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Rende, bufera sui commenti social del Comune: Interrogazione formale «cittadini derisi. Chi c’è dietro la pagina?»

Area Urbana

Il caso

Rende, bufera sui commenti social del Comune: Interrogazione formale «cittadini derisi. Chi c’è dietro la pagina?»

Rende, la comunicazione social diventa un caso istituzionale: Bilotti, Calvelli e Totera denunciano il superamento dei limiti di decoro e autorevolezza dell’Ente. «Chi gestisce il profilo ufficiale? Basta dileggiare la comunità»

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Municipio comune Rende

RENDE (CS) – La gestione della comunicazione istituzionale del Comune di Rende, all’epoca di Internet, finisce al centro di un acceso caso politico con tanto di interrogazione formale. Quando il nostro giornale ha pubblicato la segnalazione di un cittadino, sulla situazione caotica del traffico su Via Kennedy a Rende, raccogliendo centinaia di altri commenti tutti dello stesso tenore, è balzato agli occhi di tutti la serie infinita di risposte ai post pubblicati dalla pagina ufficiale del Comune.

Risposte il più delle volte non propriamente istituzionali, tanto da sollevare l’indignazione dei cittadini. In molti si sono sentiti derisi e presi in giro dal tono delle repliche, a volte irrispettose a volte goliardiche altre volte poco attinenti a quanto scritto dai cittadini. Altri hanno chiesto espressamente chi si celasse dietro la pubblicazione delle risposte, ma senza avere risposte.

Commenti Social Rende

Le risposte “al veleno” ai cittadini del Comune di Rende

A chiedere adesso ufficialmente chi sia la persona che utilizzi la pagina Facebook del Comune, i consiglieri comunali Giovanni Bilotti, Adriana Calvelli e Fabrizio Totera, che hanno depositato un’interrogazione nel consiglio comunale che si è riunito oggi, per denunciare quanto accaduto nei giorni scorsi.

L’affondo dei consiglieri: «Superato il limite del decoro»

Secondo i rappresentanti, non si è trattato di una semplice “scivolata comunicativa”, ma di un vero e proprio vulnus istituzionale. «La pagina ufficiale non è il profilo personale del Sindaco o un’arena politica di parte: è la voce di tutta la comunità. Quando l’istituzione replica con sarcasmo, il problema diventa istituzionale. Non può permettersi di trasformare una pagina ufficiale in uno spazio di contrapposizione. Anche davanti a commenti duri o polemici, un Ente pubblico deve restare al di sopra. La forza di un’istituzione sta nella misura, non nella replica. Sta nell’autorevolezza, non nella battuta».

Consiglio Comunale Rende interrogazione social commenti

Nostro dovere difendere i cittadini derisi

I firmatari dell’interrogazione chiedono massima trasparenza su diversi punti critici e spiegano: «qui è in gioco il decoro dell’Ente. Quando la comunicazione ufficiale scivola su un terreno divisivo, non viene coinvolta una parte politica: viene coinvolto il Comune nella sua interezza. E noi, come rappresentanti eletti, non possiamo far finta di nulla. Sentiamo il dovere di prendere le distanze da quanto avvenuto e di difendere i cittadini che si sono sentiti offesi o ridicolizzati. Il rapporto tra amministrazione e comunità non può essere impostato sullo scontro. Il rispetto è la base minima della funzione pubblica».

Chi è la persona incaricata di pubblicare le risposte?

«Vogliamo chiarezza: chi gestisce le pagine ufficiali? Con quali regole? Con quali responsabilità? Esistono linee guida? Esiste un controllo?. Non è una polemica politica. È una questione di dignità istituzionale. La pagina ufficiale del Comune deve essere uno strumento di servizio, non un’arena. Deve rappresentare tutti, non reagire a qualcuno.

Dignità istituzionale sotto i riflettori

Per i consiglieri Bilotti, Calvelli e Totera, in gioco non c’è solo una gestione maldestra dei social, ma il decoro dell’Ente. Il rapporto tra amministrazione e cittadini, sottolineano, non può essere impostato sullo scontro o sulla ridicolizzazione dell’interlocutore. «Il rispetto verso i cittadini non è negoziabile», concludono i consiglieri, attendendo risposte chiare «Le risposte dovranno arrivare in Consiglio Comunale, attraverso l’interrogazione già depositata. Perché il rispetto verso i cittadini non è negoziabile e perché l’istituzione deve sempre essere più alta del conflitto

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