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Rinascita “strategica” dopo il disastro del maltempo: l’Unical come svolta per la Sibaritide

Ionio

La proposta

Rinascita “strategica” dopo il disastro del maltempo: l’Unical come svolta per la Sibaritide

La proposta di Carlo Miceli, giurista che può “diventare un’opportunità”: portare nella Sibaritide l’Unical con un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali

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Unical sibaritide alluvione maltempo 02

COSENZA – Il disastro nella Sibaritide come occasione di rinascita: è il momento giusto per portare l’Unical e il corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali sullo Ionio. Dopo l’alluvione che ha colpito duramente il territorio, si apre una riflessione che guarda oltre l’emergenza e punta a un progetto strutturale di sviluppo culturale e agricolo. E’ la riflessione di Carlo Miceli, giurista, che lancia una proposta che può “diventare un’opportunità”.

Unical per la Sibaritide, Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali sullo Ionio

Sono ancora impresse nella memoria le immagini drammatiche dei Laghi di Sibari, di Lattughelle, di Thurio e di tutte le località travolte dalla piena del Crati, arrivata a valle dopo le intense piogge che hanno colpito la provincia di Cosenza. I danni sono stati assolutamente ingenti e ancora difficilmente quantificabili nella loro interezza. Coldiretti Calabria ha stimato almeno 900 ettari di terreno colpiti dall’esondazione del Crati. Numeri che raccontano bene la gravità del disastro subito dalla Sibaritide, ancor di più considerando che il colpo è arrivato al cuore dell’economia di questa terra: il comparto agricolo.

Dal disastro all’opportunità

Eppure, questa calamità può essere, finalmente, l’occasione per un rilancio della Sibaritide, proprio con il settore agricolo come pilastro portante. Accanto ai necessari e doverosi ristori e interventi di riparazione dei danni, tuttavia, si deve affiancare un nuovo volano di sviluppo culturale e di potenziamento delle competenze in ambito agricolo: è il momento giusto per portare nella Sibaritide l’Università della Calabria con un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali.

L’ateneo di Rende, infatti, non ha ancora un corso di laurea afferente a questo ambito scientifico, ma le sue caratteristiche identitarie di polo culturale al servizio dell’intera Calabria, unitamente alla vocazione agricola del territorio ionico, possono creare le giuste condizioni per questo ambizioso progetto.

Unical sibaritide alluvione maltempo 01

Non si tratta di un’idea astratta

“Esistono precedenti significativi – spiega Miceli. – Nella vicina Lucania, l’Università degli Studi della Basilicata venne istituita nel 1982 nell’ambito delle misure di riparazione dei danni del terremoto dell’Irpinia del 1980. Lo stesso avvenne per l’Università degli Studi di Udine, quale intervento di rilancio del territorio a seguito del terremoto del Friuli del 1976.

Nel caso della Sibaritide, la sfida è persino più agevole rispetto ai casi citati: l’università esiste già, è sufficiente l’istituzione del corso di laurea, che può diventare un punto di riferimento culturale per lo sviluppo delle competenze e delle potenzialità del comparto agricolo.

Unical Università della Calabria Sibaritide

Quanti giovani potrebbero decidere, in tutto l’arco ionico che va da Rocca Imperiale a Crotone, di dedicare le proprie forze a questo settore dopo aver ricevuto vicino casa un’adeguata formazione? Quanto potrebbe beneficiarne lo stesso mondo accademico dal contatto diretto con una terra da sempre vocata in modo pratico a quella che, oltre ad essere un’attività generatrice di sviluppo e ricchezza, è anche, a tutti gli effetti, una branca scientifica? La presenza dell’Università della Calabria nella Sibaritide in questo settore sarebbe un fatto del tutto congruente con la realtà delle cose, se non addirittura doveroso.

“Queste riflessioni – conclude il giurista – non vogliono essere solo un appello alle istituzioni affinché riflettano su questa possibilità, ma anche una sollecitazione alla società civile, ai cittadini ed ai corpi intermedi della Sibaritide affinché possano unire le forze per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la tematica. L’alluvione del Crati ha rappresentato per questa terra una ferita sanguinante. Tuttavia, può e deve essere l’occasione per una rinascita ed un rilancio delle energie e delle potenzialità, sia quelle evidenti che quelle nascoste, di questo territorio. E la cultura non può non essere parte di questa nuova storia”.

 

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