Calabria
Sgomento per la prematura scomparsa di Enrico Tradì, trovato morto nella sua auto: il cordoglio
L’uomo è stato trovato senza vita nella sua auto in via della Resistenza. Nessun segno di violenza sul corpo. Numerosi i messaggi cordoglio e di affetto da parte dei colleghi

CATANZARO – Aveva 44 anni Enrico Tradì, trovato senza vita all’interno della propria auto in via della Resistenza, a Catanzaro. A lanciare l’allarme sono stati alcuni passanti che hanno notato il veicolo fermo con l’uomo al volante. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Catanzaro, che hanno immediatamente avviato le indagini per chiarire le circostanze del decesso. Dai primi accertamenti, sul corpo del 44enne non sarebbero stati riscontrati segni di violenza né ferite, un elemento che al momento esclude l’ipotesi di un’aggressione. Secondo quanto emerso, Enrico Tradì doveva recarsi al lavoro, ma non ci è mai arrivato. Le cause della morte non sono state ancora chiarite. L’uomo lavorava come tecnico di radiologia presso l’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro.
Cordoglio e dolore per la morte di Enrico Tradì
La notizia si è diffusa rapidamente a Catanzaro, lasciando sgomenti colleghi, amici e quanti lo conoscevano. Enrico Tradì viene descritto da tutti come un professionista serio e appassionato, molto stimato in ambito sanitario e noto anche per la sua grande passione per la musica.
Tra i numerosi messaggi di cordoglio alla famiglia, anche quello del sindacato Si Cobas Calabria. I coordinatori regionali Simone Scandale e Roberto Laudini si sono stretti al dolore dei familiari per la scomparsa prematura di «un collega, un amico, un grande lavoratore».
«Enrico – scrivono – sarai sempre nei nostri cuori e il tuo sorriso resterà vivo dentro di noi».
Profondo anche il messaggio diffuso sul gruppo Facebook dell’Azienda Ospedaliera “Renato Dulbecco”: «Caro Enrico, la notizia della tua scomparsa improvvisa lascia senza parole. Studente attento e appassionato, e collega serio, disponibile, sempre rispettoso del lavoro e delle persone. Vedere crescere un allievo e ritrovarlo accanto, nei reparti, è uno dei doni più grandi di questa professione. Oggi quel dono fa male, ma resta prezioso. Porterò con me il ricordo del tuo sorriso, della tua educazione e del tuo impegno silenzioso. Continuerai a vivere nel bene che hai fatto e nell’esempio che hai lasciato. Riposa in pace, Enrico».




















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