Area Urbana
Agricoltori in rivolta
“Basta speculazioni su olio e grano e ai trafficanti di cibo”. Anche a Cosenza Coldiretti in piazza con gli agricoltori
Navi cariche di grano al glifosato e finti oli extravergine minacciano la Dieta Mediterranea. Gli agricoltori consegnano un documento ai Prefetti: “Servono risonanza magnetica e tracciabilità totale per difendere il Made in Italy”. Da Cosenza a Roma, la protesta tocca 13 città

COSENZA – Coldiretti scende in piazza: migliaia di agricoltori contro le speculazioni su olio e grano. Anche a Cosenza in tanti si sono ritrovati per difendere il Made in Italy e la salute dei consumatori. Sotto accusa l’import selvaggio, i prezzi da fame imposti ai produttori e il rischio di frodi a tavola. Da Cosenza a Roma, consegnato un duro documento ai Prefetti. Una protesta coordinata che ha attraversato l’intera penisola, da Nord a Sud.

Speculazioni su olio e grano: grande mobilitazione di Coldiretti
La mobilitazione di Coldiretti ha visto migliaia di agricoltori presidiare le Prefetture di 13 capoluoghi italiani (tra cui Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Cagliari e Cosenza) per denunciare una situazione ormai insostenibile. Al centro della protesta ci sono le speculazioni su grano e olio d’oliva, due pilastri insostituibili della Dieta Mediterranea e simboli dell’economia agricola nazionale.
“Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran” dice Franco Aceto, Presidente di Coldiretti Calabria. Gli agricoltori chiedono che i prodotti 100% italiani abbiano una corsia preferenziale e siano stabilmente presenti in tutte le mense pubbliche, a partire da scuole e ospedali, per garantire qualità e sicurezza ai cittadini.

Olio extravergine d’oliva sotto attacco: prezzi dimezzati e l’inganno dei numeri
Il settore dell‘olio d’oliva sta vivendo un paradosso drammatico. Secondo i dati del Centro Studi Divulga, nell’ultimo anno il prezzo del prodotto all’origine è crollato del 50%, mentre i costi colturali a carico dei produttori sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro. Il problema principale risiede nella mancanza di trasparenza della filiera e nei buchi normativi del codice doganale sulla “trasformazione sostanziale”, dietro cui si nascondono molti importatori. La fotografia della filiera dell’olio in Italia.
| Indicatore della filiera | Quantità (Milioni di litri) |
| Produzione nazionale italiana | 234 |
| Consumo interno | 461 |
| Export di olio italiano | 318 |
| Import di olio estero | 545 |
Le richieste di Coldiretti per salvare l’olio italiano
In questo scenario, la Calabria si difende sul piano qualitativo con i suoi 180 mila ettari ulivetati e le sue cultivar autoctone, registrando una produzione di poco inferiore alle 40 mila tonnellate. Tuttavia, la pressione dell’import selvaggio rischia di soffocare anche le eccellenze regionali. Coldiretti avanza richieste chiare: stop al dazio zero per la Tunisia e blocco del meccanismo di Perfezionamento Attivo (TPA) sull’olio estero, divieto di miscelazione tra olio extravergine e sottoprodotti trattati termicamente, fatturazione obbligatoria delle olive per garantire una tracciabilità totale dal campo alla bottiglia e utilizzo di risonanza magnetica e mappatura isotopica come prove legali per certificare l’origine geografica reale del prodotto.
Grano duro: l’insulto dei 19 centesimi al chilo e l’allarme glifosato
La situazione non è migliore sul fronte cerealicolo. Coldiretti denuncia manovre speculative tese a comprare il grano duro al Sud sotto trebbiatura a soli 19 centesimi al chilo. Una cifra considerata un insulto intollerabile, specialmente se confrontata con i prezzi al consumo: la pasta costa ormai almeno 2 euro al chilo e il pane viaggia sui 3 euro. Oltre al danno economico per i cerealicoltori, esiste un enorme problema di sicurezza alimentare. Nei porti italiani continuano ad attraccare navi cariche di grano estero trattato con glifosato, un diserbante chimico vietato in Europa nelle fasi di preraccolta per i suoi potenziali rischi sulla salute, in particolare quella dei bambini.

Le contromisure invocate per il settore cerealicolo
Applicazione della Legge Caselli contro l’agropirateria, controlli a tappeto in tutta la filiera per smascherare chi acquista fatture da aziende compiacenti per “nazionalizzare” artificialmente il grano importato. stop alle pratiche sleali e tutela dei costi, applicazione rigorosa del divieto di vendita sotto i costi di produzione, bloccando i contratti capestro che strozzano i produttori.
Chiesto anche il principio di reciprocità con standard sanitari uguali per tutti e impedire l’ingresso in Italia di grano estero trattato con sostanze chimiche vietate agli agricoltori europei. Infine, riforma della CUN e fondi urgenti: 40 milioni subito.
Esclusione dalla Commissione Unica Nazionale (CUN) Grano dei commissari in conflitto di interessi e sblocco immediato di 40 milioni di euro per abbattere i costi di produzione tramite i contratti di filiera.


















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