Italia
"I luoghi che contano"
Allarme Save the Children: in una città della Calabria oltre mille minori vivono nel disagio urbano
Povertà educativa, dispersione scolastica e giovani senza lavoro: il report di Save The Children “I luoghi che contano” lancia l’allarme sulle periferie vulnerabili: “servono interventi strutturali e presìdi socio-educativi”

REGGIO CALABRIA – Dalla ricerca “I luoghi che contano”, diffusa da Save the Children emerge che nel territorio di Reggio Calabria più di mille minori, pari al 4,4% della popolazione residente under 18, vivono in aree caratterizzate da forte disagio socioeconomico urbano. Un quadro che racconta una realtà fatta di povertà educativa, dispersione scolastica e fragilità sociale, in cui le opportunità per bambini e adolescenti risultano profondamente condizionate dal quartiere in cui si nasce e si cresce.
Save The Children e minori: numeri preoccupanti su povertà e dispersione scolastica
Secondo il report, nelle aree vulnerabili della città metropolitana reggina il 42,7% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa. Particolarmente allarmanti anche i dati legati all’istruzione: il 12,5% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola oppure ha ripetuto l’anno scolastico. Una percentuale più che doppia rispetto alla media comunale del 5,3%.
Ancora più critica la situazione per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole medie: il 21,9% è infatti a rischio dispersione implicita, oltre dodici punti percentuali in più rispetto alla media cittadina del 9,3%. A pesare è anche la condizione dei giovani tra i 15 e i 29 anni: quasi uno su tre, il 30,4%, non studia e non lavora, contro il 23% registrato mediamente nel Comune.

Il quadro nazionale: 142mila minori nelle aree vulnerabili
La situazione di Reggio Calabria si inserisce in un contesto nazionale più ampio. Nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane, un minore su dieci – circa 142mila ragazzi e ragazze – vive in aree di disagio socioeconomico urbano. Le città più coinvolte sono Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo, che insieme ospitano quasi il 73,5% dei minori residenti nelle cosiddette “Adu”, le aree di disagio urbano individuate dall’Istat. Nelle periferie fragili delle grandi città il 15,4% degli studenti ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno, mentre il 20,8% degli alunni dell’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita.
Save the Children, Daniela Fatarella: “servono interventi strutturali”
A lanciare l’appello è la direttrice generale di Save the Children, Daniela Fatarella: “non sono più rinviabili interventi strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli che limitano ingiustamente le opportunità dei minori e di contrastare la povertà educativa. Serve una strategia nazionale di rigenerazione urbana, dotata di risorse certe, che guardi ai territori con una ‘lente generazionale’, mettendo in rete realtà diverse e interventi complementari e valorizzi il potenziale dei giovani e delle comunità locali”.
Secondo Fatarella è fondamentale “istituire presìdi socio-educativi nei territori più fragili. Luoghi accessibili, sicuri e accoglienti, attivi durante tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare, contribuendo anche alla programmazione, ad attività culturali, sportive, artistiche e ricreative, e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale. Luoghi che offrano possibilità di crescita e di futuro”.

La proposta: spazi educativi e “Child Check”
Save the Children ha anche lanciato una petizione per sostenere una proposta legislativa finalizzata alla creazione di presìdi socio-educativi permanenti nelle aree più vulnerabili delle città. L’obiettivo è creare spazi pubblici sicuri e inclusivi, costruiti attraverso la collaborazione tra scuole, istituzioni, associazioni e Terzo Settore, mediante Patti Educativi di Comunità. L’organizzazione propone inoltre l’adozione del “Child Check”, uno strumento partecipativo di analisi urbana pensato per programmare interventi territoriali partendo dal punto di vista dei bambini e degli adolescenti.
Il report evidenzia anche le difficoltà materiali vissute dagli studenti delle aree più fragili: il 16,7% degli alunni dell’ultimo anno delle medie dichiara di non aver avuto il materiale scolastico necessario all’inizio dell’anno, mentre il 17,3% ha rinunciato a una gita scolastica per motivi economici. Solo il 36,5% pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% dei coetanei che vivono in quartieri meno vulnerabili.
A incidere è anche il peso dello stigma sociale: quasi la metà degli studenti delle periferie fragili, il 49,1%, ritiene che il proprio quartiere venga giudicato negativamente dagli altri. Tra le ragazze, solo il 51,9% afferma di sentirsi al sicuro nel proprio quartiere, contro il 75% delle studentesse residenti in aree meno marginali.
Nonostante le difficoltà, molti ragazzi mostrano un forte senso di appartenenza verso il proprio territorio e avanzano proposte concrete per migliorarlo. Tra le richieste più frequenti emergono servizi più efficienti di pulizia e raccolta rifiuti, nuovi spazi di aggregazione, campetti sportivi, palestre e parchi pubblici più curati.



















Social