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Strage di Amendolara, i legali degli indagati sul movente: «Il caporalato non c’entra»

Ionio

LE RICHIESTE

Strage di Amendolara, i legali degli indagati sul movente: «Il caporalato non c’entra»

Incomprensioni molto cruente prima della strage di Amendolara. Questo è quanto dichiarato dai legali dei due cittadini pakistani attualmente in carcere

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amendolara-caporalato manifestazione 4 braccianti funerali waseem

AMENDOLARA (CS) – Fin dalle ore successive alla strage dei braccianti arsi vivi si è parlato di caporalato e di motivi legati alla sfera lavorativa. Non sarebbe questo, però, il movente che avrebbe spinto i due pakistani indagati a chiudere nel minivan i braccianti senza lasciare loro scampo.

Strage di braccianti ad Amendolara, le richieste dei legali

È quanto hanno proposto e chiesto al Tribunale del riesame di Catanzaro gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli che difendono Safeer Ahmed e Ali Raza che si trovano in carcere perché accusati dell’omicidio dei braccianti Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad bruciati vivi lo scorso primo giugno nella stazione di servizio di Amendolara.

Strage Amendolara 2

Un movente alternativo al caporalato, dunque, e la richiesta di un’attenuazione delle misure cautelari quanto richiesto dai legali nel corso dell’udienza. La Procura di Castrovillari ha chiesto la conferma della detenzione in carcere e delle aggravanti che, invece, la difesa ha contestato. I giudici si sono riservati la decisione che, probabilmente, sarà resa nota domani.

Fatti personali alla base del movente: le incomprensioni e la lite

“Nel corso dell’udienza – ha detto l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena – abbiamo fornito una diversa ricostruzione relativamente al movente, che non c’entra niente con i motivi di lavoro e con il caporalato. Il movente, per quanto abbiamo ricostruito nelle nostre indagini difensive, non riguarda motivi lavorativi o sfruttamento del lavoro, ma fatti personali tra di loro. Incomprensioni molto cruente tra gli indagati e le vittime. Fatti molto cruenti per i quali – ha sottolineato l’avvocato – avevano litigato la mattina, lanciandosi pietre e bottiglie. Insomma c’è stato un alterco molto violento. Anche dalle persone che abbiamo intervistato sul posto, dagli elementi che abbiamo raccolto nelle indagini difensive, abbiamo ricostruito un una diversa motivazione dei fatti“.

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