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Rende: Polizia Locale, trasporti e viabilità. Liparoti e Cuzzocrea «rimandiamo le accuse al mittente»

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Rende: Polizia Locale, trasporti e viabilità. Liparoti e Cuzzocrea «rimandiamo le accuse al mittente»

Polizia Locale più presente e viabilità più fluida: l’Amministrazione comunale, attraverso il vicesindaco Liparoti Cuzzocrea e all’assessore ai Trasporti Andrea Cuzzocrea, risponde alle polemiche

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Polizia locale rende viabilità cuzzocrea e liparoti

RENDE – “Le modifiche alla viabilità realizzate dalla nostra Amministrazione mirano a rendere la circolazione veicolare più lenta, più fluida, più scorrevole e più ordinata, anche in vista della prossima pianificazione ed integrazione del sistema Brt (Bus rapid transit) e dei nodi intermodali che interesseranno il nostro territorio”. A difendere le scelte del Comune, il vicesindaco Fabio Liparoti e Andrea Cuzzocrea, assessore ai Trasporti.

Nuove regole per la viabilità cittadina

“Nei prossimi giorni verranno adottati ulteriori provvedimenti, che porteranno un maggiore beneficio alla circolazione.
In particolare, gli autobus extraurbani percorreranno la bretella di via Majorana di prossima apertura, avranno un’unica fermata alle porte della città, in corrispondenza del golfo di fermata di villa Giorcelli. In tal modo, saranno favoriti tutti i pendolari, che potranno utilizzare lo stesso nodo per partire e tornare. Le linee di trasporto urbano condurranno da questo nodo gli altri utenti nella camera urbana, come avviene nelle città più moderne, europee e non”.

rende fermate bus pendolari viabilità

“Analogamente, verrà realizzato un golfo di fermata prima dell’ingresso di via Kennedy, all’altezza del Parco Robinson per gli autobus urbani. Inoltre, si procederà a una migliore sistemazione dei parcheggi su Via Kennedy. Nella nuova viabilità è fondamentale il ruolo della Polizia Locale e, finalmente, dopo oltre 10 anni si vedono le divise dei vigili in giro per la città”.

“Rispediamo al mittente le provocazioni di queste ore”

“Respingiamo – scrivono Liparoti e Cuzzocrea – l’accusa di sacrificare le altre funzioni per il traffico, che denota una scarsa comprensione delle dinamiche operative della Polizia Locale. Infatti, mentre le attività di controllo edilizio e commerciale sono programmabili, il presidio di viabilità e sicurezza stradale è un servizio essenziale di pronto intervento. Giova ricordare che la Polizia Municipale ha, tra i suoi compiti primari, la viabilità e, quindi, il controllo del traffico. Mantenere sulla strada gli agenti non solo è coerente con i compiti istituzionali, ma è anche utile a formare la comunità e a far circolare i pedoni, i bambini e gli anziani in tranquillità”.

“Per anni i cittadini di Rende hanno lamentato l’invisibilità dei vigili sul territorio. Questa Amministrazione ha invertito la rotta: oggi la Polizia Locale è di nuovo un punto di riferimento visibile e accessibile mediante la sezione di Polizia Stradale e Viabilità”.

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“La figura dell’agente di Polizia Locale nasce proprio per garantire un approccio diretto e una risposta immediata ai bisogni della comunità; negare questa missione significa voler tornare a una Polizia Locale chiusa negli uffici e distante dai problemi quotidiani. L’Amministrazione continuerà a investire nella Polizia Locale perché resti un presidio di legalità, sicurezza e assistenza, capace di intervenire con la stessa efficacia in qualunque settore operi e soprattutto nella gestione quotidiana del traffico cittadino, garantendo così una presenza costante sul territorio”.

‘Araba Fenice’

Dall’indagine era emerso – spiegano gli investigatori – un “cartello criminale” che vedeva imprenditori legati alla ‘ndrangheta impegnati nei lavori di completamento di numerosi edifici costruiti a Ravagnese, nella zona sud di Reggio Calabria. Lo scopo dell’intesa criminale era un’equa spartizione dei lavori di ultimazione di un rilevante complesso immobiliare che avrebbe consentito alle cosche di realizzare illecitamente profitti e vantaggi a favore di “imprese mafiose”.

Questo avveniva anche attraverso la “liquidazione” delle imprese pulite che già partecipavano ai lavori di costruzione. Figura cardine del sistema illecito era il pentito Pino Liuzzo, all’epoca imprenditore reggino. Stando alle sue dichiarazioni, e agli accertamenti della Guardia di finanza, era lui che partecipava e sovrintendeva ai summit nei quali veniva decisa e concordata la “spartizione mafiosa”.

Liuzzo, infatti, si occupava di distribuire e assegnare alle diverse imprese riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta i lavori di completamento degli edifici costruiti da una società di cui era “socio occulto”. L’inchiesta ha dimostrato che ciò avveniva grazie a una serie di intestazioni fittizie di società e beni immobili che avrebbero tutelato l’impianto contabile del suo “gruppo societario di fatto”. La “quadratura” della contabilità delle ditte e delle società riconducibili a Liuzzo era possibile, infine, attraverso l’emissione e la ricezione di molte fatture per operazioni inesistenti.

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