Provincia
Spezzano della Sila: Tar Calabria sospende la revoca del Comune e riunisce una famiglia
L’ordinanza del Tar Calabria sospende il provvedimento del Comune di Spezzano della Sila che aveva revocato le misure di accoglienza a un padre di tre figli, poi assolto nel processo penale. Al centro della decisione il rispetto dei diritti umani, la tutela dei soggetti vulnerabili e i limiti dell’azione amministrativa

SPEZZANO DELLA SILA (CS) – Protagonista della vicenda è G.B.D., cittadino straniero e padre di tre figli minori, inserito insieme al proprio nucleo familiare nel programma SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) del Comune di Spezzano della Sila, percorso finalizzato all’inclusione sociale.
Un arresto in flagranza e il successivo rinvio a giudizio per direttissima hanno però portato il sindaco, con decreto del 19 marzo 2026, a revocare la misura di accoglienza. Una decisione che ha determinato la separazione del nucleo familiare e l’isolamento di fatto dell’uomo, trasferito presso un’associazione di volontariato.
Spezzano Sila, Comune revoca le misure di accoglienza SAI
Il procedimento penale, seguito dagli avvocati Paolo Anselmo e Giuseppe Stabile, si è concluso con una piena assoluzione dall’accusa di maltrattamenti «perché il fatto non sussiste» e con una dichiarazione di non doversi procedere per il reato di lesioni personali. Nonostante ciò, il Comune non ha tenuto conto dell’esito del giudizio, malgrado i ripetuti solleciti dei difensori.

L’intervento del Tar
Le risultanze del procedimento penale sono state quindi sottoposte all’attenzione del Tar Calabria – Sezione Seconda, che con ordinanza del 17 giugno 2026 ha accolto la domanda cautelare, sospendendo l’efficacia dei provvedimenti impugnati. Il ricorso, presentato dagli avvocati amministrativisti Dario Sammarro e Fabiana Bruno, contestava il decreto sindacale di revoca dell’accoglienza.
Il Collegio individua quattro elementi ritenuti decisivi:
– l’assenza di una motivazione sulla particolare urgenza della revoca;
– il mancato approfondimento della condizione di vulnerabilità del ricorrente quale padre di tre minori;
– l’esito del processo penale, che ha radicalmente ridimensionato i fatti posti alla base del provvedimento amministrativo;
– la possibile competenza della Prefettura nella materia.
L’ordinanza riconosce inoltre come la revoca dell’accoglienza potesse determinare un pregiudizio grave e irreparabile sul percorso di inclusione sociale del ricorrente, valorizzando anche l’assoluzione penale quale fatto sopravvenuto idoneo a incidere sulla legittimità dell’azione amministrativa.





















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