Ionio
LA FUGA PRIMA DELLE FIAMME
Strage di Amendolara, i braccianti nel minivan erano in 5. Uno è riuscito a scappare: «La benzina, poi le fiamme»
Taj Mohammad Alamyar è riuscito a uscire dall’abitacolo forzando la portiera e a mettersi in salvo mentre le fiamme divoravano l’auto con le quattro persone all’interno

AMENDOLARA (CS) – I braccianti pachistani chiusi nel minivan, ieri ad Amendolara, da due loro connazionali, erano cinque e non quattro. Uno di loro, infatti, è riuscito a scappare prima che l’auto prendesse fuoco e carbonizzasse i corpi degli altri che sono rimasti intrappolati nel veicolo, come mostrano le immagini di videosorveglianza delle stazione di rifornimento dove è avvenuto l’omicidio efferato.
Strage di Amendolara, Taj Mohammad Alamyar è riuscito a scappare
L’uomo, Taj Mohammad Alamyar, è riuscito a uscire dall’abitacolo forzando la portiera, mettendosi in salvo mentre le fiamme divoravano il minivan con le quattro persone all’interno.

Taj Mohammad Alamyar si trovava ieri a bordo dello stesso minivan che poi ha preso fuoco lungo il vecchio tracciato della statale 106 Jonica, insieme alle quattro vittime e ai due killer. I filmati delle telecamere di sorveglianza dell’area mostrano che a seguito di una lite, i due pachistani hanno cosparso di benzina l’abitacolo del mezzo e hanno bloccato con forza dall’esterno le portiere per non lasciare scampo ai lavoratori.
Taj Mohammad Alamyar è cittadino afghano e viveva insieme alle vittime a Villapiana, non lontano dal luogo dove si è consumata la strage. Afghane erano anche tre delle quattro vittime. Il bracciante ha raccontato che i killer hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire, ha forzato una delle portiere e si è messo in salvo prima che le fiamme avvolgessero completamente il minivan, ma sul corpo porta i segni delle ustioni.
L’agguato: la lite per il soldi per il trasporto e la richiesta del contratto
Non sono chiare, al momento, le motivazioni che hanno spinto i due a commettere un crimine così efferato. Secondo quanto emergerebbe dalle prime ricostruzioni, la lite sarebbe scoppiata in quanto i due che hanno agito chiedevano ai 5 soldi per il trasporto, denaro che le vittime non avrebbero voluto dare.
Non è escluso però che l’agguato potrebbe essere stato organizzato da coloro che potrebbero essere i caporali dei braccianti. Una trappola mortale messa in atto solo perché i lavoratori avrebbero provato a chiedere un contratto.

Il superstite della strage ha raccontato che i pachistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare senza che li pagassero: “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha detto.
Indagini in corso, due persone fermate
Non si fermano nel mentre le indagini della Procura di Castrovillari guidata da Alessandro D’Alessio, sulla strage. Sono due le persone extracomunitarie fermate. Dopo essere state sottoposte ad interrogatorio sono state fermate con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. Lo ha fatto sapere questa mattina il procuratore che ha specificato che ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani presso la Questura di Cosenza.


















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