Area Urbana
Romanipè: 7 secoli di storia e identità rom, a Cosenza un incontro per superare i pregiudizi
Dalla lingua romanès alle sfide sociali: istituzioni, studiosi ed esperti a confronto l’8 aprile per raccontare radici, diritti e futuro delle comunità rom in Calabria

COSENZA – Un’occasione di confronto e approfondimento sull’identità rom in Calabria. Domani, mercoledì 8 aprile, alle 17:30, nella sala Consiliare del Comune di Cosenza, si terrà il convegno “Romanipè (Identità): Storia, Lingue e Condizione dei Gruppi rom in Calabria”. L’iniziativa è promossa da Arci Cosenza, APS Lav Romanò e Città di Cosenza, con il finanziamento dell’UNAR, nell’ambito della Settimana per la promozione della cultura Romanì, in programma dal 7 al 19 aprile 2026.
Identità rom: trasformare il pregiudizio in conoscenza
Al centro del dibattito, la condizione dei rom in Calabria, con uno sguardo particolare alla realtà cosentina. A moderare sarà l’assessore al Welfare Veronica Buffone. Previsti i saluti istituzionali del sindaco Franz Caruso e dei rappresentanti del Consiglio comunale e del mondo associativo. Seguiranno gli interventi di esperti e studiosi: Fiore Manzo, Stefania Bevilacqua, Ferdinando Laghi, il professor Andrea Scala dell’Università di Milano, Ibrahima Diop, Michele Cosentino dell’Università di Messina e Franca De Bonis.
La presenza delle comunità rom in Calabria non è recente né episodica, ma affonda le radici in oltre cinque secoli di storia. Documenti tra Cinquecento e Seicento attestano la presenza di famiglie rom impegnate in attività artigianali e commerciali. Le cronache del 1647 li vedono protagonisti anche nella rivolta popolare di Cosenza. Nei secoli successivi, registri e archivi confermano un’integrazione progressiva nel tessuto sociale, con cognomi e genealogie ancora oggi diffusi sul territorio.

Il patrimonio linguistico a rischio
Uno dei temi centrali sarà la lingua romanès, elemento identitario fondamentale. “Il romanès parlato in Calabria è una lingua antica che conserva radici sanscrite, persiane, armene e greche e che ha assorbito nel corso dei secoli anche le strutture dei dialetti calabresi”. Tuttavia, dal secondo dopoguerra la trasmissione tra generazioni si è progressivamente interrotta, mettendo questa lingua a rischio estinzione. Al suo posto si diffonde lo “zingariškë”, un dialetto neolatino che sarà oggetto di analisi durante il convegno.
Non mancherà l’attenzione alle problematiche attuali: dall’emergenza abitativa in quartieri come San Vito, Scordovillo e Arghillà, fino alle difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi. Allo stesso tempo emergono segnali di cambiamento, con una crescente presenza di giovani rom nei percorsi universitari. “Riconoscere la romanipè calabrese significa valorizzare un popolo che da oltre cinquecento anni chiama la Calabria ‘casa’”.
L’incontro si propone come un’occasione per superare stereotipi e promuovere una partecipazione attiva, attraverso la conoscenza storica e culturale di una componente fondamentale dell’identità calabrese.

















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