Italia
L'indagine ANAS
Stili di guida e paradossi: ci diamo 8 alla guida ma bocciamo gli altri (5). Solo il 42% usa il cellulare correttamente
Italiani al volante nell’indagine di Anas. Monopattini bocciati dal 68,6% degli italiani mentre il 76,3% ammette che nei luoghi familiari si abbassa l’attenzione, ma solo il 31,6% dice di guidare con più prudenza. Giovani, motociclisti e guidatori di veicoli a noleggio: sono loro i meno disciplinati

COSENZA – Stili di guida e paradossi. Meno della metà degli automobilisti italiani usa il cellulare alla guida nel rispetto delle norme vigenti. È il dato più significativo emerso dalla quinta edizione della Ricerca ANAS sugli stili di guida, condotta da Global Research su un campione di oltre 4.000 persone e con più di 5.000 osservazioni dirette su 12 strade della rete ANAS compresa l’Autostrada A2 del mediterraneo. Un’indagine che fotografa con precisione statistica il divario profondo tra la percezione del rischio e il comportamento reale degli automobilisti italiani nel 2026.
Cosa fa davvero chi guida con il telefono in mano
Il 41,9% degli intervistati dichiara di utilizzare dispositivi a mani libere (assistente vocale o bluetooth), rispettando quindi la legge. Ma il 14,6% ammette di comporre il numero prima di attivare il vivavoce, un gesto apparentemente innocuo che distrae quanto digitare un messaggio, mentre l’8,9% guida direttamente con lo smartphone in mano. Un ulteriore 34,5% dichiara di non usarlo mai. Il profilo degli utenti più a rischio è preciso: guidatori di veicoli a noleggio, neopatentati e motociclisti.
Categorie che, non a caso, coincidono con i segmenti demografici che mostrano anche il minor tasso di adesione alle norme del Codice della Strada. “Il rischio non è solo l’imprevisto in un luogo ignoto, ma risiede nella falsa sicurezza della quotidianità.” — Prof. Marcello Chiodi, Presidente SIS

Il paradosso del guidatore italiano: bravo io, indisciplinati gli altri
Uno degli aspetti più rivelatori della ricerca riguarda la percezione di sé rispetto agli altri automobilisti. Gli italiani si autovalutano con un voto medio di 7,8 (in lieve calo rispetto al 7,9 del 2024), mentre giudicano i propri pari con una media attorno al 5. Il pericolo, nella mente del guidatore medio, è sempre generato da qualcun altro.
Il gap tra le due percezioni si è ridotto rispetto al 2024 (da 2,9 a 2,6 punti in media), ma rimane strutturalmente ampio. In particolare, sul rispetto dei limiti di velocità il guidatore si assegna 7,8 contro il 4,9 riconosciuto agli altri; sull’uso del cellulare, 7,8 contro 4,8. Un divario che il Professor Marcello Chiodi, Presidente della Società Italiana di Statistica, definisce “sintomatico”: chi percepisce il pericolo come generato dagli altri fatica a modificare i propri comportamenti.

Nuovo Codice della Strada: consenso alto, ma non tra chi rischia di più
L’86% degli intervistati approva le misure introdotte dal nuovo Codice della Strada: dalla revoca definitiva della patente per guida sotto l’effetto di stupefacenti in caso di reati gravi, fino alle pene fino a 7 anni per abbandono di animali. Un consenso ampio che tuttavia nasconde una frattura selettiva estremamente preoccupante.
Tra chi ha subito un incidente negli ultimi due anni (il 7,9% del campione), il tasso di approvazione scende al 76,9%, e il 90,8% di questi ammette di usare comunque il cellulare alla guida (contro il 65% del campione generale). L’incidente, invece di produrre un cambiamento comportamentale, sembra rafforzare una relazione conflittuale con la norma. Analogamente, i profili più esposti al rischio — giovani, motociclisti, utenti di veicoli a noleggio — sono anche quelli con il minor tasso di adesione alle regole.

Luoghi familiari e “illusione del controllo”: dove il rischio si nasconde
Il 76,3% degli intervistati riconosce che guidare in luoghi abituali riduce la prudenza. Ma solo il 31,6% ritiene di doversi concentrare di più in situazioni specifiche come maltempo o strade non familiari, mentre il 41,5% non è d’accordo. Emerge quello che i ricercatori definiscono il “paradosso della routine”: l’attenzione è massima in contesti percepiti come ostili (maltempo, luoghi ignoti, controlli), minima vicino a casa — proprio dove la familiarità abbassa le difese.
Monopattini: il mezzo più temuto dagli over 65
Solo il 31,4% degli italiani ritiene che i monopattini elettrici possano essere sicuri. La percezione di pericolosità varia marcatamente con l’età: i giovani tra 18 e 24 anni assegnano una quasi-sufficienza (5,5 su 10), mentre gli over 65 scendono a 3 su 10. Il 76,5% non li usa e non intende farlo. Per il 57,4% le norme vigenti sono troppo permissive, e il 55,1% attribuisce la pericolosità alle imprudenze dei conducenti.

I segnali positivi: cinture posteriori cresciute del 40% in tre anni
Non mancano i dati incoraggianti. L’uso delle cinture posteriori è salito al 64,7% contro il 44% del 2024, il 27,4% del 2023 e il 24,3% del 2022: una crescita di circa 40 punti percentuali in tre anni, risultato diretto delle campagne di sensibilizzazione. Migliorano anche il rispetto del divieto di sorpasso (14,3% di trasgressori nel 2025 contro il 15,9% del 2023) e l’uso corretto del cellulare, rilevato direttamente lungo le strade ANAS.
L’Amministratore Delegato di ANAS Claudio Andrea Gemme ha sottolineato come i risultati confermino che “investire in consapevolezza, formazione ed educazione stradale non è solo necessario, ma rappresenta una leva concreta per ridurre i rischi e salvare vite”, in linea con l’obiettivo europeo Vision Zero entro il 2050.

La metodologia dell’indagine
La campagna di indagine sulle strade ha visto la realizzazione di due diversi tipi di attività: interviste a un campione di oltre 4mila utenti lungo le strade e autostrade Anas; oltre 5mila osservazioni dirette dei comportamenti di guida lungo 12 strade.
Le osservazioni dirette sono state svolte lungo il RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle” in Piemonte; la statale 336 “Dell’Aeroporto della Malpensa” in Lombardia; la statale 14 “Della Venezia Giulia” tra Mestre e Portogruaro in Veneto; la statale 75 “Centrale Umbra” in Umbria; il Grande Raccordo Anulare di Roma; l’A2 “Autostrada del Mediterraneo” fra Salerno e Lagonegro e Castrovillari e Villa San Giovanni; la statale 1 “Aurelia” fra Roma e Grosseto; la statale 700 “Della Reggia di Caserta” in Campania; la strada statale 16 “Adriatica” tra Foggia e Monopoli; la A19 “Palermo Catania” e la statale 121 “Catanese” in Sicilia; la statale 131 “Carlo Felice” fra Cagliari e Sassari.

Giuseppina Anatriello, Responsabile Analisi Statistiche e Reputation Management ANAS
“Serve più consapevolezza alla guida per salvare vite”
La sicurezza stradale passa prima di tutto dai comportamenti individuali. È il messaggio emerso dalla quinta edizione della Ricerca Anas sugli Stili di Guida, presentata dalla società del Gruppo FS, che ha acceso i riflettori sull’importanza della formazione e della consapevolezza al volante. Secondo l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, i dati raccolti confermano come le scelte dei singoli automobilisti incidano direttamente sulla sicurezza collettiva. “I numeri della Ricerca Anas sugli Stili di Guida – ha dichiarato Gemme – sottolineano con chiarezza quanto il comportamento individuale al volante sia determinante per la sicurezza di tutti. I dati confermano che investire in consapevolezza, formazione ed educazione stradale non è solo necessario, ma rappresenta una leva concreta per ridurre i rischi e salvare vite”.
L’AD di Anas ha spiegato che l’impegno sulla sicurezza deve coinvolgere istituzioni, forze dell’ordine, imprese, associazioni e cittadini, in una strategia condivisa che punti non soltanto a infrastrutture e tecnologia, ma soprattutto a una nuova cultura della responsabilità alla guida.
“Promuovere una cultura della guida responsabile significa agire in modo strutturale, intervenendo non solo sulle infrastrutture e sulla tecnologia, ma soprattutto sulle persone”, ha aggiunto Gemme, ricordando inoltre l’obiettivo europeo della “Vision Zero”, il piano dell’Unione Europea che mira ad azzerare le vittime della strada entro il 2050. Accanto all’analisi dei dati, la ricerca offre anche una lettura sociologica dei comportamenti degli automobilisti italiani. A evidenziarlo è stato il presidente della Società Italiana di Statistica, Marcello Chiodi, che ha sottolineato come molti conducenti tendano a sovrastimare le proprie capacità minimizzando i rischi reali.
Si sottovalutano i rischi reali
“La ricerca presentata da Anas ha un impianto metodologico rigoroso – ha spiegato Chiodi –. Emerge con chiarezza che gli automobilisti tendono a sovrastimare le proprie abilità sottovalutando i rischi reali”. Secondo il presidente SIS, uno degli aspetti più significativi riguarda il divario tra l’autovalutazione e il giudizio sugli altri guidatori: gli italiani attribuiscono a sé stessi voti vicini all’8 nel rispetto delle regole stradali, mentre assegnano appena la sufficienza agli altri automobilisti.
“Il pericolo viene percepito come qualcosa causato dagli altri e ciò rende difficile modificare i comportamenti individuali”, ha osservato Chiodi, evidenziando anche il rischio legato all’eccessiva familiarità con i percorsi quotidiani. “La ricerca ci dice chiaramente che il rischio non è solo l’imprevisto in un luogo ignoto ma risiede nella falsa sicurezza della quotidianità”, ha concluso il presidente della SIS, sottolineando come i dati raccolti possano aiutare istituzioni e operatori del settore a costruire campagne di sensibilizzazione sempre più mirate ed efficaci.


















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