Area Urbana
La perizia psichiatrica
Rosa Vespa era “lucida” quando rapì la neonata: il responso dei periti sul caso della piccola Sofia
La 51enne accusata del sequestro del 21 gennaio 2025, è stata dichiarata capace di intendere e volere al momento dei fatti. Le conclusioni dei 3 periti nominati dal GUP: esclusa l’infermità mentale ma necessario supporto psichiatrico

COSENZA – La vicenda che ha scosso la città di Cosenza il 21 gennaio dello scorso arriva a una svolta giudiziaria. Rosa Vespa, la 51enne accusata del rapimento di piccola Sofia Caboto dalla clinica Sacro Cure, è stata dichiarata capace di intendere e di volere al momento dei fatti. È quanto emerge dalla perizia psichiatrica depositata venerdì scorso dai tre esperti incaricati dal GUP di valutare le condizioni mentali della donna, attualmente agli arresti domiciliari. La difesa aveva richiesto il rito abbreviato condizionato proprio dall’accertamento della capacità dell’imputata, sperando in un riconoscimento di infermità. Gli avvocati dei genitori della bimba si erano invece opposti.
Il team incaricato dal Gup composto da tre professionisti, Michele Di Nunzio, psichiatra e psicoterapeuta con specializzazione in criminologia clinica e psichiatria forense; Gabriella Bolzoni, psicologa e criminologa e Roberta Costantini, psicoterapeuta e psicologa giuridica ha redatto la relazione tecnica.

Rosa Vespa “aderente al piano del reale”
Secondo quanto messo nero su bianco, al momento dell’azione “Rosa Vespa non presentava uno stato mentale tale da escludere o scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere“. Nonostante la donna fosse spinta da un forte stato “emotivo e passionale” alimentato dal desiderio di maternità e dalle pressioni del marito, ansioso di vedere il figlio che credeva fosse nato, la sua condotta è stata definita “lucida” e “aderente alla realtà”.
Per i periti nel giorno in cui veniva commesso il fatto di reato per cui è imputata “non presentava condizioni psichiche tali da determinare un’infermità di mente“. I periti sottolineano come la donna si sia mossa con “circospezione e scaltrezza” dimostrando di saper misurare le proprie azioni, avveduta prudenza, mantenendosi aderente alla realtà durante tutte le fasi del sequestro e Consapevolezza, agendo in modo “compos sui” sia prima che dopo l’azione anti-giuridica.
Nessun vizio di mente, ma necessaria l’assistenza CSM
Sebbene sia stata esclusa l’infermità mentale e la pericolosità sociale psichiatrica, i periti hanno evidenziato un quadro clinico che non va sottovalutato. La signora Vespa verserebbe infatti in condizioni depressive che richiedono una “forte presa in carico” da parte del Centro di Salute Mentale (CSM) territoriale. I periti hanno ribadito che, sebbene le componenti psichiche non siano strettamente patologiche ai fini del reato, esse hanno una forte “incisività esistenziale” che necessita di provvedimenti terapeutici specifici per il benessere della paziente.

Il rapimento della piccola Sofia che scosse Cosenza
Il rapimento della piccola Sofia Caboto avvenne la sera del 21 gennaio del 2025. La neonata, di appena un giorno di vita, sparì dalla nursery della clinica in centro città. La donna si era introdotta nella clinica spacciandosi per il personale sanitario dopo avere simulato una gravidanza, ingannando il marito e i familiari, e raccontando di essere prossima al parto. La notte del 20 gennaio aveva dormito in hotel e nel pomeriggio del 21 con una messinscena, era riuscita ad uscire dalla clinica con in braccio la piccola Sofia, appena nata.
Un’intera città si era mossa quella sera e le ricerche della polizia portarono poche ore dopo all’abitazione della Vespa, dove era in corso una festa per celebrare il (finto) nuovo arrivato. La piccola venne ritrovata incolume e restituita ai genitori, mentre per la 51enne scattarono immediatamente le manette.


















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