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San Giovanni in Fiore, era accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati dell’uso di armi e alcol: assolto 55enne

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San Giovanni in Fiore, era accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati dell’uso di armi e alcol: assolto 55enne

Cadono le pesanti accuse di violenze continuate, minacce e aggressioni sotto l’effetto di alcol. Dopo una lunga istruttoria e 8 udienze, per un 55enne di San Giovanni in Fiore emessa la sentenza di assoluzione perchè «il fatto non sussiste»

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Tribunale di Cosenza arsac

COSENZA – Si chiude con un’assoluzione piena la complessa e delicata vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto un 55enne di San Giovanni in Fiore. L’uomo, difeso dall’avvocato Mario Alberelli del Foro di Cosenza, era finito processo dinanzi al Tribunale di Cosenza con le pesanti accuse di maltrattamenti continuati e aggravati ai danni della moglie, con la quale attualmente condivide l’abitazione da separati in casa. La sentenza, emessa dal Tribunale di Cosenza in composizione monocratica (giudice Carmen Ciarcia) porta a conclusione un lungo procedimento penale iniziato cinque anni fa.

San Giovanni in Fiore: la denuncia e il rinvio a giudizio

Il reato contestato all’uomo rientrava nel perimetro del cosiddetto Codice Rosso, la normativa introdotta per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.  La vicenda giudiziaria prende avvio nel novembre 2021, quando la donna si presentava alla stazione dei carabinieri di San Giovanni in Fiore e denunciava maltrattamenti subiti con condotta perdurante fin dal 1993. A seguito delle indagini preliminari, nel corso delle quali erano state raccolte anche le sommarie informazioni di parenti e figli della coppia, il Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP) del Tribunale di Cosenza aveva disposto il decreto di giudizio.

Carabinieri San Giovanni in Fiore2

Le accuse e le minacce della donna

l capo d’imputazione contestato all’uomo era pesante. Secondo l’accusa, il 55enne, abusando frequentemente di alcolici, avrebbe aggredito fisicamente la donna nel corso degli anni lanciandole contro oggetti di ogni tipo: un coltello (che l’aveva colpita alla coscia), un centrotavola d’acciaio, una catena, un portacenere e persino un mazzo di chiavi. Nella stessa imputazione si faceva riferimento a minacce di morte estreme (come “ti uccido con l’ascia”), pesanti insulti e aggressioni fisiche repentine, come l’averla afferrata per i capelli per sbatterle la fronte contro uno spigolo , costringendola spesso a barricarsi in una stanza per mettersi in salvo.

Otto udienze e la sentenza del tribunale: «il fatto non sussiste»

L’istruttoria dibattimentale si è sviluppata nel corso di otto udienze, nel corso delle quali sarebbe progressivamente emersa l’inattendibilità della persona offesa. Nell’ultima udienza, il difensore del 55enne, nel corso della sua arringa ha evidenziato punto per punto tutte le contraddizioni in cui era caduta la donna.

Attraverso precisi riferimenti fattuali e giurisprudenziali, ha richiamato il principio cardine del diritto penale sancito dall’articolo 533 c.p.p., secondo cui una sentenza di condanna può essere pronunciata solo ed esclusivamente quando la colpevolezza dell’imputato risulti dimostrata «al di là di ogni ragionevole dubbio». Al termine di una lunga camera di consiglio, il Tribunale di Cosenza ha accolto la linea difensiva e ha assolto l’imputato ai sensi dell’articolo 530 comma 2 con la formula «perchè il fatto non sussiste».

 

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