Calabria
Servizio 118 in Calabria: Laghi lancia l’allarme sul DCA che coinvolge oltre 1.200 lavoratori
Il consigliere regionale e segretario questore chiede di rivalutare il DCA n. 62 del 18 marzo 2026 che coinvolge oltre 1.200 lavoratori del 118: «Rischi organizzativi e operativi da non sottovalutare»

CATANZARO – Dubbi e criticità sul DCA n. 62 del 18 marzo 2026 che riguarda il sistema del 118 calabrese. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi, chiedendo una rivalutazione urgente.
Il 118 e il DCA, Laghi «criticità giuridiche e organizzative»
«Il DCA n. 62 del 18 marzo 2026 è un atto amministrativo che segna la formale centralizzazione delle funzioni dell’emergenza-urgenza dalle Aziende del Servizio Sanitario Regionale all’Azienda Zero, coinvolgendo oltre 1.200 lavoratori. Una scelta – dichiara Laghi – con una apparente logica riformatrice, che però rischia di creare più problemi di quanti non cerchi di risolverne».
Secondo il consigliere regionale, uno degli aspetti più problematici riguarda la gestione giuridica del personale coinvolto nel passaggio di funzioni: «dal punto di vista giuridico-tecnico, il Dipartimento della Salute della Regione Calabria e Azienda Zero sembrano voler utilizzare formalmente la mobilità volontaria ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. 165/2001, ma contemporaneamente applicano una logica di trasferimento automatico di funzione, generando un potenziale contrasto sistematico. Rischi evidenziati anche da quasi tutti i sindacati».
Differenze tra le varie categorie professionali
«Per il personale del comparto, infermieri e oss, il riferimento giuridico è quello del trasferimento di attività, mentre per la dirigenza medica si è fatto ricorso alla mobilità volontaria. Questa divergenza tra dipendenti che operano nelle stesse strutture e per le medesime funzioni crea ulteriori difficoltà e rischia di generare disservizi. Due diversi accordi, due istituti giuridici diversi, stesso personale, stesse strutture, appaiono, per altro, discutibili anche dal punto di vista normativo».

I sindacati e il mancato confronto
Un altro punto critico riguarda il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, ritenuto insufficiente: «appare criticabile anche il mancato coinvolgimento di forze sindacali importanti e ampiamente rappresentative. Azienda Zero – prosegue Laghi – ha convocato solo alcune sigle a discutere del trasferimento del personale operante nell’emergenza-urgenza, con tanto di modifica del datore di lavoro».
Il consigliere sottolinea la portata della decisione: «non è certo un affare di poco conto, considerando che stiamo parlando del coinvolgimento di oltre 1.200 lavoratori, fatto che avrebbe dovuto consigliare un atteggiamento molto più concertativo e inclusivo e che invece è stato sottoscritto da una minoranza di sigle sindacali, le quali, per altro, nel giro di poche ore dall’emanazione del decreto, ne hanno chiesto la rettifica».
Laghi evidenzia anche le criticità legate alla piena operatività di Azienda Zero, ente centrale della riforma: «Azienda Zero è stata istituita nel 2021: dopo quattro anni — evidenzia il consigliere regionale — la sua operatività ordinaria è ancora ampiamente incompleta». Un elemento che, secondo il consigliere, aumenta i rischi legati alla centralizzazione del servizio di emergenza-urgenza.
Sospensione e confronto
Alla luce delle criticità evidenziate, Laghi si rivolge alle istituzioni competenti: «questi sono solo alcuni, tra i principali motivi che, a parer mio, suggeriscono — conclude Ferdinando Laghi — di sospendere l’efficacia del DCA n. 62, almeno nelle parti contestate, di convocare un tavolo allargato a tutte le organizzazioni sindacali e di fornire risposte concrete a partire da alcuni punti tra i più importanti: quante risorse aggiuntive certe vengono assegnate ad Azienda Zero, quali garanzie di sede e trattamento economico vengono date ai 1.244 lavoratori coinvolti, e in quale arco temporale realistico l’ente sarà in grado di gestire in completa autonomia un servizio vitale come il 118».



















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