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Stesso costo ma meno prodotto: la shrinkflation che “dimagrisce” la spesa. Dai gelati alle bibite, dalla passata ai detersivi
Meno prodotto nella confezione, stesso prezzo o addirittura più caro. Dai gelati ai detersivi, dalla passata di pomodoro alle bibite fino al caffè: la shrinkflation colpisce sempre più prodotti e il formato delle confezioni cala fino al 16%

COSENZA – Come se non bastasse l’aumento generalizzato del “carrello della spesa”, tra le corsie dei negozi si aggira negli ultimi anni un insidioso fenomeno sempre più in crescita che rende l’inflazione ancora più tangibile, pur facendola sembrare invisibile: si tratta della shrinkflation (o sgrammatura).
Dietro questo termine si cela una strategia commerciale con cui le aziende riducono la quantità di prodotto contenuta in una confezione — che si tratti di un pacco di pasta, un flacone di detersivo o una tavoletta di cioccolato — mantenendo però invariato il prezzo di vendita. Un meccanismo che si traduce in un vero e proprio aumento occulto del costo al chilo o al litro, lasciando al consumatore l’amara sensazione di pagare di più per avere, letteralmente, di meno.
La shrinkflation (o sgrammatura) sui prodotti
Il problema è anche di percezione: chi fa la spesa ricorda quasi sempre il prezzo del prodotto, ma raramente l’esatta grammatura. Tenere d’occhio l’aumento del prezzo al chilo o al litro è difficile anche per i più attenti. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.) monitora da tempo la pratica. Nell’ultima rilevazione di qualche mese fa ha confrontato, per una selezione di prodotti di largo consumo, la riduzione delle quantità e la variazione dei prezzi rispetto al 2022, con un approfondimento dedicato ai consumi estivi, cioè ai gelati.
Quelli su stecco sono passati da 120 a 100 ml (-16,67%), con un prezzo in aumento del 14%. il gelato in cono confezionato ha visto una porzione ridotta dell’8%, prezzo in crescita del 15%. Il ghiacciolo ha registrato una quantità in calo dell’8,57%, prezzo invariato. I prezzi e le quantità si riferiscono ai gelati venduti nei bar e negli alimentari, confezionati singolarmente. Il risultato, osserva Federconsumatori, è che a sciogliersi a fine estate sarà soprattutto il potere d’acquisto delle famiglie.

Gli altri prodotti colpiti: i detergenti in cima ai rincari occulti
Tra i prodotti del consueto monitoraggio dell’Osservatorio, i rincari più pesanti si concentrano sui detergenti per la casa:
- l’ammorbidente perde il 12,50% di prodotto e aumenta del 78,85%;
- il detersivo per piatti cala del 5,56% in quantità, con un prezzo in rialzo del 50,31%;
- il bagnoschiuma perde il 16,67% di contenuto, a fronte di un prezzo in crescita del 26,85%.
Tra gli alimenti e le bevande:
- la bibita gassata è più piccola del 10%, ma costa il 7,50% in più;
- la birra si restringe del 6,06%, mentre il prezzo cresce del 20,16%;
- i cereali per la colazione sono più leggeri del 15,07%, con un prezzo in lieve aumento (+2,99%);
- la passata di pomodoro si riduce solo dell’1,43%, ma costa il 16,81% in più;
- lo yogurt mantiene lo stesso prezzo in confezione, ma la grammatura scende dell’11,76% e il prezzo al chilo sale da 9,35 a 10,60 euro.
La tabella di Osservatorio Nazionale Federconsumatori: confronto 2022-2026
| Prodotto | Quantità 2022 | Quantità 2026 | Variazione quantità | Variazione prezzo |
| Bibita gassata | 500 ml | 450 ml | -10% | +7,50% |
| Birra | 66 cl | 62 cl | -6,06% | +20,16% |
| Ammorbidente | 2000 ml | 1750 ml | -12,50% | +78,85% |
| Yogurt | 170 g | 150 g | -11,76% | 0% |
| Bagnoschiuma | 300 ml | 250 ml | -16,67% | +26,85% |
| Detersivo piatti | 900 ml | 850 ml | -5,56% | +50,31% |
| Passata di pomodoro | 700 g | 690 g | -1,43% | +16,81% |
| Cereali per la colazione | 365 g | 310 g | -15,07% | +2,99% |
| Gelato stecco | 120 ml | 100 ml | -16,67% | +14% |
| Gelato cono confezionato | 125 ml | 115 ml | -8% | +15% |
| Ghiacciolo | 70 ml | 64 ml | -8,57% | 0% |
Fonte: Osservatorio Nazionale Federconsumatori. Il fenomeno non riguarda tutti i prodotti della categoria, ma solo alcune marche: per questo i dati sono presentati in forma generica, senza indicare i brand.
Le regole: cosa prevede la norma anti-shrinkflation
Sul fronte normativo qualcosa si muove. La misura prevista dal DDL Concorrenza introdotto nel Codice del consumo (articolo 15-bis) impone nuovi obblighi lungo la filiera. I produttori devono comunicare ai rivenditori la riduzione della quantità netta di un prodotto, i distributori e i dettaglianti (supermercati, negozi, e-commerce) devono informare i clienti con avvisi nel punto vendita o sui canali di vendita online, l’obbligo vale per tre mesi dalla messa in vendita del prodotto nella quantità ridotta.
La comunicazione standardizzata deve contenere le informazioni sulla variazione e la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla riduzione del contenuto. L’obbligo non si applica se la riduzione deriva da una riformulazione che aumenta la resa del prodotto o l’efficacia d’uso, lasciando invariato il valore d’uso complessivo per il consumatore.
Un iter travagliato
Le Camere avevano approvato il nuovo articolo 15-bis già alla fine del 2024, con entrata in vigore prevista per il 1° aprile 2025. La Commissione europea aveva però contestato all’Italia il mancato rispetto della procedura di notifica preventiva prevista dalla direttiva sulle regolamentazioni tecniche e aveva giudicato sproporzionato l’obbligo di una dicitura in etichetta per sei mesi. Il governo ha quindi rinviato l’entrata in vigore e modificato il testo: via la scritta sulle confezioni, sostituita dall’obbligo per i rivenditori di informare i clienti con cartelli nei punti vendita e sui siti di e-commerce.

Federconsumatori, che ha contribuito a migliorare la norma in sede di audizione e nel confronto con il Garante Prezzi, ritiene che l’avviso non debba limitarsi a segnalare la riduzione di quantità: dovrebbe rendere evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro, perché è lì che si nasconde il vero rincaro. L’associazione continuerà a vigilare per una piena trasparenza su prezzi e quantità.
Più dure le parole del Codacons, che definisce le misure “annacquate e poco incisive”, dopo la scomparsa dell’obbligo di indicare la riduzione in etichetta. Secondo l’associazione la shrinkflation riguarda un mercato, quello dei beni di largo consumo, che in Italia vale 120 miliardi di euro, e produce aumenti occulti in media tra il 10% e il 18%, con punte del 40%. Tra i beni più colpiti ci sono cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, bibite, ma anche detersivi, carta igienica, bagnoschiuma, shampoo e dentifricio.
Dopo la shrinkflation, il rischio skimpflation
Il Codacons segnala un altro pericolo: la skimpflation, cioè la riduzione della qualità delle materie prime o dei servizi senza abbassare i prezzi. Gli esempi citati: burro e olio d’oliva sostituiti da olio di palma o margarina, uova fresche rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere.



















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