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A Rende una panchina gialla per Giulio Regeni: simbolo permanente di memoria e diritti umani

Area Urbana

A Rende una panchina gialla per Giulio Regeni: simbolo permanente di memoria e diritti umani

Oggi in via Rossini, l’inaugurazione della Panchina Gialla dedicata al ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016. Un’iniziativa dell’Amministrazione comunale e del Punto Giallo #veritàpergiulio per tenere viva la richiesta di verità e giustizia

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Panchina gialla Giulio Regeni - generica

RENDE – Sarà inaugurata alle 11 di oggi, su via Rossini a Rende, nei pressi del civico 113, la Panchina Gialla dedicata a Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano barbaramente ucciso in Egitto nel 2016. L’iniziativa è promossa dall’Amministrazione Comunale di Rende in collaborazione con il Punto Giallo #veritàpergiulio di Arcavacata di Rende.

Una panchina gialla dedicata a Giulio Regeni, simbolo di diritti, giustizia e verità

La Panchina Gialla nasce come simbolo permanente di riflessione e sensibilizzazione sull’importanza della tutela dei diritti fondamentali e sul valore imprescindibile della giustizia e della verità. Non si tratta di un semplice arredo urbano, ma di un segno visibile e condiviso che richiama la responsabilità collettiva nel difendere i diritti umani, in Italia e nel mondo.

La Panchina Gialla non è un monumento statico, ma uno spazio vivo di memoria attiva. È un invito a non dimenticare quanto accaduto a Giulio Regeni e a tutte le vittime di soprusi e violazioni dei diritti umani. Sedersi su quella panchina, raccontarne il significato, condividerne la storia significa mantenere alta l’attenzione e trasformare un gesto quotidiano in un atto di consapevolezza e impegno civile: ricordare facendo ricordare, stando insieme.

Panchina gialla per giulio regeni a Rende

Promotore dell’iniziativa presso il Comune di Rende è il Punto Giallo “Bazar Mille Idee” di Pierluca De Luca, situato in via Rosario Salerno 74 ad Arcavacata di Rende. Il Punto Giallo rappresenta un riferimento per chi desidera sostenere concretamente la causa della famiglia Regeni, attraverso una donazione di 2 euro che consente di ricevere il braccialetto Verità per Giulio Regeni”. Indossare un braccialetto, una spilla o esporre uno striscione sono gesti semplici ma profondamente significativi, espressione concreta di responsabilità civile e partecipazione attiva.

All’inaugurazione interverranno: Daniela Ielasi, assessora con delega al Welfare del Comune di Rende; Clelio Gelsomino, consigliere comunale di Rende; Donatella Loprieno, costituzionalista dell’Università della Calabria. La presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo accademico rafforza il valore civile e culturale dell’iniziativa. Anche la cittadinanza è invitata a partecipare per ricordare insieme, stare insieme e trasformare il ricordo in impegno concreto per la difesa dei diritti umani.

Giulio Regeni

Era un giovane ricercatore italiano, nato a Fiumicello, in provincia di Udine, il 15 gennaio 1988. Fin da giovanissimo aveva mostrato una forte curiosità intellettuale, unita a una profonda attenzione per le dinamiche sociali, politiche ed economiche che attraversano le società contemporanee. Dopo il liceo si era laureato in Studi Internazionali all’Università di Leeds e successivamente aveva intrapreso un percorso accademico di alto livello che lo aveva portato a diventare dottorando presso l’Università di Cambridge, una delle più prestigiose al mondo.

Il suo ambito di ricerca riguardava il Medio Oriente e, in particolare, l’Egitto. Giulio studiava i sindacati indipendenti egiziani, le condizioni dei lavoratori e le trasformazioni sociali seguite alla rivoluzione del 2011. Il suo lavoro non era mosso da interessi politici o ideologici, ma da un approccio rigorosamente scientifico e da una sincera volontà di comprendere i meccanismi di partecipazione e rappresentanza in un contesto complesso e spesso repressivo. Parlava fluentemente arabo e aveva scelto di vivere al Cairo per svolgere le sue ricerche sul campo, entrando in contatto diretto con le persone e le realtà che studiava.

Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2016, nel quinto anniversario della rivoluzione egiziana, Giulio Regeni scomparve improvvisamente mentre si recava a un appuntamento. Per giorni non si ebbero sue notizie. Il 3 febbraio il suo corpo venne ritrovato senza vita lungo una strada alla periferia del Cairo. Le condizioni in cui fu rinvenuto erano drammatiche: sul corpo erano evidenti segni di torture brutali e prolungate, incompatibili con un atto criminale comune. Sin da subito emerse con chiarezza che si trattava di un omicidio di estrema gravità.

La morte di Giulio Regeni scosse profondamente l’opinione pubblica italiana e internazionale. Il caso assunse immediatamente una dimensione politica e diplomatica, diventando simbolo delle violazioni dei diritti umani, della repressione e dell’assenza di libertà in Egitto. La richiesta di “verità e giustizia per Giulio Regeni” si diffuse rapidamente in tutto il mondo, sostenuta dalla famiglia Regeni, in particolare dai genitori Paola e Claudio, che da anni conducono una battaglia civile instancabile e dignitosa.

Giulio Regeni è diventato il simbolo del diritto alla ricerca libera, alla libertà di pensiero e di parola, e della tutela dei diritti fondamentali. La sua vicenda ha sollevato interrogativi profondi sul ruolo degli Stati, sulle responsabilità delle istituzioni e sul prezzo che ancora oggi può essere pagato da chi studia, racconta e cerca di comprendere la realtà in contesti autoritari.

A distanza di anni, la verità sulla sua uccisione non è stata ancora pienamente accertata e la giustizia non è stata resa. Tuttavia, il nome di Giulio Regeni continua a vivere nella memoria collettiva come monito e come impegno. Ricordarlo significa difendere i diritti umani, la dignità delle persone e la libertà della conoscenza. La sua storia ci ricorda che la ricerca, il pensiero critico e la solidarietà non sono mai colpe, ma valori da proteggere e difendere ogni giorno.

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