Ionio
Pagine di sofferenza
Statale 106: un libro per dare voce al dolore delle famiglie delle vittime
Un libro per raccontare ciò che per anni è rimasto in silenzio: il dolore delle famiglie delle vittime della Strada Statale 106 Jonica

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un libro per raccontare ciò che per anni è rimasto in silenzio: il dolore delle famiglie delle vittime della Strada Statale 106 Jonica. È quanto emerso dall’incontro di ieri a Corigliano-Rossano, che ha visto la partecipazione di numerose famiglie arrivate da tutta la Calabria, in quello che viene definito un momento storico dall’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime sulla Strada Statale 106”.
Da oltre dieci anni l’associazione affronta senza sconti le criticità della strada più pericolosa della regione, promuovendo campagne di educazione alla sicurezza stradale, denunciando ritardi, omissioni e responsabilità istituzionali, segnalando carenze infrastrutturali e pericoli per l’incolumità dei cittadini. Un lavoro costante, spesso scomodo, sempre improntato al rigore e alla responsabilità civile.

Statale 106, un libro per raccontare il dolore
Fino ad oggi l’organizzazione aveva scelto di non parlare del dolore delle famiglie. Una decisione precisa, dettata dal rispetto e dalla convinzione che una sofferenza così profonda non dovesse mai diventare strumento di comunicazione o di battaglia pubblica. Oggi quella scelta cambia. Non per opportunità o clamore, ma per necessità. L’associazione ha preso atto di una realtà drammatica: l’indifferenza uccide quasi quanto l’asfalto. Un’indifferenza che nasce dall’ignorare cosa significhi convivere per sempre con la perdita di un figlio, di un genitore, di un fratello o di una sorella.

Per questo, per la prima volta, “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” ha deciso di dare voce alle famiglie, permettendo loro di raccontare direttamente il proprio dolore e una vita spezzata e ricostruita nel silenzio. I racconti emersi dall’incontro diventeranno un libro: un’opera di memoria civile, uno strumento di consapevolezza collettiva e un atto di verità.
«Se le persone potessero conoscere davvero il dolore di queste famiglie – spiega Fabio Pugliese, direttore operativo dell’organizzazione – difficilmente resterebbero indifferenti. Ed è proprio contro l’indifferenza che dobbiamo lottare oggi». Dopo dieci anni di battaglie, l’organizzazione compie così un passo ulteriore e delicato: trasformare il dolore privato in coscienza pubblica, affinché nessuna vita spezzata venga dimenticata e nessuna famiglia sia costretta a soffrire nel silenzio. Perché solo ascoltando il dolore, una comunità può scegliere davvero di cambiare.




















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