Area Urbana
Rende, processata per aver violato il domicilio di casa sua: lieto fine per una 55enne

COSENZA – I fatti risalgono al 2016 e la vicenda processuale si è conclusa solo oggi. Oggetto del contendere una casa popolare situata a Rende nella centralissima Via Rossini.
Alla morte della anziana signora titolare dell’ appartamento si sono creati, come spesso succede, problemi civilistici legati alla titolarità della casa, sfociati però in questo caso in un processo penale. Da un lato il nipote trentenne della donna defunta ed assegnataria dell’ immobile, dall’altro le due figlie dell’ originaria proprietaria, E.A. cinquantacinquenne residente a Rende, difesa dall’avvocato Domenico De Maio, ed E. M. sessantenne residente da molti anni in Lombardia difesa dall’avvocato Mario Alberelli.
La signora E.A. risultava residente nella casa materna già dal 1992 e quindi si riteneva a ben vedere titolare del diritto ad abitare nella casa materna. Il nipote della proprietaria di casa invece poco prima della morte della nonna era andato a vivere presso l’alloggio popolare trasferendo lì anche la sua residenza anagrafica. Dopo la morte dell’anziana signor , la figlia E.A. chiese all’ A.T.E.R.P. l’ assegnazione dell’ alloggio popolare sul presupposto che dal 1992 ha sempre vissuto nell’ immobile, tranne gli ultimi tre anni in cui fu allontanata improvvisamente dalla madre che non accettava la sua seconda gravidanza. Da questo momento è nato un contenzioso prima presso il Tribunale Civile di Cosenza e successivamente presso l’ A.T.E.R.P. Ente quest’ ultimo chiamato a decidere chi avesse effettivamente diritto ad abitare in quell’appartamento.
Prima della conclusione dell’ iter burocratico la signora E.A. dopo la morte della madre non avendo altre soluzioni abitative ed essendo disoccupata decise di fare rientro nell’appartamento, dove era sempre stata residente ed in quella occasione chiese alla sorella E.M. di accompagnarla. Il nipote in quell’episodio chiamò immediatamente i Carabinieri accusando le due donne di aver violato il domicilio della abitazione della quale si riteneva unico titolare.
Giunti tempestivamente sul posto i Carabinieri di Rende verificavano la presenza delle due donne nell’ appartamento, contestando la violazione di domicilio alle due donne. Da questo episodio sono scaturite le indagini e la Procura di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio delle due donne e ne è nato un processo penale. A distanza di qualche mese dai fatti oggetto di querela l’ A.T.E.R.P. ha inequivocabilmente stabilito che unica e indiscussa titolare dell’ appartamento era la signora E.A. , tuttavia l’ ingresso nell’ appartamento, avvenuto nel 2016, per come denunciato ai Carabineri costituisce comunque reato ed è stata necessaria la celebrazione di un processo penale a carico delle due sorelle pizzicate ‘’sul fatto’’.
Dal 2016 ad oggi sono stati ascoltati i militari dell‘ arma intervenuti al momento dei fatti, nonché i testimoni citati dal nipote dell’ originaria proprietaria, successivamente defunta, ed infine i testimoni citati dalle due sorelle imputate di violazione di domicilio. Al termine dell’istruttoria dibattimentale ,durata anni, è stata dimostrata la legittimità del comportamento delle due sorelle imputate. L’ emissione della sentenza di assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” ha restituito gioia e serenità alle due sorelle assolte: E. A. legittima titolare dell’appartamento, difesa dall’avvocato Domenico De Maio, ed E.M. residente in Lombardia difesa dall’avvocato Mario Alberelli, entrambi del Foro di Cosenza.



















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