CATANZARO – Smantellata un’organizzazione che saccheggiava siti archeologici in Calabria e Sicilia. L’imponente operazione dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha portato all’arresto di 11 persone ritenute responsabili di far parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito di reperti archeologici. L’operazione è stata condotta su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Siti archeologici e soggetti coinvolti
Le persone coinvolte nell’operazione sono accusate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata agli scavi illegali, furto, ricettazione e deturpamento di siti archeologici ed operavano principalmente nei parchi archeologici nazionali di Scolacium (Roccelletta di Borgia – Cz), dell’antica Kaulon (Monasterace – Rc), di Capo Colonna (Kr) e in altre aree private della provincia di Crotone.

L’organizzazione, secondo le indagini, avrebbe agito con il fine di agevolare la cosca di ‘Ndrangheta denominata “Arena”, consolidando il controllo del territorio in Isola di Capo Rizzuto e nei comuni limitrofi. I beni trafugati sono stati successivamente immessi nel mercato clandestino, portando enormi profitti alla criminalità organizzata.
Le aree sono state oggetto, per tutta la durata dell’indagine, di sistematici saccheggiamenti posti in essere da una squadra di “tombaroli” che, con un’organizzata ed articolata spartizione di competenze, ha alimentato il mercato clandestino di materiale archeologico. Nel corso dell’attività è stata constatata l’esistenza di una complessa organizzazione (tombaroli – intermediari – ricettatori) ben radicata in alcuni territori della provincia di Crotone.

Undici arresti: a caccia dei reperti con i metal detector
In provincia di Crotone sono state eseguite 9 ordinanze di custodia cautelare (di cui 2 in carcere, nei confronti di coloro che sono considerati al vertice dell’organizzazione, e 7 agli arresti domiciliari), oltre a 10 perquisizioni locali. Nelle Province di Catania e Messina invece, eseguite 2 misure agli arresti domiciliari e 2 perquisizioni locali.
Le indagini, avviate nell’ottobre 2022, hanno rivelato un sistema ben strutturato di scavi clandestini che coinvolgeva tombaroli, intermediari e ricettatori. Il gruppo criminale operava con modalità estremamente organizzate, utilizzando termini convenzionali (come ad es. “finocchi”, “caccia”, “cornici”, “caffè”, “asparagi” o “motosega”, termine, quest’ultimo, con il quale veniva abitualmente indicato il detector cerca metalli) per evitare intercettazioni durante le comunicazioni telefoniche e con l’ausilio di metal detector per individuare i reperti.

In particolare, i due promotori al vertice dell’organizzazione, residenti nella provincia di Crotone e appassionati di archeologia, hanno diretto le attività di scavo, selezionando i luoghi da razziare e pianificando i colpi, spesso riservati a siti poco esplorati. L’indagine ha evidenziato come la cosca “Arena” abbia approfittato della complicità di appassionati e conoscitori del settore per operare nel campo archeologico, da cui sarebbero derivati ingenti guadagni.
L’operazione ha avuto il supporto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone e della Direzione Regionale Musei Calabria, che hanno contribuito con le loro specifiche competenze. L’operazione rappresenta un segnale forte da parte dello Stato contro il traffico illecito di reperti archeologici, un fenomeno che sta devastando il patrimonio culturale nazionale, in particolare in una regione come la Calabria, ricca di vestigia del passato e continuamente presa di mira da razzie e scavi clandestini.


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