Calabria
270 false prescrizioni
Rimborsi per presidi e ausili: truffa da 300mila euro all’Asp, 16 rinvii a giudizio
La truffa ai danni dell’Asp di Catanzaro. Smantellato un sistema illecito sui rimborsi per presidi e ausili: 270 pratiche sospette nel mirino della Procura

CATANZARO – Sedici persone rinviate a giudizio per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Asp di Catanzaro. Si è conclusa con il rinvio a giudizio di 16 soggetti la fase delle indagini preliminari eseguite dalla Guardia di Finanza di Lamezia Terme, coordinati dalla locale Procura della Repubblica.
Truffa all’Asp, le indagini della Guardia di Finanza
Le investigazioni hanno disvelato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata a perpetrare una truffa aggravata ai danni dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro e portato alla luce un presunto sistema illecito diffuso, strutturato per lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dall’azienda sanitaria per l’acquisto di presidi e ausili.

Prescrizioni “prefabbricate”
Secondo quanto emerso, il sistema si basava sulla presentazione al distretto sanitario lametino di prescrizioni “prefabbricate ad hoc” risultate false. A beneficiare del meccanismo fraudolento sarebbero state aziende operanti nel settore specifico, che avrebbero ottenuto rimborsi non dovuti attraverso documentazione artefatta.
Gli indagati, stando agli accertamenti, si sarebbero adoperati per predisporre moduli prescrittivi con l’intestazione del Distretto sanitario lametino, inserendo non solo il presidio o l’ausilio richiesto, ma anche la diagnosi e il relativo piano terapeutico.

Timbri falsi e specialisti compiacenti
Le indagini hanno accertato che gli indagati si sarebbero di fatto sostituiti a medici specialisti, compilando integralmente i documenti e apponendovi timbro e firma contraffatti di ignari professionisti. In altri casi, le prescrizioni già compilate sarebbero state sottoscritte da due specialisti compiacenti, in servizio presso il Polo Sanitario Territoriale e il Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme. Un sistema articolato che avrebbe consentito di aggirare i controlli amministrativi e ottenere i rimborsi dall’azienda sanitaria.
Le false prescrizioni accertate sarebbero 270, con un potenziale danno per il servizio sanitario pubblico quantificato in circa 300mila euro. Con il rinvio a giudizio dei 16 imputati si apre ora la fase processuale, che dovrà accertare responsabilità e ruoli all’interno di un presunto sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbe colpito direttamente le risorse destinate alla sanità pubblica.


















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