Italia
Scuola, Valditara attacca le proteste: «la gran parte non ha fondamento razionale»
Il ministro dell’Istruzione replica alle contestazioni degli studenti con un video sui social e rivendica gli investimenti del Governo: oltre 5,1 miliardi per l’edilizia scolastica in quattro anni. Dalle risorse destinate alla scuola al tetto del 30% per gli alunni stranieri, fino all’educazione sessuale e affettiva, ecco le ragioni del confronto

ROMA – Il confronto con gli studenti è legittimo e necessario, ma deve partire da informazioni corrette. È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che interviene con un lungo video pubblicato sui social per rispondere alle proteste che stanno interessando le scuole italiane. Nel mirino del titolare del dicastero ci sono soprattutto le contestazioni relative ai finanziamenti, alle politiche del Governo e alle recenti misure in materia di istruzione.
«Il confronto in democrazia è fondamentale per questo ho valorizzato le consulte studentesche che sono rappresentative di tutti gli studenti italiani», afferma il ministro, rivendicando l’importanza degli organismi di rappresentanza degli studenti.
Il ministro Valditara: «partiamo da dati veri»
Valditara respinge quindi le accuse di un ridimensionamento delle risorse destinate alla scuola e contesta l’idea che i fondi per la difesa siano stati sottratti all’istruzione. «E’ falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola in questi 4 anni. Nella legge di bilancio di due anni fa l’aumento è stato del 9% e nella scorsa aumento è stato dell’1,7%».

«Altrettanto falso è dire che sono state tagliate alla scuola risorse e destinate alle armi: le risorse destinate alla difesa sono frutto di un intervento della Commissione europea che ha consentito di derogare ai vincoli del patto di stabilità per le esigenza di difesa militare. Queste risorse non potrebbero essere destinate alla scuola e non sono state sottratte alla scuola».
Il ministro invita quindi a riportare la discussione su dati e cifre, senza alimentare quella che considera una rappresentazione distorta delle scelte dell’Esecutivo: «gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni non ha fondamento razionale, confrontiamoci, discutiamo ma partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti».
Edilizia scolastica e tetto del 30%: la difesa delle misure
Tra i temi affrontati nel video figura l’edilizia scolastica, un settore che, secondo Valditara, sconta decenni di ritardi e carenze: «veniamo da 60 anni di incuria. Dal 2011 al 2022 sono stati investiti 6 miliardi. Da questo governo dal 2022 ad oggi, in quattro anni quindi, abbiamo destinato 5 miliardi e 161 milioni; altre risorse lo saranno nei prossimi mesi; ho chiesto al ministro dell’Economia Giorgietti di inserire altri fondi nella prossima legge di Bilancio. Grazie ai fondi nazionali e Pnrr (10miliardi) abbiamo potuto riqualificare il 25% delle scuole italiane e siamo intervenuti per edilizia scolastica su oltre il 30% delle scuole italiane. Continueremo in questa direzione». Il ministro rivendica così gli interventi finanziati attraverso risorse nazionali e Pnrr e annuncia l’intenzione di proseguire con ulteriori stanziamenti.

Spazio anche alla norma sul tetto del 30% nelle classi per gli alunni stranieri, contestata nel dibattito pubblico. Valditara precisa che la misura riguarda gli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana e la presenta come uno strumento per favorire l’apprendimento e l’integrazione: «lo abbiamo limitato solo agli studenti stranieri che non conoscono la nostra lingua, abbiamo voluto seguire le indicazioni Ocse che dicono che se il numero di stranieri che non conoscono l’italiano è elevato gli apprendimenti vanno male per tutti».
«La misura prosegue gli altri inerventi di supporto linguistico ai ragazzi che non sanno la lingua e prosegue gli investimenti per i Centri di formazione degli adulti dove abbiamo messo 90 milioni. Non è una misura di segregazione ma di integrazione». Nella ricostruzione del ministro, il provvedimento si inserisce dunque in una strategia più ampia, che comprende il sostegno linguistico e il potenziamento dei percorsi formativi rivolti agli adulti.

Educazione sessuale e affettiva, il nodo del consenso informato
Un altro fronte del confronto riguarda la legge sul consenso informato e le disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Anche su questo punto Valditara respinge le critiche e sostiene che le nuove regole non escludano l’educazione alla sessualità in senso biologico né quella al rispetto e alle relazioni.
«Questa legge non vieta affatto l’educazione sessuale in senso biologico e abbiamo introdotto per la prima volta la conoscenza si rischi sulle malattie sessualmente trasmissibili, nè vieta l’educazione affettiva che abbiamo previsto per la prima volta nelle linee guida sull’educazione civica e nei nuovi programmi: educare al rispetto, a relazioni corrette, al contrasto della violenza di genere, all’empatia. Abbiamo voluto escludere dalle scuole elementari l’educazione alle teorie di genere e alle medie e superiori abbiamo voluto coinvolgere la famiglie per trasparenza, rispetto della Costituzione e della Carta dei diritti dell’Ue e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».




















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