Calabria
LE PROTESTE
Riflettori su scontri e violenze al Nord. Al Sud, autotrasportatori e agricoltori aspettano risposte
Le violenze nelle piazze del Nord monopolizzano il dibattito. Immediate reazioni del governo e grande attenzione mediatica agli scontri. In Calabria, Puglia e Sicilia, invece, proseguono pacificamente i presidi contro il caro gasolio e la pressione fiscale

COSENZA – Le immagini degli scontri di Milano e Torino hanno rapidamente catalizzato l’attenzione del governo e dei media nazionali, oscurando almeno in parte le ragioni che animano le proteste contro il caro vita e l’aumento dei carburanti. Le manifestazioni organizzate per denunciare il peso crescente delle spese quotidiane si sono trasformate in episodi di guerriglia urbana, con bombe carta, bottiglie, sassi e transenne lanciate contro le forze dell’ordine. Le immagini da Milano, in piazza Duomo, sono circolate rapidamente così come quelle a Torino, Bologna e Bergamo dove si sono registrati altri momenti di tensione. Il bilancio, ancora da definire, comprende feriti, arresti, denunce e danni agli arredi urbani e alle attività commerciali.

Scontri al Nord, la reazione politica è stata immediata. Le violenze monopolizzano il dibattito
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «manifestare è un diritto, ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione». Sulla stessa linea il vicepremier Antonio Tajani, che ha dichiarato: «è inaccettabile che parte del centrosinistra soffi sul fuoco nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte». Ancora più duro Matteo Salvini, che ha definito i protagonisti delle violenze «centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato», aggiungendo: «Ci sarà ancora chi li protegge e li difende?».

Calabria, presidi pacifici e un disagio enorme che non trova ancora risposte
Mentre le immagini delle città del Nord ferite dagli scontri occupano il centro del dibattito pubblico, in Calabria, Puglia e Sicilia autotrasportatori e agricoltori continuano a protestare contro il caro carburante, l’aumento dei costi di gestione e la pressione fiscale. Una mobilitazione che, secondo le organizzazioni coinvolte, nasce dalla difficoltà di sostenere spese sempre più elevate e dalla richiesta di interventi concreti da parte del governo. In Calabria sono attivi una quindicina di presidi, con circa 400 mezzi coinvolti e il 60% degli aderenti fermo nei piazzali secondo le stime di Fedralog, la Federazione regionale della logistica calabrese.
A rendere ancora più pesante la situazione è il prezzo del gasolio, che secondo i dati citati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha raggiunto una media di 2,296 euro al litro sulla rete autostradale in modalità self service e di 2,257 euro sulla rete stradale. Stando alle stime del Codacons, il prezzo medio risulta così superiore di quasi il 40% rispetto allo scorso anno.

Per chi lavora quotidianamente con camion, tir e trattori, il carburante rappresenta una voce essenziale dei costi di esercizio: aumenti di questa portata rischiano di incidere sulla sostenibilità delle attività, sulle imprese agricole e sulla filiera del trasporto delle merci.
È proprio questo il punto che i “manifestanti del Sud” chiedono di riportare al centro dell’attenzione: non la ricerca dello scontro, ma la necessità di essere ascoltati. In Calabria e Puglia gli autotrasportatori hanno già prospettato la possibilità di portare i propri mezzi a Roma in assenza di risposte concrete.
«Le parole non bastano più», ripetono, chiedendo misure capaci di alleggerire il peso dei rincari. La protesta, dunque, prosegue su un terreno diverso da quello della guerriglia urbana: presidi stradali e mezzi fermi per richiamare l’attenzione su una crisi che investe il lavoro e la tenuta economica di interi comparti produttivi.

L’incontro con Salvini e l’attesa di un tavolo dedicato al Sud
Un segnale è arrivato con la convocazione di Fedralog al tavolo tecnico istituzionale previsto a Milano per martedì 20 ottobre alle 15. La notizia è stata riferita dal coordinatore regionale della federazione, Mario Pansini. I presidi calabresi dovrebbero concludersi alla mezzanotte dello stesso martedì, ma la prosecuzione o la revoca del fermo dipenderanno dagli sviluppi del confronto istituzionale.
La questione, a questo punto, riguarda anche la capacità delle istituzioni di garantire l’ascolto alle proteste prima che il disagio economico si trasformi in una crisi ancora più profonda. Le violenze nelle città del Nord meritano attenzione e condanna, ma altrettanto necessario è non lasciare ai margini le rivendicazioni di chi, nel Mezzogiorno, continua a manifestare pacificamente per chiedere risposte sul costo del carburante e sulla sostenibilità del proprio lavoro.




















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