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Rocco, il bimbo di Acri caduto dal balcone, lotta per vivere. La mamma “Volevo afferrarlo, non ce l’ho fatta”
Rocco era a Roma con la famiglia di Acri per una festa di laurea. Sarebbe caduto nel vuoto mentre salutava la sorellina. Le testimonianze disperate dei genitori e della persona che per prima l’ha soccorso

ROMA – Doveva essere una giornata di festa per la famiglia Barbagallo, arrivata a Roma dalla frazione San Giacomo di Acri per celebrare la laurea di uno zio. Ma la giornata di festa, in pochi istanti, si è trasformata in tragedia. Rocco Barbagallo, 11 anni, si trova ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale Bambino Gesù, dove è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico dove un volo di diversi metri dal balcone di un B&B di via Beniamino De Ritis, nella zona Tiburtina. Si sarebbe sporto dal balcone per salutare la sorellina che stava uscendo, perdendo improvvisamente l’equilibrio e precipitando al suolo. Il corpo avrebbe urtato il cofano di un furgone parcheggiato, che avrebbe in parte attutito l’impatto con l’asfalto.

«Quello che ho visto martedì è qualcosa di terribile e che non si augura a nessuno» racconta Laura Biondino, l’infermiera del poliambulatorio a due passi da via De Ritis e che martedì mattina per prima ha soccorso. «Adesso spero solo che si salvi e che possa abbracciarlo al più presto». E racconta questi drammatici momenti «Ho prestato il primo soccorso a Rocco come ho potuto, quando era ancora sdraiato in terra. Ho controllato i parametri vitali, il battito cardiaco, la pressione. E poi ho creato un accesso in vena per la prima flebo. Gli ho tenuto ferma la testa, perché il bambino aveva degli spasmi involontari. Poi sono arrivati i colleghi del 118 e abbiamo finito di stabilizzarlo”.
Le testimonianze strazianti dei genitori
Sono state le urla della madre ad attirare i passanti, mentre il padre, disperato, è corso in strada per soccorrere il figlio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno trasportato Rocco in codice rosso al Bambino Gesù. Le indagini della Polizia scientifica e della Squadra mobile di Roma sono in corso per chiarire la dinamica e verificare le condizioni di sicurezza della struttura ricettiva.
La mamma Santina ha raccontato tra le lacrime: «Gli ho detto di rientrare, temevo potesse cadere. Mi sono avvicinata, ma in un attimo l’ho visto precipitare». Il padre Enrico, sconvolto, ha aggiunto: «Ho sentito l’urlo di mia moglie e subito dopo il tonfo. Sono sceso scalzo e ho preso mio figlio tra le braccia». Come riportato dal Messaggero il papà stringe ancora tra le mani la felpa con cui ha tamponato le ferite del figlio, intrisa di sangue. E non si dà pace «Perché non ha preso me?», si sfoga guardando verso l’alto. «Ce lo avevo davanti – racconta la donna – Si era seduto sul bordo del balconcino, dando le spalle al vuoto. Gli ho detto di rientrare, poteva farsi male. Gli sono andata incontro e in quell’istante l’ho visto cadere nel vuoto. Sono corsa verso il davanzale e ho tentato di afferrarlo ma è stato inutile».

Nel racconto si inserisce il marito: «Ero in camera da letto. Ho sentito l’urlo di mia moglie e quasi nello stesso istante il tonfo». Quel rumore sordo Enrico non riesce a toglierselo dalla testa. «Sono sceso per le scale scalzo, ho preso mio figlio tra le braccia, gli ho avvolto la testa nella felpa, gli parlavo. Era cosciente, ma aveva sangue dappertutto». Santina riprende a parlare quando il marito si interrompe: «Ho visto la caduta, il bambino con un colpo di reni ha deviato la traiettoria andando a impattare su un furgone. Probabilmente questo ha limitato i danni». Enrico commenta: «Il ragazzo gioca a calcio, fa il portiere. Credo che il suo istinto in qualche modo lo abbia aiutato. Ma è lunga, non so come ne uscirà. Ha un polmone lesionato, un sensore che monitora il cervello».


















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