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Secca di Amendolara: recuperata una grande rete cianciolo. Era incagliata nei fondali del Parco Marino

Ionio

Secca di Amendolara: recuperata una grande rete cianciolo. Era incagliata nei fondali del Parco Marino

Straordinaria operazione di bonifica subacquea nella secca di Amendolara. L’Ente Parchi Marini della Calabria e i volontari recuperano una grande rete cianciolo incagliata nei fondali

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Secca di Amendolara rete ciancolo

AMENDOLARA (CS) – Conclusa con successo una complessa operazione di bonifica subacquea nei fondali del Parco Marino Regionale della Secca di Amendolara. L’obiettivo dell’intervento, promosso dall’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria (EPMR) in stretta collaborazione con pescatori subacquei in apnea, volontari e associazioni locali, è rimuovere i rifiuti che minacciano l’ecosistema sommerso, restituire respiro alla biodiversità marina e tutelare gli habitat naturali della Calabria. L’intervento,  ha permesso il recupero di una voluminosa rete da circuizione (detta cianciolo) rimasta incagliata a profondità elevate.

Rete da pesca secca di amendolara_06

La segnalazione degli apneisti nella Secca di Amendolara

A lanciare l’allarme era stato un gruppo di apneisti locali che frequentano abitualmente lo specchio d’acqua per battute subacquee. Durante un’immersione hanno notato la grande rete da pesca impigliata tra le barriere e i massi sommersi: strutture posizionate sia con funzione di dissuasori per contrastare la pesca a strascico illegale, sia per favorire il ripopolamento della fauna ittica.

La Secca di Amendolara, nota anche come l’antica isola di Ogigia, è considerata la montagna marina più estesa d’Italia e rientra tra i Marcatori Identitari della Calabria. Questo habitat straordinario ospita specie di grande pregio ecologico, come cernie bianche e grandi polpi. Sotto la direzione di Antonello Ciminelli, responsabile della sede operativa dell’EPMR ad Amendolara, i lavori di recupero sono stati avviati nei giorni scorsi ma hanno subito ritardi a causa delle condizioni meteo-marine avverse, che impedivano le immersioni in sicurezza.

Rete amendolara_05

L’Intervento del Diving Ogigia e le fasi del recupero

Decisivo per la riuscita delle operazioni è stato il supporto logistico e tecnico fornito dal Diving Ogigia, che ha messo a disposizione due gommoni e l’assistenza specializzata necessaria per le attività in mare aperto. I subacquei e i volontari hanno dovuto lavorare a lungo in immersione, eseguendo tagli strategici e controllati per liberare le maglie della rete avvolte intorno ai massi del fondale. Successivamente, l’attrezzo da pesca è stato sollevato e trasferito a bordo delle imbarcazioni. La rete recuperata sarà lasciata asciugare ed essiccare prima della consegna formale all’Ente Parchi Marini Regionali, che ne curerà il corretto smaltimento secondo la normativa vigente in materia di rifiuti speciali e attrezzi da pesca abbandonati.

Strategia regionale per la tutela dei parchi marini

L’intervento effettuato nell’Alto Jonio Cosentino non è un caso isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia di salvaguardia, monitoraggio e legalità promossa dall’EPMR su tutte le cinque province calabresi. Nelle scorse settimane un’analoga operazione di pulizia dei fondali aveva interessato la zona di Pizzo Calabro, sul Tirreno. A queste attività sul campo si affianca il viaggio itinerante di sensibilizzazione e governance “Mare Dentro”, condotto a bordo dell’imbarcazione MAVISU, a testimonianza dell’impegno costante delle istituzioni per la difesa del patrimonio marino della regione.

 

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