Ionio
L'INCHIESTA
Strage di Amendolara, le indagini continuano: ancora tanti gli interrogativi da chiarire
Gli accertamenti degli inquirenti dopo il fermo dei due indagati si stanno concentrando su un duplice piano: capire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio ed il ruolo svolto dai due fermati. Oggi l’udienza di convalida del fermo

CASTROVILLARI (CS) – Continuano le indagini della Procura della Repubblica di Castrovillari, coordinata da Alessandro D’Alessio, sulla strage di Amendolara. Se, infatti, da un lato il cerchio sembra essere chiuso sui presunti autori materiali del piano diabolico messo in atto che ha carbonizzato i quattro braccianti nella stazione di rifornimento lungo il vecchio tracciato della statale jonica, dall’altro resta da chiarire il movente alla base dell’omicidio e non solo.
Sono, infatti, ancora tanti gli interrogativi da chiarire. Gli accertamenti degli inquirenti, infatti, si stanno concentrando su un duplice piano: capire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e anche il ruolo svolto dai due indagati.

Strage di Amendolara, i misteri che restano: oltre al movente anche i rapporti di lavoro
Secondo quanto emergerebbe dalle indagini, gli inquirenti sono al lavoro per verificare quali fossero i rapporti di lavoro tra le vittime e gli indagati ed se ci siano dei legami con le aziende di Scanzano, in provincia di Potenza, dove i quattro braccianti avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole, prima di arrivare sullo Jonio cosentino. Al vaglio anche la regolarità o meno dei rapporti lavorativi. Attenzionato, inoltre, il fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li “gestivano” o se pure i contatti erano diretti.
Gli investigatori stanno anche lavorando per capire quale sia stato il reale ruolo degli imputati, se veri e propri caporali, ed in questo caso è necessario investigare al servizio di chi, oppure se solo altri braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi.

Sembrerebbe, infatti, che il minivan all’interno del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno dei due fermati.
Oggi l’udienza, gli avvocati degli indagati: “Si avvarranno della facoltà di non rispondere”
Si avvarranno della facoltà di non rispondere i due indagati per l’omicidio di quattro braccianti bruciati vivi all’interno di un minivan ad Amendolara, nel corso dell’udienza di convalida del fermo disposto dalla Procura di Castrovillari, in corso di svolgimento. Lo ha specificato uno dei due legali che assistono i due pachistani fermati, l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena.
“Non conosciamo gli atti – ha detto il legale entrando in carcere -. Sicuramente i nostri assistiti si avverranno della facoltà di non rispondere”. L’altro difensore è l’avvocata Giulia Montilli.


















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