Area Urbana
Lo Stato Italiano dovrà pagare i debiti del Comune di Cosenza, Banca Sistema vince il ricorso
La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per la mancata esecuzione delle decisioni dei tribunali nazionali relative ai crediti vantati da Banca Sistema nei confronti del Comune di Cosenza

COSENZA – La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna lo Stato Italiano per la mancata esecuzione delle decisioni dei tribunali nazionali relative ai crediti vantati da Banca Sistema nei confronti del Comune di Cosenza. Il pagamento dovrà avvenire entro 6 mesi, salvo eventuale rinvio alla Grande Camera
Stato condannato a pagare i debiti del Comune di Cosenza, la decisione della Corte di Strasburgo
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha stabilito che sarà lo Stato italiano a dover corrispondere le somme dovute a Banca Sistema per i crediti maturati nei confronti del Comune di Cosenza. La sentenza, resa nota da Strasburgo, riconosce la responsabilità dell’Italia per non aver garantito l’effettiva esecuzione delle decisioni emesse dai tribunali nazionali che avevano ordinato il pagamento delle somme spettanti all’istituto di credito.

I crediti e il dissesto del Comune
Banca Sistema è una società specializzata nei servizi di factoring per le imprese, attraverso l’acquisto di crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Nel corso degli anni ha acquisito diversi crediti da società private e fornitori che avevano rapporti con il Comune di Cosenza. Tra il 2018 e il 2023 i tribunali italiani hanno emesso numerose ingiunzioni di pagamento, ma l’ente comunale ha provveduto solo parzialmente a saldare quanto dovuto, prima di dichiarare il dissesto finanziario.

La condanna dell’Italia
Secondo la Cedu, l’Italia ha violato il diritto alla proprietà privata di Banca Sistema, ritenendo che lo Stato non abbia adottato tutte le misure necessarie per garantire una piena e tempestiva esecuzione delle sentenze dei giudici italiani. La Corte ha quindi disposto che il pagamento delle somme dovute avvenga entro sei mesi dalla definitività della decisione. Resta tuttavia aperta la possibilità per il Governo italiano di chiedere il rinvio del caso alla Grande Camera della Corte europea: qualora la richiesta venisse presentata e accolta, l’esecuzione della decisione resterebbe sospesa fino alla pronuncia della nuova sentenza.


















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