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Saracena si stringe nel silenzio per Federica Torzullo: una fiaccolata di dolore dopo l’ennesimo femminicidio

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Il cordoglio

Saracena si stringe nel silenzio per Federica Torzullo: una fiaccolata di dolore dopo l’ennesimo femminicidio

La fiaccolata a Saracena in memoria di Federica Torzullo, la 41enne trovata senza vita ad Anguillara Sabazia. Una tragedia che colpisce profondamente anche la comunità del Pollino, da cui provengono le sue radici familiari

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SARACENA (CS) – Una fiaccolata silenziosa per Federica Torzullo aprirà, venerdì 23 gennaio alle ore 19, a Saracena, un momento di raccoglimento e dolore collettivo. Il corteo partirà da piazza Matteotti e raggiungerà il piazzale antistante il cimitero, in un cammino scandito dal silenzio e dalla luce delle fiaccole, simbolo di vicinanza e rispetto per una donna, l’ennesina, strappata alla vita.

La morte di Federica, i cui resti sono stati rinvenuti nell’azienda del marito Claudio Carlomagno nel comune di Anguillara Sabazia, ha scosso profondamente anche la provincia di Cosenza. Il padre della donna è infatti originario di Saracena, centro del Parco nazionale del Pollino, e il legame con il paese ha reso il dolore ancora più vicino e tangibile.

Una fiaccolata per Federica Torzullo

Alla notizia del ritrovamento del corpo, il sindaco di Saracena, Renzo Russo, ha affidato a un messaggio sui social il cordoglio dell’intera comunità: «Sono stati giorni lunghi, carichi di paura e di speranza, vissuti con il fiato sospeso da un’intera nazione. Abbiamo creduto, fino all’ultimo, in un ritorno a casa di Federica. Questa mattina la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. Un dolore profondo, che lascia senza parole e spezza il cuore di tutti noi. In questo momento di immensa sofferenza, a Stefano e alla famiglia Torzullo va l’abbraccio più sincero, forte e commosso dell’intera comunità di Saracena, che si stringe a loro nel silenzio e nel rispetto. Ciao Federica».

Quella di Federica è, purtroppo, l’ennesima storia di femminicidio, dai contorni particolarmente agghiaccianti. A ricostruire la dinamica dei fatti sono i carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, guidata dal procuratore capo Alberto Liguori, originario di San Demetrio Corone, centro arbëreshë della provincia di Cosenza.

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Il corpo della donna, scomparsa l’8 gennaio scorso, è stato trovato sotterrato in un canneto alle spalle dell’azienda di Claudio Carlomagno. L’identificazione è avvenuta grazie agli indumenti. Secondo quanto comunicato dalla Procura, l’omicidio potrebbe essere avvenuto tra la sera dell’8 gennaio e le prime ore del giorno successivo.

Le indagini hanno fatto emergere numerosi elementi a carico del marito: dai cellulari di entrambi geolocalizzati nella zona dell’azienda, alle tracce ematiche e biologiche rinvenute nel bagagliaio dell’auto dell’uomo, sui suoi vestiti, in diversi ambienti della casa, tra cui l’ingresso e la cabina armadio di Federica. E ancora su un badile e su un mezzo meccanico utilizzato nell’attività lavorativa.

Dopo una ricostruzione ritenuta incongruente dagli inquirenti e il timore di un possibile inquinamento delle prove, Claudio Carlomagno è stato fermato e trasferito nel carcere di Civitavecchia. È accusato di aver ucciso la moglie e di averne occultato il cadavere. Il suo avvocato, Andrea Miroli, ha riferito che l’uomo avrebbe avuto intenzione di presentarsi in caserma, ma è stato fermato prima. Il corpo di Federica è stato trasferito all’istituto di medicina legale della Sapienza di Roma per l’autopsia e il riconoscimento formale.

A Saracena intanto, una composta e silenziosa fiaccolata per stare accanto alla famiglia di Federica e per ribadire, ancora una volta, che dietro ogni nome c’è una vita, una storia e una comunità che non vuole restare indifferente.

Chi era Federica Torzullo

Aveva 41 anni Federica Torzullo. Lavorava alle Poste Italiane, all’aeroporto di Fiumicino, ed era madre di un bambino di dieci anni, il centro della sua vita. Viveva ad Anguillara Sabazia, in una villetta affacciata sul lago di Bracciano, insieme al marito, ma aveva già avviato un percorso di separazione, con un’udienza fissata in tribunale. Una vita che stava cambiando. Chi la conosceva la descrive come una donna responsabile, presente, molto legata al figlio. Una lavoratrice stimata, una “professionista esemplare”, con una quotidianità ordinata fatta di lavoro e famiglia. Non soffriva di disturbi psichici e nulla, nel suo comportamento, lasciava presagire un allontanamento volontario.

 

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