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Stasi: «Mentre c’è chi gioca a Risiko coi reparti noi ci curiamo da Bologna in su»

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Stasi: «Mentre c’è chi gioca a Risiko coi reparti noi ci curiamo da Bologna in su»

Durissimo attacco del sindaco Flavio Stasi contro la riorganizzazione dei reparti allo spoke di Corigliano Rossano: “La sanità calabrese è ostaggio di logiche di potere”

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – “Mentre c’è chi gioca Risiko coi reparti noi ci curiamo da Bologna in su”. Il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi non le manda a dire quando si rivolge ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza dopo la riorganizzazione dei reparti allo spoke. “A volte per enfatizzare ciò che dico e scrivo, utilizzo parole forti, caricature, metafore, ma in questo caso davvero non c’è bisogno di nulla. Blitz, comunicati, conferenze stampa, dimissioni, silenzi: quanto sta facendo il centrodestra calabrese sulla Sanità, ed in particolare sui mirabolanti spostamenti dei reparti di uno Spoke, va ben oltre l’oscenità politica.

Stasi: “Nella sanità logiche di potere e poltronismo”

Ciò che sta accadendo non vale solo per lo Ionio, ma per tutti i calabresi e rappresenta in toto quella che è la visione del centrodestra regionale della Sanità: non un servizio, non uno strumento per migliorare la condizione dei cittadini, non un settore nevralgico e delicato da gestire con programmazione lungimirante, umanità, coraggio, ma un unico grande campo di battaglia politica (con la p minuscola) conteso per la gestione del potere finalizzato al consenso, alla autoconservazione della propria poltrona.

 Una gara inenarrabile – tutta interna peraltro allo schieramento che governa la Sanità da 5 anni con poteri speciali -, una trattativa ignobile in stile “mercato rionale” su chi sposta Ostetricia di là, Oncologia di qua, Cardiologia di là, come se i reparti fossero figurine Panini, il tutto nella stessa città: un monumento alla inutilità paragonabile solo ai vergognosi “sottosegretari regionali occhiutani” a cui regaleremo centinaia di migliaia di euro all’anno.

 Un esercizio del potere fine a se stesso e totalmente distaccato dalla realtà, mentre noi comuni mortali, non andiamo più nei nostri ospedali nemmeno per un raffreddore, mentre siamo costretti a metterci in macchina e portare i nostri cari a Bologna, Milano, Torino, nel migliore dei casi a Roma; mentre una parte dei calabresi è costretta ad andare in strutture private, altri non si curano nemmeno più.

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“La Calabria ha bisogno di una programmazione sanitaria seria”

In tutto questo nessuno risponde alle domande vere sulla salute della comunità: perché l’Ospedale della Sibaritide è costato 3 volte più della media italiana per posto letto? Perché nessuno ancora ha avviato il lavoro per potenziare il depuratore dell’ospedale o realizzarne uno nuovo? Perché pagheremo altri 10 milioni di euro all’anno allo stesso concessionario al quale abbiamo riconosciuto una variante di 200 milioni di euro? Perché abbiamo ridimensionato le attrezzature previste? Perché nel frattempo vengono mortificati reparti dello Spoke per essere centralizzati, fatto ben diverso rispetto all’inutile spostamento da un plesso all’altro? Se è quando funzionerà veramente il nuovo ospedale, intendendo un funzionamento vero, non lo spostamento di qualche letto funzionale a fare qualche comunicato stampa ed a non far pagare le penali al concessionario?

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La Calabria ha bisogno di una programmazione sanitaria seria, che riparta dai territori e dalla prossimità, che pianifichi investimenti e gestioni pubbliche e che faccia tornare il controllo sociale dei servizi: un modello totalmente opposto a quello barbaramente centralizzato, dalle Aziende Sanitarie ad Azienda Zero, disastroso per i servizi al cittadino ma perfetto per la gestione di fondi e potere. Un modello che noi calabresi dobbiamo fermare e ribaltare.

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