Area Urbana
Rende: assemblea partecipata dei dipendenti ex Lsu-Lpu «diritti, dignità e giustizia sociale»
Al centro del dibattito a Rende, la situazione dei dipendenti pubblici ex LSU/LPU, considerati tra i precari più anziani e dimenticati del panorama regionale

RENDE – Riaccesi da Rende i riflettori su una delle vertenze più longeve e trascurate della Calabria: i dipendenti pubblici ex Lsu-Lpu, che oggi rappresentano circa il 95% della forza lavoro negli enti locali, ricoprendo anche profili di responsabilità e mansioni dirigenziali. Nei giorni scorsi si è svolta un’assemblea molto partecipata, promossa dal Coordinamento autonomo dipendenti pubblici ex Lsu-Lpu, che ha tracciato un primo bilancio delle iniziative avviate e delineato i prossimi passi della mobilitazione.
Rende: sala gremita, ex Lsu-Lpu è vertenza aperta da oltre dieci anni
L’incontro ha visto la partecipazione di lavoratori provenienti da tutte le province calabresi, confermando l’ampiezza di una platea che da oltre un decennio denuncia condizioni di precarietà economica e previdenziale. Al centro del dibattito, la situazione dei dipendenti pubblici ex Lsu-Lpu, considerati tra i precari più anziani e dimenticati del panorama regionale, penalizzati – secondo quanto emerso – sia dalla politica che dalle organizzazioni sindacali confederali.
Le due vertenze principali: pensioni e lavoro a tempo pieno
Due i nodi fondamentali posti dal coordinamento. Il primo riguarda il riconoscimento dei contributi previdenziali relativi agli anni precedenti alla stabilizzazione, senza i quali molti lavoratori rischiano una pensione addirittura inferiore a quella sociale, nonostante oltre trent’anni di servizio. Il secondo punto è il ripristino del fondo per l’aumento delle ore lavorative, necessario per consentire il passaggio dal part-time al full-time. Attualmente, la maggioranza degli ex Lsu-Lpu lavora ancora con contratti parziali e stipendi che si aggirano intorno ai 700 euro mensili.

“Un lavoro svolto senza copertura previdenziale”
Durante l’assemblea è stato ribadito come, prima delle stabilizzazioni, per molti lavoratori non sia stata garantita una reale copertura previdenziale, una condizione definita come una forma di “lavoro nero legalizzato”, le cui conseguenze ricadono oggi sulle prospettive pensionistiche. Una situazione ritenuta ingiusta e insostenibile per dipendenti che, pur garantendo servizi essenziali nei comuni calabresi, non riescono a programmare il proprio futuro.
Dopo i flash mob già organizzati a Catanzaro, davanti alla Cittadella regionale, e a Roma, in piazza Vidoni, il coordinamento – composto da Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Gino Pettinato, Giulio Pignataro, Oreste Valente, Gianvincenzo Petrassi e Giovanni Muto – registra i primi segnali di attenzione da parte della politica.
In particolare, viene apprezzata l’interrogazione presentata in Regione dalla consigliera Scutellà e dal consigliere regionale del PD Bruno, a sostegno dei diritti previdenziali, della dignità salariale e della giustizia sociale per questi lavoratori. Aperture al confronto sarebbero arrivate anche da esponenti della maggioranza.

Prossima iniziativa: flash mob al Consiglio regionale
Al termine dell’assemblea, dopo un ampio confronto interno, è stata annunciata una nuova iniziativa di mobilitazione: un flash mob davanti al Consiglio regionale a Reggio Calabria, per sollecitare risposte concrete e un tavolo istituzionale Stato-Regioni sul riconoscimento dei contributi previdenziali. «Ci siamo contati, siamo tanti e determinati – hanno ribadito i rappresentanti del coordinamento – vogliamo rappresentarci direttamente e sederci ai tavoli istituzionali, continuando a stimolare politica e sindacati».
Il coordinamento definisce gli ex Lsu-Lpu come i dipendenti pubblici più poveri della Pubblica Amministrazione e, se nulla cambierà, anche i futuri pensionati più poveri del settore. Una condizione che, soprattutto in Calabria, viene ritenuta non più ignorabile. La battaglia – assicurano – continuerà dentro e fuori le istituzioni, finché non arriveranno risposte concrete capaci di restituire dignità lavorativa e prospettive pensionistiche adeguate a migliaia di dipendenti pubblici.


















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