incompleto, sta ridefinendo il volto delle amministrazioni locali italiane.
Il dossier dell’Anci, realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica e del primo voto universale maschile e femminile, restituisce l’immagine di un sistema in evoluzione. La strada verso una piena parità è ancora lunga, ma i numeri indicano una direzione chiara: le donne sono sempre più protagoniste nella gestione dei Comuni italiani.




















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